La conferenza stampa di Giorgia Meloni: le risposte della premier ai giornalisti

La premier ha risposto alle domande della stampa nella nuova aula dei gruppi della Camera. Tanti i temi affrontati su migranti, economia e guerra in Medio Oriente. Sulla sua candidatura alle europee: «Deciderò con gli altri leader della maggioranza». Su Degni: «Grave che un magistrato della Corte dei Conti speri nell'esercizio provvisorio». E su Pozzolo: «Ho chiesto che sia sospeso da FdI».

La conferenza stampa di Giorgia Meloni: le risposte della premier ai giornalisti

Nella nuova aula dei gruppi della Camera si è svolta la conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dalla Stampa parlamentare. L’appuntamento era stato più volte rimandato, prima il 21 dicembre e poi il 28 dello stesso mese a causa di problemi di salute della premier, degli otoliti che l’avevano costretta al riposo. «Mi devo scusare per aver rinviato due volte per ragioni di salute», ha esordito Meloni, «mi spiace che questo abbia generato delle polemiche, ma non c’era alcun intendimento di scappare da domande dei giornalisti». Tanti i temi affrontati davanti alla stampa, dall’economia all’immigrazione fino ai temi più caldi degli ultimi giorni, tra cui i casi Degni e Pozzolo.

Elezioni Europee: il no al sostegno di una maggioranza Ursula

In vista delle elezioni Europee del 2024, la presidente del Consiglio è stata chiamata a spiegare quale sarà il collocamento del suo partito in Europa e se, tra le varie opzioni, potrebbe esserci una sua candidatura personale e il sostegno a una maggioranza Ursula. «È una decisione che non ho ancora preso», ha detto la premier. «Per me niente conta di più che avere il consenso dei cittadini. Penso che una mia eventuale candidatura potrebbe portare altri leader a fare la stessa scelta nell’opposizione: sarebbe un test democratico interessante. Devo capire se una mia eventuale candidatura personale toglierebbe tempo al mio ruolo da premier. È una decisione da prendere insieme agli altri leader della maggioranza. Per quanto riguarda la maggioranza Ursula: io lavoro per costruire una maggioranza alternativa».

«Il Mes è obsoleto, la mancata ratifica può essere un’occasione per trasformarlo»

Un altro tema molto caldo su cui la presidente del Consiglio è stata chiamata a dire la sua è la mancata ratifica del Mes da parte dell’Italia e su come questa scelta possa avere impattato sulle modifiche del Patto di Stabilità chiesto dall’esecutivo italiano in Europa. «Non credo che la mancata ratifica del Mes vada letta in relazione ai risultati del Patto di Stabilità: io sono soddisfatta a condizioni date del Patto. Chiaramente non è quello che avrei fatto io. Il governo nella ratifica del Mes si è rimesso all’Aula. E la ratifica è stata bocciata perché non c’è mai stata la maggioranza in Parlamento. Perché l’ex governo Conte ha sottoscritto la modifica quando sapeva che non c’era una maggioranza per ratificarlo? Penso sia stato un errore. Per quanto riguarda il merito: il Mes dal mio punto di vista è obsoleto. Penso che lo abbia dimostrato anche la reazione dei mercati dopo la mancata ratifica. Forse questa può essere un’occasione per trasformare lo strumento per essere più efficace di quello che è oggi. Sul tema dell’isolamento penso che dovremmo essere più consapevoli del nostro ruolo. Non è che l’Italia ha prerogative diverse dalle altre Nazioni. Per nessun altro si dice che la pagherà. E nessuno lo dice in Europa».

Su Marcello Degni: «Grave che un magistrato della Corte dei Conti speri nell’esercizio provvisorio»

«Non spetta a me dire cosa potrebbe accadere», ha risposto la presidente del Consiglio a una domanda inerente il criticato post su X di Marcello Degni, consigliere della Corte dei Conti che si è rammaricato per l’atteggiamento troppo accomodante tenuto dai partiti di opposizione in Parlamento nel processo di approvazione della Legge di bilancio. «Considero grave che un magistrato della Corte dei Conti speri che l’Italia vada in esercizio provvisorio», ha aggiunto Meloni, «Ma la cosa più grave è la sfrontatezza con cui questo giudice ritiene che sia normale farlo. Mi ha colpito molto che a sinistra non ci sia stato nessuno a dire qualcosa. Ho da chiedere alla sinistra se sia normale che persone da loro nominate per incarichi super partes si atteggino da militanti politici. Mi attendo risposta da Schlein».

Il magistrato della Corte dei conti Marcello Degni (Imagoeconomica).
Il magistrato della Corte dei conti Marcello Degni (Imagoeconomica).

