L’eredità pesante della Stasi e della nomenclatura della Ddr

A 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino tornano le speculazioni sulla cancelliera Merkel informatrice dei servizi dell'ex Germania dell'Est. Ma i casi più clamorosi sono altri. Simbolo di una nomenclatura che ha saputo riciclarsi.

17 Agosto 2019 12.00
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A 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, un’ex ragazza dell’Est diventata cancelliera rivelò in un’intervista in tivù di essere stata avvicinata dalla Stasi, la famigerata agenzia per la sicurezza interna della Ddr, per un tentativo di arruolamento come informatrice dopo la sua richiesta per un posto da assistente universitaria. Per il trentennale nel 2019, Angela Merkel potrebbe rendere pubblici gli atti dell’archivio sulla Stasi che certamente, dopo quell’approccio, in qualche modo la citeranno e che si suppone abbia consultato in questi anni, al pari di milioni di tedeschi dell’ex Germania Est. Non c’è motivo di non crederle quando la cancelliera, allora brillante laureata in Fisica, afferma di aver svicolato, spacciandosi come una «chiacchierona» incapace di mantenere segreti. Il contenuto degli atti della Stasi non è pubblico, a tutela della riservatezza delle parti interessate, ma esiste una commissione statale ad hoc che ha studiato e catalogato i 111 chilometri di materiale, consultabile se la richiesta viene approvata anche per ricerche accademiche e per le inchieste dei media.

ANGELA MERKEL E “INFORMATRICE ERIKA”

Diversi nomi sono venuti a galla, alcuni anche di grossi politici e intellettuali, tra gli oltre 180 mila «informatori non ufficiali» della Stasi sparsi tra i cittadini comuni della Ddr. Qualcuno, come la grande scrittrice Christa Wolf scomparsa nel 2011, lo ammise. Altri continuano ancora a negare i loro nomi in codice come il capo del Partito socialista dell’ex Germania dell’Est (Sed) negli anni della transizione, Gregor Gysi, tuttora deputato al Bundestag e istituzione della sinistra radicale della Linke. Eppure già nel 1998, la Commissione parlamentare per l’immunità arrivò a concludere che anche il Gorbaciov tedesco, figlio di un ambasciatore della Ddr a sua volta informatore, aveva fatto la spia alla Stasi dal 1978 e 1989. Sulla cancelliera non sono al contrario mai emersi sospetti rilevanti: anche la ricerca per il libro biografia La prima vita di Angela Merkel, pubblicato prima delle Legislative del 2013 dai giornalisti Günther Lachmann e Goerg Leuth, non portò a scoperte eclatanti. Ma al solito, a ridosso dell’anniversario, è ripartito il tam tam di Merkel «informatrice Erika» ai tempi della Ddr. E gli storici le consigliano «un’operazione di trasparenza».

La ricostruzione di una postazione di ascolto della Stasi, nell’ex Ddr. GETTY.

L’EX INFORMATORE GYSI LEADER DELLA SINISTRA EUROPEA

Non è un mistero che Merkel fosse iscritta alla sezione giovanile del Sed, Freie Deutsche Jugend (Fdj), della quale rivestì anche l’incarico di segretaria del Dipartimento della propaganda. Pur senza poi prendere mai la tessera del Sed, avrebbe svolto poi attività sindacale. Compromessi per accedere forse al dottorato: la stessa cancelliera ha ammesso, sempre in tivù, che la sua adesione al Fdj fu «al 70% opportunismo» perché, come confessato ancora prima, non aveva «mai pensato che la Ddr fosse il suo Paese»; decise tuttavia di «non condurre una vita in opposizione al sistema, nel timore di subire danni». Non ci sono gli estremi per un’inchiesta, Merkel può legittimamente mantenere riservati gli atti della Stasi che la riguardano, non ama parlare del suo passato nella Ddr. Ma se anche dovessero allungarsi ombre su di lei, sarebbe in buona compagnia. Dal 2016 Gysi è il leader della Sinistra europea e continua a custodire molti segreti del Sed. Il partito al quale la Stasi rispondeva e che, confluito nella Linke dopo aver cambiato dal 1990 nome e statuto in Pds, ha conservato nella Germania riunificata i suoi ultimi quadri.

