Mercato dei voti, aperta un’inchiesta

Redazione
10/12/2010

La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale sulla vicenda della presunta compravendita di parlamentari. L’iniziativa nasce da un...

Mercato dei voti, aperta un’inchiesta

La procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale sulla vicenda della presunta compravendita di parlamentari.
L’iniziativa nasce da un esposto fatto il 10 dicembre da Antonio Di Pietro, leader Idv. Al vaglio dei pm c’é già un altro fascicolo aperto per «accertamenti a carico di ignoti dopo articoli di stampa», riguardante la presunta compravendita di senatori, di cui sono usciti particolari il 9 dicembre.
Di Pietro si è presentato al procuratore Giovanni Ferrara e ha verbalizzato i suoi sospetti relativi alle posizioni di due deputati della sua formazione politica, Domenico Scilipoti ed Antonio Razzi, riservandosi di depositare nei prossimi giorni una memoria più articolata.
Quanto all’altro fascicolo, affidato al procuratore aggiunto Alberto Caperna, gli accertamenti sono partiti in seguito ad un servizio del quotidiano “La Repubblica”.
Ora gli inquirenti dovranno valutare per quale ipotesi di reato procedere, anche se quella più compatibile con la presunta compravendita sembra essere la corruzione.
Tuttavia la materia che i magistrati di piazzale Clodio dovranno esaminare, da un punto di vista giuridico, non è di facile soluzione considerando che la Costituzione non riconosce ai parlamentari alcun vincolo di mandato.
Appena uscita la notizia del presunto mercato di voti, il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani si era chiesto se le pressioni che il centrodestra starebbe esercitando su parlamentari per ottenerne la fiducia il 14 dicembre potessero costituire un «reato» (leggi qui la notizia).

Per il Pdl si tratta di una «intromissione»

Dura la rispotsa del Popolo della Libertà che ha parlato di «intromissione». «Ci sono momenti in cui la politica, tutta la politica, dovrebbe difendere la sua dignità e il suo primato a prescindere dalle convenienze di parte e di fazione. È per questo che anche l’opposizione dovrebbe opporsi con fermezza a qualunque rischio di invasione giudiziaria nel campo della politica» ha dichiarato il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, sottolineando che «il comportamento dell’uno o dell’altro parlamentare può piacere, può convincere, può fare comodo all’opposizione oppure no: ma se mai dovesse affermarsi il principio di una sorta di ‘sindacato giudiziario’ sul voto dei parlamentari, si passerebbe ad una specie di Repubblica giudiziaria, o di protettorato giudiziario».
«Ciascuno comprende che da una prospettiva del genere possono solo venire conseguenze abnormi: per la politica, per la stessa giustizia, per la vita democratica del Paese» ha poi concluso.
Poco dopo è arrivato il rilancio da parte di Denis Verdini e Sandro Bondi, coordinatori del Pdl: «Visto che noi non abbiamo nulla da nascondere, mentre qualcun altro di certo sì, il Pdl presenterà una denuncia alla procura di Roma perché venga fatta luce anche su tutti quei casi in cui sono stati altri partiti ad acquisire i nostri parlamentari».

Casini, Udc: «Non siamo tutti in vendita»

È intervenuto nella vicenda anche il leader Udc Pierferdinando Casini: «Mi meraviglio che il Pdl protesti: perché, si sente chiamato in causa forse?». «Io credo» ha aggiunto Casini «che in questi momenti stanno avvenendo fatti che umiliano fortemente la politica e le istituzioni. E la responsabilità non è solo di chi fa questa campagna acquisti, è anche e soprattutto di chi si fa acquistare, chi viene meno a un dovere che è quello di crearsi un’opinione e di votare nell’interesse dei cittadini».
«Quando un politico» ha sottolineato «non si crea un’opinione ma fa una scelta di convenienza, magari perché c’é una sorta di trattativa parallela, quel politico umilia la gente e l’Italia. Però io voglio dire ai cittadini che non tutti siamo in vendita nel Palazzo».