L’immigrazione e il nuovo patto Ue

Per la presidente del Consiglio il nuovo «Patto di migrazione e asilo Ue» presenta delle «regole migliori delle precedenti». «È vero che c’è il tema di riprendere i ‘dublinanti’ ma c’è un meccanismo serio che impegna gli altri Paesi alle redistribuzioni. I nostri hotspot erano pieni e noi abbiamo bloccato la possibilità di prendere persone che avevano passato il confine mentre gli altri paesi avevano bloccato la possibilità di redistribuire, ora per noi c’è un meccanismo di garanzia. Ma quel patto non è la soluzione non risolveremo i problemi dei migranti se pensiamo di gestirli solo quando arrivano. Sul Piano Mattei: quello che va fatto in Africa non è carità ma rapporti di cooperazione strategici non predatori, difendere il diritto di non dover emigrare prima di quello di emigrare. E questo va fatto con investimenti strategici, come quelli sulla produzione di energia pulita. Ci sono progetti specifici ma non li voglio dire prima di presentarli ufficialmente».

Ddl Concorrenza, l’appunto di Mattarella «non rimarrà inascoltato»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pur avendo ratificato il ddl Concorrenza, aveva nei giorni scorsi sottolineato dei profili di contrasto dello stesso con il diritto europeo relativo alla proroga automatica delle concessioni. Sul tema Meloni ha assicurato che l’appello del Capo dello Stato «non rimarrà inascoltato». «Valuterò con gli altri partiti di maggioranza e con i ministri. Per quanto riguarda i balneari, il governo per la prima volta ha iniziato un lavoro mai fatto prima con la mappatura, per verificare il principio della scarsità del bene, richiesto per applicare la Bolkenstein. Curiosamente in tutti gli anni nessuno ha ritenuto di farlo. Noi abbiamo proceduto celermente, ora l’obiettivo è una norma di riordino che consenta di intervenire sull’attuale giungla, in un confronto con la Commissione europea e con gli operatori, per evitare l’infrazione e per dare certezza della norma che consenta di superare le difficoltà per gli operatori e gli Enti locali».

Mattarella firma il ddl concorrenza ma invia rilievi al governo
Sergio Mattarella (Ansa).

Il premierato e il ruolo del presidente della Repubblica

Un tema molto discusso nell’anno appena concluso sono state anche le riforme costituzionali che il governo intende attuare, si legga premierato. La misura limiterebbe, secondo diverse letture, i poteri del presidente della Repubblica, tesi però smentita da Meloni: «Non tocchiamo il ruolo del presidente della Repubblica perché è giusto così». «Non vedo in cosa l’elezione diretta del capo del governo voglia dire togliere poteri al capo dello Stato», ha aggiunto, «secondo me si crea un equilibrio che rafforza la stabilità dei governi e oggettivamente in Italia abbiamo avuto un problema di stabilità dei governi. Noi abbiamo pagato la nostra instabilità in tema di credibilità internazionale e in tema di visione e strategia. Consentire ai cittadini da chi farsi governare e consentire a chi viene scelto di rimanere per 5 anni è democrazia, ed è la cosa più bella del mondo. È una riforma di cui vado fiera. Poi c’è la riforma dell’autonomia. Non credo tra sperequazioni tra Nord e Sud. L’autonomia stabilisce il principio per cui chi gestisce bene le sue competenze e risorse lo Stato può valutare di darti altre competenze da gestire. Penso possa essere un volano anche per il Mezzogiorno, la responsabilizzazione della classe dirigente».

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa (X).

I provvedimenti contro Pozzolo

Una delle domande più attese era quella relativa al caso Pozzolo, il deputato di Fratelli d’Italia che a Capodanno ha ferito accidentalmente con la sua pistola regolarmente detenuta uno dei partecipanti al veglione. Quali saranno i provvedimenti presi nei confronti del deputato? Per Meloni, e per la legge sulle armi, «chiunque detenga un’arma ha il dovere morale di custodirla con responsabilità. Per questo c’è un problema con quello che è accaduto, anche se vedremo quale sarà la dinamica della vicenda». Poi i provvedimenti: «Io ho chiesto che Pozzolo venga deferito alla commissione dei probiviri di FdI indipendentemente dal lavoro che fa l’autorità competente e che nelle more del giudizio sia sospeso da FdI».

Cosa rischia Emanuele Pozzolo dopo lo sparo di Capodanno. Tutto dipende dall'eventuale denuncia della persona ferita.
Emanuele Pozzolo (Imagoeconomica).

Il caso Anas Verdini e il ruolo dell’alleato Matteo Salvini

Sulla questione Anas che vede coinvolto il “cognato” del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, Tommaso Verdini, la presidente del Consiglio ha fortemente criticato l’atteggiamento di alcuni giornali che le avrebbero attribuito delle dichiarazioni mai pronunciate: «Ho trovato virgolettati che non ho mai fatto, neanche in privato. È una tendenza che ho incontrato più volte». E poi, sulla posizione di Matteo Salvini che, secondo le opposizioni, dovrebbe intervenire sulla vicenda in Parlamento: «Non ritengo comunque che Salvini debba riferire in Aula su questa materia, non è stato chiamato in causa nei documenti che ho letto. La questione non va strumentalizzata in chiave politica: l’unica tessera che ha avuto Tommaso Verdini era quella del Pd ma nessuno di noi ha detto che il Pd era coinvolto».

I giornalisti nella nuova aula dei gruppi della Camera
I giornalisti nella nuova aula dei gruppi della Camera (X).

