Carbone e quel no al Tar del Lazio. In monopattino

Redazione

Carbone e quel no al Tar del Lazio. In monopattino

Il capo di gabinetto del Mef, abilissimo a schivare le rogne, ha rifiutato la presidenza del tribunale amministrativo. Sfrecciando sul mezzo a due ruote per i corridoi di via XX Settembre cercherà di evitare anche le polemiche per la manovra 2020.

11 Luglio 2019 10.04
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Luigi Carbone, detto amichevolmente “Carboncino” per via della sua non imponente corporatura, è un uomo appagato. E non fa nulla per nasconderlo. È finalmente arrivato a diventare capo di gabinetto del ministero dell’Economia, e in cuor suo si sente già nei panni di Vincenzo Fortunato, il mitico capo di gabinetto di Giulio Tremonti. Anzi, non fa mistero di sentirsi «l’Enzo Fortunato del Terzo millennio».

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IN MONOPATTINO PER I CORRIDOI DEL MINISTERO

Ha carta bianca dal ministro ma appena può si occupa anche di questioni che esulano le strette competenze del ministero. Ma, soprattutto, è abilissimo nello schivare ogni tipo di rogne. Fino al punto di rinunciare alla troppo impegnativa presidenza del Tar del Lazio. Era in corsa, ma ha fatto sapere che preferisce restare a via XX Settembre. Ed è così contento di essere al Mef che la manifestazione esteriore della sua felicità ha assunto le sembianze di un monopattino. Ora, è vero che il ministero dell’Economia è il secondo edificio più grande di Roma dopo la Basilica di San Pietro, e che “Carboncino” non è proprio un Arnold Schwarzenegger, ma è con assoluto stupore, accompagnato da una certa ironia, che i finanzieri di piantone al corridoio del ministro Tria lo hanno visto sfrecciare più di una volta su un monopattino. Ovviamente, sempre con il sorriso stampato in volto.

COME SCHIVARE LE GRANE PER LA MANOVRA 2020

Il mezzo gli tornerà utile per evitare le frecce avvelenate che da qui a breve gli pioveranno contro. L’elaborazione della manovra per il 2020 – sulla carta – dovrebbe avere un ammontare prossimo a quello di Amato del 1992. Finora, Biagio Mazzotta, ragioniere generale dello Stato, è riuscito a individuare soluzioni per ridurla. Ma, alla fine, i nodi verranno al pettine. E per quel momento Carbone ha già pronto il monopattino per allontanarsi dalle polemiche e lasciare a Mazzotta ogni responsabilità. Un caso esemplare, insomma, in cui il fine giustifica il mezzo.

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