IL SUCCESSO DELLA LINKE GRAZIE ALL’EX SED

Agli ex politici del Sed candidati nei Land dell’Est, la Linke deve i suoi risultati elettorali migliori, almeno fino all’avvento dell’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) che nell’ex Ddr sottrae molti voti alla sinistra. A Berlino e in diverse altre Amministrazioni, i socialdemocratici (Spd) hanno governato a lungo in alleanza con i feudi della sinistra radicale, che in Germania non ha mai fatto abiura dal comunismo. La Linke ha in seno anzi la Piattaforma comunista guidata dalla sua leader Sarah Wagenknecht, moglie di Oskar Lafontaine, presidente prima dei socialdemocratici, poi della Linke e storico leader della sinistra tedesca. Proprio Lafontaine, che per il 20ennale della caduta del Muro ha rinfacciato a Merkel l’adesione «come funzionario alla Fdj» («un interessante caso psicologico»), ha traghettato il passaggio degli ex socialisti del Sed (poi Pds) nella Linke. Impossibile che, anche dalla Spd, piova una condanna sulla presenza ancora forte – emersa a distanza di anni –  di ex funzionari della Stasi tra la polizia e negli altri apparati pubblici dei Land della vecchia Germania dell’Est.  

Germania Stasi Merkel 30 anni Muro
Gregor Gysi, ex informatore della Stasi e leader dei socialisti della Ddr nella transizione. GETTY

L’AMNISTIA SILENZIOSA DEL 1990

Anche il cancelliere della riunificazione Helmut Kohl, pigmalione della futura cancelliera, si oppose ad aprire gli archivi della Stasi nel 1990. Lo stesso fu deciso per le migliaia di dipendenti pubblici, anche dell’agenzia di spionaggio interna. Il risultato, ha denunciato un’inchiesta del politologo della Freie Universität di Berlino Klaus Schroeder, furono i «circa 17 mila ex impiegati nella Stasi in pubblico servizio nelle Regioni dell’Est» almeno fino al 2009: secondo la ricostruzione, più di 2.700 a Berlino e altre migliaia sparsi negli altri Land dei territori della Ddr. L’Ufficio federale della polizia (Bka) ha ammesso 23 ex agenti della Stasi in servizio, altre decine sono stati confermati dalle Amministrazioni e dei Land. Anche per la politica nazionale «nulla di nuovo»: contro chi, tra gli ex agenti della Ddr, emersero elementi su violazioni dei diritti umani o di altri abusi perseguibili, si indagò e venne fatta pulizia. Il resto fu assorbito negli apparati pubblici unificati: una verità dura, per dissidenti imprigionati e perseguitati dalla Stasi come lo scrittore Jürgen Fuchs. Ma, probabilmente, il prezzo da pagare per la caduta indolore del Muro.

IL GIALLO DEI 6 MILIARDI DELLA SED

L’attivista per i diritti civili Vera Lengsfeld, ex cittadina dell’Est, ha scritto che la «Corte costituzionale tedesca ha garantito pensioni agli aguzzini, mentre gli ex detenuti faticano ad arrivare a fine mese». Come Kohl, anche il rigido ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble allora braccio destro del cancelliere fu per la riconciliazione, sancita da un voto parlamentare e dalle leggi poi licenziate. L’archivio chilometrico al quartier generale della Stasi di Lichtenberg (e in altre quattro sedi nell’Est), trasformato in museo, fu assaltato nel 1990 dai tedeschi per impedire che gli atti fossero bruciati, ma nasconde ancora molti segreti. Il più grande però lo custodisce Gysi, sospettato di aver occultato il patrimonio della vecchia Sed. Dove siano finiti gli oltre 6 miliardi è tuttora un mistero: il loro sequestro fu evitato conservando per alcuni mesi, dal novembre 1989 al febbraio 1990, il nome Sed-Pds nel nuovo partito; poi Pds, die Linkspartei, Pds e infine, dal 2007, die Linke. Come Christa Wolf fino alla morte, l’ex Gorbaciov della Ddr risiede ancora nel quartiere di Pankow, alle porte di Berlino, delle ville della nomenclatura della Ddr. Gysi dice di «valere molto» e come vicini ha la nuova élite tedesca di intellettuali, artisti e politici radical chic.

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