Meeting di Cl 2017, meno politica e più… Minniti: i temi

Redazione
19/08/2017

Il protagonista del Meeting 2017 di Comunione e liberazione rischia di essere Marco Minniti. Perché il ministro dell’Interno, come ha...

Meeting di Cl 2017, meno politica e più… Minniti: i temi

Il protagonista del Meeting 2017 di Comunione e liberazione rischia di essere Marco Minniti. Perché il ministro dell’Interno, come ha detto il presidente della Fondazione per la sussidiarietà Giorgio Vittadini al Corriere della sera, ha imposto un principio sul quale Cl non transige: «Sì all’accoglienza, sì alle regole».

APPLAUSI AL MODERATO GENTILONI. Forti applausi il movimento li riserverà anche al premier Paolo Gentiloni. Ma soltanto perché è l'icona di una politica impersonale, all’insegna del dialogo e dell’understatement, molto attenta ai problemi concreti. Tutto l'opposto della personalizzazione del potere incarnata negli ultimi anni prima da Silvio Berlusconi e poi da Matteo Renzi.

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Più che nelle precedenti edizioni, nel 2017 il Meeting (dal 20 al 26 agosto) per l’amicizia tra i popoli si apre all’insegna del low profile. Ma guai a parlare di antipolitica, non fosse altro perché i protagonisti, i ciellini, ancora oggi fanno l'impegno nella società civile la loro missione.

RIPORTARE CL ALLE SUE ORIGINI. L’obiettivo casomai – e l’hanno chiarito sia Vittadini sia Emilia Guarnieri, presidente della fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli – è riportare Cl alle sue origini: quando era soprattutto un movimento giovanile, capace di insinuarsi nella dialettica comunisti vs fascisti.

Sono passati meno quattro anni, anche se sembra un secolo, da quando Roberto Formigoni ha lasciato la guida della regione Lombardia, chiudendo una stagione nella quale un gruppo di ciellini, fondendo il loro futuro con quello del movimento, aveva deciso di conquistare l’Italia. E da quando Comunione e liberazione ha deciso di allontanarsi dalla politica politicante.

TEMI CENTRALI: LAVORO E FORMAZIONE. Certo, non sono mancate virate verso Angelino Alfano e Renzi, ma sono stati tentativi abortiti e che l’attuale leader Julián Carrón forse ha già dimenticato. Non è un caso allora che lo slogan della rassegna sia stato preso da uno scritto di Goethe: «Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo per possederlo» e che le tematiche centrali diventino il lavoro e la formazione.

Rispetto all’onda lunga degli Anni 80, Cl fa fatica a imporsi nelle università come un tempo, in un’epoca nella quale i giovani sono sempre meno interessati all’impegno in strutture organizzate e verticistiche.

TROPPO APPIATTITI SUL PAPA. Soprattutto a molti iscritti non piace l’appiattimento su papa Francesco, che nel 2016 in piazza San Pietro, davanti a 80 mila ciellini accorsi fin là per aver la sua benedizione, aveva tuonato di cercare «una visione di Chiesa non autoreferenziale, non “impresaria”, capace di stare anche dalla parte dei peccatori, di quelli che cadono e possono rialzarsi; una Chiesa in uscita verso le periferie, non barricata dietro una morale cristiana vissuta solo come contrapposizione estrema con il mondo».

LA CDO PERDE POSIZIONI. Parallelamente si acuisce la distanza da quello che un tempo era a tutti gli effetti il braccio economico di Cl e Cl stessa: la Compagnia delle opere. L’associazione d’imprese paga la concorrenza di tante piccole realtà analoghe, che offrono gli stessi servizi (certificazioni, agevolazioni bancarie) a condizioni ancora migliori. Con il risultato che la corsa della Cdo si è fermata nelle regioni dove era già forte, come Lombardia e Lazio.

In quest’ottica Carrón e i suoi guardano con un certo distacco anche ai giovani cavalli di razza nati intorno all’esperienza formigoniana, come il consigliere comunale a Milano Matteo Forte e l’europarlamentare Massimiliano Salini, da tempo rientrato nell’alveo berlusconiano, oppure ai potenti mandarini dell’amministrazione Maroni.

FORMIGONI GUARDA A PARISI. Intanto la sua vecchia classe politica si divide si barcamena tra il ritorno in voga dell'ex Cavaliere e le macerie del renzismo. Verso Forza Italia è già tornato da tempo Mario Mauro, Maurizio Lupi non sa se seguire Alfano qualora il ministro degli Esteri si alleasse con il Pd, mentre Roberto Formigoni guarda a Stefano Parisi e al suo Energie per l’Italia per provare a riunire quel mondo centrista senza dover baciare ancora una volta la pantofola del signore di Arcore.