Mercati appesi a Steve

Vita Lo Russo
19/01/2011

Come la salute di Jobs influirà sull'andamento delle azioni Apple.

Mercati appesi a Steve

Con la crisi dei consumi ci si attendeva un Natale dimesso. Eppure di fronte al fascino della Mela morsicata, molti hanno ceduto. Nell’ultimo trimestre del 2010 Apple ha venduto 16 milioni di di iPhone, 7 milioni di iPad, 20 milioni di iPod. In totale quattro milioni di pezzi in più di quelli previsti dalla società di Cupertino.
Come se non bastasse, il negozio virtuale di musica iTunes ha totalizzato 1,1 miliardi di dollari di fatturato, e persino le vendite dei Mac sono volate del 23%. Cifre da record: i profitti sono saliti rispetto all’anno precedente del 78%, il fatturato del 71%, i margini si sono attestati al 38%, che vuol dire, in valore assoluto, 6 miliardi di dollari.
MERCATI INCERTI. Con la presentazione di questi numeri Tim Cook (leggi il profilo del sostituto di Jobs alla guida della Apple) lo scorso 18 gennaio ha dato inizio al suo mandato. Risultati abbastanza solidi da far dimenticare, almeno per il momento, i problemi di salute di Steve Jobs che il giorno precedente aveva informato i suoi dipendenti di volersi prendere un nuovo periodo di pausa.
La trimestrale di Apple è servita anche a calmare i mercati finanziari. Nelle contrattazioni a Wall Street il titolo è ripreso a salire ( +1,25%) recuperando parte delle perdite subìte dopo l’annuncio (-2,25%).

Una Mela che vale 83 miliardi di dollari

Una tendenza, quella della finanza, che sembra confermare le chiacchiere degli analisti e cioè che nel breve-medio periodo l’azienda non soffrirà la mancanza del poliedrico e visionario Steve.
«In questa storia non ci sono rischi operativi immediati ma solo rischi percepiti per il lungo periodo», ha spiegato a Lettera43.it Richards Windsor, analista di Apple per banca Nomura da Londra. «Il valore del capitale e l’andamento delle vendite dei prodotti non subiranno variazioni rilevanti». Questo andamento», ha aggiunto, «proseguirà sulla roadmap tracciata chiaramente da Jobs per i prossimi due o tre anni. Il mercato non si aspetta grandi sorprese in tal senso». Anche perché, ha sottolineato l’analista, è consapevole che l’uomo di Cupertino ha costruito attorno a sé una squadra di professionisti talentuosi in grado di funzionare alla perfezione anche senza di lui.
LA FORZA DELLA MELA. L’incognita riguarda il brand. La Mela morsicata, un simbolo che Jobs ha scippato alla casa discografica dei Beatles dopo una lunga e complessa vicenda giudiziaria, secondo il report annuale BrandZ Top 100 redatto dai ricercatori del gruppo Millward Brown Optimor, vale 83 miliardi di dollari.
È il più importante dopo Google e Ibm, e sta davanti a Coca Cola, Microsoft. Il suo valore non è determinato solo dall’efficienza del Mac, dal design dell’iPhone, o dall’innovazione dell’iPad.
Dietro a questi oggetti di culto si cela anche il carisma di un uomo che da giovane guadagnava «soldi riportando al venditore i vuoti della Coca Cola», che agli studi tradizionali ha preferito quelli di calligrafia, che si è costruito il primo personal computer nel garage di casa dei suoi, e che fu tradito dai suoi primi collaboratori che lo licenziarono da Apple, la sua creatura.
Un teorico della vita vissuta secondo il motto stay foolish, stay hungry, siate folli siate affamati, ovvero «non accontentatevi mai, e correte, che il tempo è limitato» (leggi il famoso discorso di Stanford di Jobs, diventato una sorta di manifesto per le giovani generazioni).

I mercati temono per gli investimenti pluriennali

Nessuno crede che l’aspettativa di Jobs, («perché per ora si tratta di aspettativa e non di uscita definitiva», ha precisato l’analista) possa spingere le persone a non comprare più i prodotti della Apple.
«Tuttavia nel lungo periodo c’è il rischio che il marchio possa perdere la sua forza innovativa», ha detto Windsor, «e che la compagnia cambi, anche radicalmente».
IL DUBBIO SULLA MALATTIA. Jobs rappresenta l’hot soul dell’azienda e le piazze finanziarie hanno già mostrato i primi segni di nervosismo negli investimenti pluriennali. I mercati pretendono infatti di essere informati sulla salute del fondatore, per poter scommettere liberamente sul valore delle azioni Apple.
Secondo un sondaggio realizzato dal Wall Street Journal i fan di Steve sono convinti che non debba rivelare le sue condizioni di salute. Tuttavia la posta in gioco è troppo alta e analisti come investitori non lo lasceranno in pace.
L’IMPRONTA DI JOBS. Nelle borse al di qua e al di là dell’Atlantico si teme che gli sia tornato il cancro. «Il mercato è abbastanza sicuro che Steve tornerà in Apple. Se però venisse fuori che è nuovamente malato allora ci sarebbe da preoccuparsi». E non solo a livello finanziario.
In ogni caso, ha assicurato Windsor, i recenti dati di economia reale (legati alle vendite e al successo delle recenti operazioni firmate da Jobs, come iPhone 4, iPad, e iTunes) proteggeranno il valore delle azioni dell’azienda per i prossimi anni.
«La sfida è nel lungo periodo», ha ribadito l’analista, «quando appunto l’impronta ‘Jobs’, che fino a oggi ha pervaso ogni singolo pezzo dei prodotti e ogni singolo tassello dell’organizzazione di Cupertuino, si sarà esaurita e Steve, per qualche ragione, avrà lasciato definitivamente la multinazionale».