La metamorfosi di Meloni costretta a incattivirsi tra Europee e rivalità interne

David Allegranti
15/12/2023

PIGIAMA PALAZZI. Con fallaciano orgoglio Giorgia è uscita allo scoperto: in una settimana se l'è presa prima con Draghi, poi con Conte sul Mes. D'altronde l'alleato-avversario Salvini da tempo ha gettato la maschera dello statista cercando di riprendersi la scena. Un'evoluzione o involuzione che durerà fino a giugno. Quando si saprà chi sono i nuovi campioni a Bruxelles.

La metamorfosi di Meloni costretta a incattivirsi tra Europee e rivalità interne

È insomma costretta a incrudelirsi, Giorgia Meloni, che fin qui s’è dovuta difendere solo da se stessa (e già era abbastanza, con tutta quella famiglia così ingombrante ma al contempo unica vera risorsa di protezione politica, insomma una autentica Compagnia dell’Anello). Persino con Mario Draghi se l’è presa questa settimana, dandogli del photo-opportunista, proprio nei giorni in cui i retroscena politici consegnavano al pubblico in ascolto una suggestione: il ritorno di Draghi in politica, nientemeno che a capo della Commissione Europea. Il ruolo di presidente del Consiglio le ha imposto un certo aplomb, adesso cancellato dalle cenciate a Giuseppe Conte sul Mes e sui “superbuffi” del superbonus; con un certo gusto e una certa rabbia, e persino con un certo fallaciano orgoglio, Meloni è uscita allo scoperto, in campo aperto. D’altronde, i suoi alleati-avversari è già da tempo che hanno gettato la maschera degli statisti, si fa per dire, per rimettersi quella degli sfascisti (ma sempre di maschere si tratta). Come ci dimostra quotidianamente Matteo Salvini, che ha appena riunito gli euro-sovranisti nella speranza di trovare qualcuno che ancora lo potesse chiamare “Capitano”.

La metamorfosi di Meloni costretta a incattivirsi tra Europee e rivalità interne
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Con le Europee all’orizzonte anche Meloni è stata costretta a mettersi lo scolapasta in testa

Ma le elezioni europee arrivano per tutti, anche per Meloni che è pur sempre il capo del primo partito italiano, e che cerca da tempo di dare vita, ancora con incerti risultati, a qualcosa che non è mai esistito in Italia, cioè un autentico partito conservatore. Solo che, per dirla con Leo Longanesi, qua non c’è più nulla da conservare. E per resistere al logorio della politica moderna, Meloni s’è dunque dovuta mettere lo scolapasta in testa. Prima di lei, erano stati i suoi a prepararsi per la pugna, con il solito incedere che trasuda complottismi fin da quando esiste Fratelli d’Italia. Per dire, Guido Crosetto, ministro della Difesa, giorni fa denunciava non meglio precisati piani segreti di correnti della magistratura ai danni del governo. Anche di quella vibrante presa di posizione non si sa più nulla, sarà che in politica è facile spararla grossa senza conseguenze di alcun tipo. Le spiegazioni non sono richieste, è sempre tutto un grosso equivoco pasoliniano di chi dice di sapere (e forse non sa).

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Guido Crosetto (Imagoeconomica).

In questo premierato ombra, la presidente non può lasciare la ribalta ai vari ministri o a Salvini e Tajani 

In questa roboante confusione, in cui il voto sul Mes slitta di almeno una settimana perché c’è Atreju e quindi bisogna andare a omaggiare Elon Musk, e in cui la Corte Costituzionale di Tirana accoglie due ricorsi presentati dalle opposizioni albanesi all’accordo fra Italia e Albania riguardante i migranti in attesa di espulsione, sospendendo quindi le procedure parlamentari per la ratifica del patto, ecco in questa sontuosa confusione non sembra esserci spazio per il governo per fare effettivamente quello che ha promesso di fare (nemmeno sui migranti). Sicché a Meloni non rimane altro che acconciarsi come Mourinho e accentrare su di sé l’attenzione mediatica quando troppi ministri sbrodolano con interviste e dichiarazioni; così come non può più lasciare agli altri leader, Matteo Salvini & Antonio Tajani, il centro della polemica, non fosse altro perché il rischio è che quelli si prendano delle libertà non garantite da questo premierato ombra, da questo premierato in pectore in cui il parlamento è già scavalcato dalla decretazione d’urgenza.

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Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Mentre FdI cercava di togliersi la patina del post-fascismo, l’euro destra diventava feroce

L’evoluzione, o involuzione, dipende dai punti di vista, di Giorgia Meloni, proseguirà almeno fino al giugno dell’anno prossimo, quando si saprà chi sono i nuovi campioni d’Europa. I sovranisti puntano a diventare il terzo gruppo all’Europarlamento, ma soprattutto i partiti che lo compongono puntano ad arrivare dove non sono, con l’eccezione di Salvini: al governo. A differenza di Meloni, tuttavia, che ha passato gli ultimi anni a romanizzarsi, a istituzionalizzarsi, a togliersi di dosso la patina del post-fascismo, l’euro-destra ha compiuto il percorso inverso, diventando sempre più feroce. Ora la presidente del Consiglio dovrà accettare un compromesso: il cattivismo può essere una risorsa per fronteggiare Conte e Salvini (con Schlein non ce n’è bisogno, è ormai politicamente innocua).