Medio Oriente, la coalizione Usa anti-Houthi e la crisi commerciale nel Mar Rosso

Thomas Brambilla
20/12/2023

Dopo i ripetuti attacchi dei ribelli yemeniti appoggiati da Teheran, Washington ha lanciato la missione Prosperity Guardian per proteggere lo stretto di Bab el-Mandab da dove passa il 10 per cento del traffico internazionale. Molte compagnie hanno cambiato rotta con pesanti ricadute sui tempi di consegna e sui prezzi. Mentre Cina e Russia si tengono fuori dai giochi. Lo scenario.

Medio Oriente, la coalizione Usa anti-Houthi e la crisi commerciale nel Mar Rosso

Era un’operazione annunciata da giorni ma che si è concretizzata solamente nella serata del 18 dicembre quando, dopo una giornata caratterizzata da attacchi contro navi commerciali da parte delle milizie Houthi nel Mar Rosso, che hanno fatto lievitare in poche ore il prezzo del greggio di oltre il 3 per cento e costretto numerose imbarcazioni a non transitare dallo stretto di Bab el-Mandab per ragioni di sicurezza, il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin ha ufficialmente annunciato l’avvio della missione Prosperity Guardian, finalizzata a neutralizzare la minaccia militare del gruppo ribelle yemenita spalleggiato dall‘Iran e garantire il traffico commerciale nella regione.

Medio Oriente, la coalizione Usa anti-Houthi e la crisi commerciale nel Mar Rosso
Il segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin a Tel Aviv il 18 dicembre 2023 (Getty Images).

Gli attacchi houthi hanno portato il Mar Rosso al centro del conflitto in Medio Oriente

L’offensiva del gruppo militare yemenita sostenuto dall’Iran in chiave anti-saudita per il dominio nel golfo ha portato il Mar Rosso al centro della scena del conflitto in Medio Oriente scoppiato dopo l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre scorso. Gli attacchi, infatti, si sono intensificati con l’evolversi dell’operazione militare lanciata da Tel Aviv a Gaza. I miliziani dal canto loro hanno già fatto sapere che non si sentono minacciati dalla nuova operazione a guida Usa. «La coalizione formata dagli americani vuole proteggere Israele e militarizzare il mare senza alcuna giustificazione, ma non impedirà allo Yemen di continuare le sue legittime operazioni a sostegno di Gaza», ha dichiarato su X il loro portavoce Mohammed Abdel-Salam. Aggiungendo: «Chiunque cerchi di espandere il conflitto deve sopportare le conseguenze delle sue azioni».

Medio Oriente, la coalizione Usa anti-Houthi e la crisi commerciale nel Mar Rosso
Yemeniti manifestano per Gaza a Sana’a (Getty Images).

Nella coalizione a guida Usa c’è anche l’Italia

Oltre agli Stati Uniti, prenderanno parte alla missione altri nove Paesi: Regno Unito, Italia, che invierà nell’area la fregata europea multi missione Virgilio Fasan come confermato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, Spagna, Bahrain, Canada, Francia, Paesi Bassi, Norvegia e Seychelles. Si tratta principalmente di Stati dell’alleanza euro-atlantica, a esclusione di Bahrain e Seychelles. Secondo alcune indiscrezioni, gli Usa avrebbero inutilmente cercato di coinvolgere nella coalizione il maggior numero possibile di Paesi arabi, elemento che avrebbe spaccato ulteriormente il fronte filo-palestinese in nome degli interessi commerciali, ma a oggi fra questi compare solo il Bahrain, regno a netta maggioranza sciita, fortemente criticato in passato per i propri rapporti inclini al compromesso con lo Stato di Israele.

La priorità è la difesa delle rotte commerciali attraverso lo stretto di Bab el-Mandab

Al momento la priorità è la difesa delle rotte commerciali. Dal Mar Rosso transita infatti circa il 10 per cento del commercio mondiale proveniente dall’Asia – l’8 per cento del traffico di cereali e il 12 per cento di greggio – che garantisce l’approvvigionamento europeo. Ecco perché della coalizione fanno parte soprattutto Paesi del Vecchio continente. Gli attacchi nello stretto che separa lo Yemen dall’Africa orientale hanno già costretto decine di navi a cambiare rotta passando dal Capo di Buona Speranza, in Sud Africa. Un percorso che aggiunge circa 9 mila km al viaggio con conseguenti ritardi dai sei ai 14 giorni nella consegna delle merce e un aumento delle spese di trasporto per le compagnie di navigazione. Finora il Mar Rosso è off limits per il colosso italo-svizzero Mediterranean Shipping Company, la francese CMA CGM, la tedesca Hapag-Lloyd, la belga Euronav, il colosso petrolifero BP e la danese A.P Moller-Maersk – che rappresenta il 15 per cento del trasporto globale di container – la taiwanese Evergreen e Frontline, una delle più grandi compagnie di navi cisterna del mondo.

Medio Oriente, la coalizione Usa anti-Houthi e la crisi commerciale nel Mar Rosso
Ribelli houthi su un cargo nel Mar Rosso (Getty Images).

Il silenzio di Cina e Russia e l’attendismo di Arabia ed Emirati

È complicato prevedere lo sviluppo di questa operazione militare che entrerà nel vivo nei prossimi giorni. Molto dipenderà dai principali attori regionali, su tutti l’Iran, che con gli Houthi ha un rapporto strategico e di sostegno e non vede certo di buon occhio l’aumento della presenza militare ostile in una regione di interesse vitale. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per ora restano alla finestra vista la differenza di vedute circa la soluzione del conflitto yemenita. Riad nel 2015 aveva assunto un ruolo di protagonista nella coalizione araba anti-Houthi, dando sostegno al governo yemenita con pesanti bombardamenti sulle postazioni ribelli, mentre Abu Dhabi aveva prima sostenuto i separatisti del Southern Transitional Council e poi, nel 2019, si era sfilata dal conflitto, entrato oggi in uno stallo che vede gli Houthi controllare saldamente la parte occidentale del Paese con la capitale Sana’a, nonché quella maggiormente esposta allo stretto di Bab-el Mandab. Colpisce poi l’assenza di Russia e Cina, vicine all’Iran sia politicamente che militarmente. La prima, tramite il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, si è limitata ad affermare che non «prenderà parte all’operazione», una mossa alquanto prevedibile. In primis per il legame con Teheran, ma anche a causa dei rapporti estremamente deteriorati con la Nato e i partner occidentali in seguito alla crisi ucraina. Più articolato e complesso è invece il ruolo della Cina, solita mantenere una posizione neutrale nelle crisi internazionali per tutelare il proprio tornaconto economico. Visti gli importanti interessi commerciali nell’area delle compagnie di navigazione globale come Cosco e Oocl però, anche Pechino è inevitabilmente toccata dalla crisi. «Il prezzo della rotta nel Mediterraneo è in forte aumento. La tariffa di trasporto di inizio gennaio potrebbe raddoppiare rispetto a inizio dicembre», ha scritto il S outh China Morning Post. Senza contare che nell’ultimo mese la tariffa per la spedizione di un container di 40 piedi dalla Cina al Mediterraneo è aumentata del 70 per cento raggiungendo  i 2.414 dollari.