La Rai e le accuse di aver creato Tele-Meloni

Secondo le opposizioni e chi critica il governo, l’esecutivo Meloni avrebbe distrutto la Rai con l’intento di creare una tivù di Stato che potesse essere il più vicina possibile alle idee e le politiche di Palazzo Chigi. «Non mi pare che venissimo da una straordinaria età dell’oro», ha detto Meloni sul tema. «L’azienda ha avuto e ha i suoi problemi, penso che molto si possa fare per migliorare il servizio pubblico e limitare sprechi fatti in passato. Sono soddisfatta del percorso per ridurre il pesante indebitamento derivato dalle gestioni precedenti. Ho sentito polemiche sul calo degli ascolti. Ma la Rai fa servizio pubblico, se prendiamo solo questo parametro forse perdiamo il senso di cosa dovrebbe fare la Rai». E poi sull’accusa di aver creato Tele-Meloni: «Ho letto le accuse di ‘regime’. Io sono stata all’opposizione per buona parte della mia vita e quando ero all’opposizione FdI era l’unico partito che non era in Rai. E non ci sono state accuse. Francamente una sinistra che in passato con il 18 per cento dei consensi esprimeva il 70 per cento di posizioni in Rai.. facciamo un lavoro di riequilibrio. Non si possono sempre usare due pesi e due misure. Ho visto richieste di dimissioni per un giornalista Rai che era ad Atreju. Io sono stata criticata una vita e nessuno ha mai chiesto le dimissioni. Stabiliamo una regola allora: i giornalisti Rai possono parlare di politica o non possono farlo?».

«Mario Draghi alla Commissione Ue? Impossibile dirlo oggi»

«Credo che sia impossibile dire oggi chi potrebbe guidare la Commissione europea», ha detto Meloni rispondendo alla domanda di chi le ha chiesto un parere sulla possibilità che a presiedere l’organo europeo possa essere l’ex presidente del Consiglio italiano e presidente della Bce Mario Draghi. «Ha detto che non è disponibile. Io sono stata fiera oppositrice di Mario Draghi ma ho condiviso ad esempio la sua politica estera e il nostro passaggio di consegne è stato improntato alla lealtà. Il vero tema ora è che cosa debba fare la prossima Commissione: deve essere più efficace nelle crisi, avere più sovranità strategica, essere più ferma nella difesa dei propri confini, più capace ad armonizzare il tema della sostenibilità ambientale con l’economia».

Il no al rimpasto dopo le elezioni Europee 

In vista delle elezioni Europee 2024, un tema molto importante riguarda le candidature, sulle quali per la presidente del Consiglio ammette di non aver messo mano, escludendo anche l’ipotesi che possa verificarsi un rimpasto del governo dopo le urne. «Per quanto riguarda i ministri, non auspico e non voglio un rimpasto. Sono contenta della mia squadra. Quello che faranno i vari partiti lo valuteremo caso per caso. Per ora abbiamo solo parlato dell’ipotesi di candidare i tre leader della maggioranza».

La battuta su Vannacci

Sempre in tema di elezioni 2024, alla premier è stato anche chiesto dell’intenzione di candidare il generale Vannacci a Bruxelles e se avesse letto il suo tanto criticato libro. Dopo un sospiro, Meloni ha risposto così: «Non ho letto il libro. Se penso di vivere in un “mondo al contrario” (il titolo del volume di Vannacci, ndr)? Sì, a volte lo penso».

La senatrice di FdI Mennuni «L'aspirazione delle nostre figlie deve essere quella di diventare mamme»
Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia (Imagoeconomica).

Sul caso Mennuni: «Non condivido che un traguardo debba toglierne un altro»

«L’aspirazione delle nostre figlie deve essere quella di diventare mamme», aveva detto nei giorni scorsi la senatrice di Fratelli d’Italia, Lavinia Mennuni, attirando una serie di polemiche e critiche. Meloni, interrogata sulla vicenda, ha detto: «Non so se aspirazione è la parola giusta. Però io posso dire questo: sono la premier e sono una delle donne più affermate d’Italia. Se mi chiedessero cosa scegliere tra la presidenza e mia figlia Ginevra non avrei dubbi. Se il concetto è questo condivido. Non condivido che un traguardo debba toglierne un altro. Il messaggio che va dato è che non c’è bisogno di fare rinunce. Noi dobbiamo costruire gli strumenti per favorirlo. Per questo ci siamo occupati prevalentemente delle madri lavoratrici. Voglio smontare il racconto che se metti al mondo un figlio ti precludi delle possibilità. La maternità non è nemica di altre possibilità».

«Su Ferragni sinistra indignata manco fosse Che Guevara»

Infine la chiosa sul caso Ferragni: «Sul suo ritorno sui social non ho nulla da dire, figuriamoci… quello che mi ha colpito è stata la reazione della sinistra. Credevo fosse un valore da condividere il fatto che ha più valore chi produce un pandoro che chi lo promuove, invece se la sono presi, sembrava che avessi attaccato Che Guevara». Il riferimento è alle sue parole pronunciate dal palco di Atreju dopo la notizia della multa dell’Antitrust all’imprenditrice digitale.