Fabiana Giacomotti

E ora Meghan ribatte con l’aiuto dei media Usa

E ora Meghan ribatte con l’aiuto dei media Usa

03 Febbraio 2019 11.00
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Dovesse essere il titolo di un film di cassetta, si potrebbe titolare “Meghan fights back”: la vendetta di Meghan. Oppure: Meghan ribatte colpo su colpo. Magari “Royal pulp fiction”, visto che i colpi bassi e sanguinosi, in questa vicenda non mancano. Da qualche giorno – abbiamo iniziato ad interessarcene perché sempre più spesso ci chiedono commenti su Kate Middleton e Meghan Markle – ci pare che la duchessa del Sussex abbia deciso di riprendere il controllo delle informazioni che circolano su di lei, gestendole e indirizzandole come, forse, nelle ultime settimane non le era riuscito di fare. L’impressione è che stia lavorando di rilancio dagli Stati Uniti. Mentre la stampa inglese continua ad attaccarla, esibendo traccia delle sue spese in vestiario e riportando commenti maligni da parte di membri anonimi della servitù in merito al suo attivismo antelucano – quella americana, dopo la sparata sull’ipotesi di un divorzio sostenuto dalla stessa regina e dopo altre indiscrezioni sull'intenzione di Meghan Markle di affidare il/i neonati alla madre – nelle ultime ore sembra infatti essersi allineata in sua difesa. Il divorzio è dietro l'angolo? Tanto meglio.

STAFF E COMUNICAZIONE: VUOLE DECIDERE LEI

Il sito di retroscena politici e social americano The Daily Beast ha schierato il suo “windsorologo” di riferimento, Tom Sykes, in una spiritosissima difesa della moglie di Harry e, con una serie di nuove e intriganti informazioni sul suo stile di comunicazione, ha offerto una naturalissima chiave di lettura sulle sue presunte intemperanze e sugli abbandoni dello staff messo a sua disposizione dalla casa reale. Meghan ha fatto scappare un assistente dopo l’altro? Non li aveva scelti lei, dopotutto: qualche dirigente si farebbe imporre il proprio staff? Melissa Touabti, che pure prima di occuparsi di lei lavorava per un tipino dal carattere non facile come Robbie Williams, si è licenziata dopo sei mesi? Sì, ma Meghan è una donna di comunicazione lei stessa fin da quando aveva dieci anni e mise alle strette la Procter&Gamble per la pubblicità di un detersivo, potrà aver opinioni personali sulle strategie da adottare, o no?

La servitù racconta che si sveglia alle 5 del mattino e pretende di essere servita a quell’ora? Forse, anche, ma dopotutto è americana, e quante sono le inglesi che, una volta trasferite negli Usa, ne hanno adottato le abitudini, come per esempio quella di alzarsi all’alba, rispondere alle ultime mail della sera e praticare uno sport prima di dedicarsi al lavoro? (e qui possiamo rispondere noi: il direttore di Vogue America, Anna Wintour, che scende sul campo da tennis alle 6 del mattino e arriva in ufficio truccata e pettinata per le 8 e mezzo, spesso anche prima). In ogni caso, ci dice Sykes, la duchessa è abituata a uno stile di comunicazione più soft, meno diretto e netto di quello che, evidentemente, la Casa Reale si aspettava; infatti, starebbe sviluppando una propria rete di “informal influencer”, che immaginiamo significhi che si stia facendo un po’ di lobbying soft per i fatti suoi con persone che le piacciono e che possono modificare il messaggio trasmesso fino a oggi e che, forse, dove già essere rinnovato e adattato alla nuova realtà rispetto a quello di sei mesi fa.

