Meloni e quella poltrona per Draghi in Ue, malumori in Fi per la latitanza di Fascina e gli altri spifferi della giornata

Luca Di Carmine
01/02/2024

Si mormora che la premier abbia messo il cappello sui 50 miliardi di aiuti a Kyiv con un obiettivo: vedere SuperMario commissario straordinario per la ricostruzione dell'Ucraina. Intanto in Forza Italia c'è chi si lamenta dell'assenza prolungata della finta sposa del Cav, che non intende lasciare il fortino di Arcore. Le pillole di L43.

Meloni e quella poltrona per Draghi in Ue, malumori in Fi per la latitanza di Fascina e gli altri spifferi della giornata

Alla fine Giorgia Meloni si è voluta intestare la decisione di dare, come Ue,  50 miliardi di euro all’Ucraina. Ovviamente la Russia si è messa subito a contestare la scelta, vista come una provocazione. Ma perché Meloni ha voluto a tutti i costi mettere la sua firma sopra a questa maxi spesa? Perché il suo sogno sarebbe quello di dare a Mario Draghi, suo predecessore a Palazzo Chigi, una mega poltrona europea. Non una di quelle già contemplate dalla burocrazia di Bruxelles, ma una nuova di zecca: commissario straordinario per la ricostruzione dell’Ucraina. I soldi sono tanti: 50 miliardi di fondi per l’assistenza nei prossimi quattro anni, suddivisi in 33 di prestiti e 17 a fondo perduto. L’impegno meloniano, dicono i suoi fedelissimi, avrebbe questo obiettivo: riportare Draghi al centro dell’attenzione europea con un ruolo di “ponte” con gli Stati Uniti, almeno fino a quando ci sarà Joe Biden alla Casa Bianca. E pare che la stessa formula ideata per aiutare Kyiv sia stata supervisionata dall’ex presidente della Bce.

Malumore a mille in Forza Italia per la latitanza di Marta Fascina chiusa nel suo ritiro di Arcore 

Cresce il malumore tra i parlamentari di Forza Italia (non i suoi fedelissimi ovviamente) per la latitanza di Marta Fascina, che dopo essere apparsa a Montecitorio lo scorso 8 novembre non si è più fatta vedere. Malumore che si ulteriormente acuito perché la finta e inconsolata sposa di Berlusconi ha disertato anche il recente raduno all’Eur dove si sono celebrati i 30 anni della fondazione del partito azzurro. Che fine ha fatto Fascina? Sta chiusa ad Arcore, che è diventata anche la sede della sua segreteria politica, quindi una sorta di zona franca per chi volesse intromettersi o addirittura cacciarla via per mano di chi vorrebbe rientrare in possesso della magione. All’Eur poi non c’è stata anche per non dover assistere alla temporanea (almeno fino al voto di giugno) incoronazione di Antonio Tajani a leader di Forza Italia. Lei e l’ex presidente del Parlamento europeo si sono sempre destati tanto che Fascina, sussurrano a mezza bocca alcuni notabili azzurri, va su tutte le furie anche solo a vedere una foto che lo ritrae insieme all’amato Cav.

Meloni e quella poltrona per Draghi in Ue, malumore in Fi per la latitanza di Fascina e gli altri spifferi della giornata
Marta Fascina e Paolo Barelli alla Camera (Imagoeconomica).

Sinner insieme con Santanchè? «Sembra di stare a Montecarlo»

La visita al Colosseo del campione di tennis Jannik Sinner ha regalato dei momenti di straordinaria ilarità. Quando il sudtirolese si è trovato accanto la ministra del Turismo Daniela Santanchè la battuta dei presenti è stata automatica: «Sembra di stare a Montecarlo». Arricchita dall’inevitabile «manca solo Flavio Briatore e poi si va tutti a giocare al casinò». Alla fine la giornata non poteva che offrire un’abbuffata tipicamente romana, alla Taverna Trilussa, grazie a un tripudio di primi piatti. Con tanto di foto per i fan (ma non aveva detto che odia i social?), che non mancano mai. E oggi è andato al Quirinale da Sergio Mattarella.

 

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Se Giuliano Amato incontra Padre Benanti

Audace colpo di Giuliano Amato, giovedì pomeriggio a Roma. Nella libreria Feltrinelli di via Appia Nuova, a debita distanza dal centro storico occupato dai palazzi della politica, l’ex presidente del Consiglio (e molto altro ancora) ha incontrato padre Paolo Benanti. Che poi è il presbitero e teologo del Terzo ordine regolare di San Francesco che insegna alla Pontificia Università Gregoriana e presso l’Università di Seattle, consigliere di Papa Francesco sui temi dell‘intelligenza artificiale e dell’etica della tecnologia. Ed è quello che ha preso la poltrona del dottor Sottile, la presidenza di quella commissione che deve occuparsi di algoritmi e Ia. L’occasione è nata dalla presentazione del libro Guarire la democrazia. Per un nuovo paradigma politico ed economico di Leonardo Becchetti.

Padre Paolo Benanti
Padre Paolo Benanti (Imagoeconomica).

Zaia pronto per le Europee?

Dite a Maurizio Crozza che giovedì sera a Roma il presidente della Regione Veneto presenterà il suo nuovo libro, dal titolo improbabile, Fa’ presto vai piano. La vita è un viaggio passo a passo. Con lui ci sarà Lucia Annunziata, già presidente della Rai. Chissà se Zaia annuncerà che è pronto per le prossime Europee con la Lega o se invece opterà l’anno per succedere al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, anche lui in scadenza nel 2025.

L'affondamento della legge sul fine vita in Veneto e la solita dissociazione del Pd
Il governatore del Veneto, Luca Zaia (Imagoeconomica).

Francesco Profumo con Schlein ricorda Luigi Berlinguer

Avvisate Giovanbattista Fazzolari, il fedelissimo di Giorgia Meloni! Giovedì pomeriggio nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, in via di Campo Marzio, viene ricordato Luigi Berlinguer, che fu potentissimo all’Università degli Studi di Siena, quindi ministro della Pubblica istruzione e poi dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica dal 1996 al 1998. E chi c’è all’eventol? La segretaria del Pd Elly Schlein e il banchiere Francesco Profumo. Per non parlare di Paolo Fresu, Vannino Chiti, Guido Melis, Mauro Palma, Maria Chiara Carrozza, Valeria Fedeli e molti altri. E si poteva dimenticare la passione per il mare dello scomparso ministro? Così ecco la proiezione di Luigi Berlinguer. Una vita di bolina. In quel di Stintino, appena poteva, Luigi andava in giro in barca. Ma a proposito Francesco Profumo, qual è il legame con la famiglia Berlinguer? Vi dice niente il cognome Siglienti? L’indimenticato Sergio Siglienti è stato dal 1990 al 1994 presidente della Comit, la Banca Commerciale Italiana: era figlio di Ines Berlinguer, ricordata a Sassari come «la zia di Enrico». E si sa, la Sardegna è una grande famiglia. Sulla fusione con Banca Intesa, Siglienti scrisse un libro molto polemico, intitolato Comit, una privatizzazione molto privata. Profumo lo avrà letto, senz’altro…