NON DIMENTICHIAMOCI LA SUA DICHIARAZIONE D'INTENTI AL MATRIMONIO

Al di là di queste valutazioni spicciole, la grande verità è che ci siamo già dimenticati della Meghan che entrava in chiesa al braccio di se stessa, che schierava un pastore evangelista nero per l’omelia e un coro gospel per accompagnare le promesse. E’ incredibile come, in questi anni social, anche un posizionamento forte ed evidente come il suo necessiti di una revisione costante, di un fine tuning, come direbbero gli inglesi, di un aggiustamento a ogni rumorino sospetto. Il deragliamento arriva infatti, e ormai, all’improvviso: basta un niente e zac, ecco il cambio di direzione: dai picchi agli abissi della popolarità. La parabola di Meghan Markle, la donna che ha trasformato il proprio matrimonio in uno show mondiale sull’inclusione e che ora è nell’occhio del ciclone, può però insegnare qualcosa di utile a tutti noi. Primo: anche se non fate parte della famiglia Windsor, ma solo della vostra e del nucleo esteso del vostro ufficio e della vostra cerchia di amici, non date per certe mai le posizioni acquisite, soprattutto se postate immagini vostre e del vostro stile di vita ogni cinque minuti. Verrete criticate anche per una spolverata di tartufo sul risotto (sempre che il vostro obiettivo non sia di scatenare l’invidia della vostra cerchia di amici).

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MAI SOTTOVALUTARE I SEGNALI LANCIATI CON L'ABBIGLIAMENTO

Secondo: non sottovalutate mai i segnali che lanciate con il vostro abbigliamento o la vostra espressione facciale. Forse il mondo non sarà dichiaratamente spietato come Paolo Bonolis che domanda a una concorrente stravolta da ritocchi e botulino «e lei chi era?», ma lo pensa, e vi giudica di conseguenza. Terzo: se pensate di poter fare a meno del giudizio degli altri nella società dell’esposizione pubblica permanente vi siete sbagliati. Non ve la cavereste neanche se vi ritiraste a vivere su una colonna come un monaco stilita; anzi, avreste sotto folle di gente a fotografarvi e a lanciarvi la battuta: «aho’, se prende aria bbona?».

Dunque. A Meghan sono bastati sei mesi di gossip sulle sue spese di vestiario e le sue bizze, vere o presunte che siano, perché gli inglesi si dimenticassero di averne applaudito le scelte anticonvenzionali e l’impegno politico-sociale. Sei mesi perché i suoi presunti atteggiamenti “diva like” tramutassero i like di apprezzamento in qualcosa di molto simile a una shit storm di pollici versi. La signora ha certamente commesso qualche passo falso, ma ha alle spalle una storia lunga, e adulta, di indipendenza (cosa che Kate non ha, a meno di non voler considerare la lunga caccia all’erede del trono un impegno di lavoro ore-matrimoniale), oltre ad origini certamente molto basiche in quanto a maniere ed educazione formale.

LA LUNGA MARCIA DI UNA OUTSIDER

E’ entrata in una corte reale con maniere e modi che, per quanto raffinati nel corso degli anni e grazie al suo lavoro e alla sua intelligenza, sono pur sempre quelli di cui dà prova continuamente la sua imbarazzante famiglia. Si è sempre mantenuta lavorando e sui suoi introiti, e la sua fama, ha commisurato come ovvio il proprio budget di spesa. La maggior parte degli abiti e dei look che ha sfoggiato negli anni, come protagonista di Suits le erano stati certamente offerti in prestito o regalati. Ora, nella sua nuova posizione, deve per forza acquistarli: le stime dicono che spenda circa undici volte tanto la cognata. Troppo, senza dubbio. L’unico suggerimento che dovrebbero darle i suoi “informal influencer” è di imparare a fare un fine tuning anche del proprio guardaroba come l’abilissima Kate che, per quanto non avrà mai lo chic naturale della cognata e continuerà a indossare capi di McQueen facendoli apparire delle limited edition di Marks&Spencer, ha l’astuzia, e anche l’educazione, di indossare più volte lo stesso capo per non umiliare la gente che campa con 800 sterline al mese. Certe volte, può più, o peggio, un abito che costa come lo stipendio di un primario ospedaliero di dieci cori gospel.

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