Con l’addio di Merkel finisce l’Europa che conosciamo

30 Ottobre 2018 07.37
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L’annuncio di Angela Merkel di non ricandidarsi alla presidenza della Cdu e alle prossime elezioni politiche del 2021, è al solito una mossa di basso profilo. L’anticipo di quasi due mesi rispetto alla scadenza congressuale della Cdu ha infatti una sola logica: pilotare tra le correnti del partito – arte nella quale è maestra – la propria successione e il congresso per imporre la continuità della propria cordata. Il tutto, lasciando aperta l’ambiguità circa la sua permanenza in carica quale Kanzlerin, punto focale sul quale non ha ancora fatto chiarezza, dopo che ha sempre sostenuto che le due cariche, presidenza della Cdu e guida del governo devono essere ricoperte dallo stesso leader.

LE RIPERCUSSIONI SUGLI ASSETTI EUROPEI

Un ritiro che ha conseguenze epocali e non solo in Germania, perché suggella una previsione che è ormai una certezza dopo le elezioni regionali in Baviera e Assia: l’alleanza Cdu-Spd non ha più la maggioranza al Bundestag e, soprattutto, l’indebolimento del comparto tedesco, il più forte, farà sì che l’intesa tra il blocco dei Popolari e quello dei Socialisti non controllerà più la formazione della prossima Commissione europea. Dunque, la Commissione che verrà formata dopo le elezioni europee di maggio sarà il prodotto di alchimie variabili tra forze eterogenee, con un blocco populista forte quanto la somma del blocco popolar-socialista e un terzo blocco formato da forze eterogenee di destra e di sinistra. Un caos.

L’insofferenza verso Merkel raccontata dalla Germania

Mondo I cancellieri tedeschi hanno la tendenza a rimanere al potere a lungo, e da fuori siamo abituati a osservare quest’abitudine con una punta d’invidia. Angela Merkel segue fedelmente il tracciato dei suoi predecessori: da 13 anni guida la Germania.

Con Merkel finisce l’Europa che conosciamo e inizia un percorso burrascoso nel quale vi è una unica certezza: i partiti popolari di centro e di sinistra che hanno segnato la scena europea e dei singoli Paesi dal 1948 a oggi sono out, non mordono più. Alla fine delle ideologie che li hanno ispirati nel Novecento è seguita la fine della loro capacità di attrarre consenso e leadership. Questo triste tramonto della Kanzlerin e dell’Europa obbliga così a un consuntivo, che non è onorevole. Merkel, che ha letteralmente “rubato” la cancelleria a Helmut Kohl, con traffici di corrente, si lascia alla spalle una Germania e un’Europa infinitamente più deboli. La serie dei suoi errori è notevole e si può riassumere in una colpa gravissima per un leader: mancanza di visione, grande capacità di manovra politica, ma nessuna capacità di volare alto di dire al suo popolo “I have a dream”. In estrema sintesi: l’opposto esatto di Margaret Thatcher.

DALL'AUSTERITY AI MIGRANTI: GLI ERRORI DI MERKEL

Il primo errore è stato previsto da anni da Giulio Sapelli: i contraccolpi della politica di austerità, la dittatura del bilancio, che Merkel ha imposto all’Europa, sono ora arrivati in Germania e la sua Cdu perde il 10% a ogni turno elettorale. Al solito, anche sul terreno delle politiche economiche la Germania vince le battaglie ma perde le guerre. Il secondo errore è sotto gli occhi di tutti: ha sbagliato ad affermare “Wir schaffen das”, ce la possiamo fare nell’accogliere nel 2015 i 500 mila migranti in fuga dalla Mesopotamia. L’accoglienza e l’integrazione non hanno funzionato.

UNA POLITICA ESTERA ANONIMA

Infine, ma non per ultimo, Merkel ha dimostrato una incapacità totale di fare esercitare al più grande e forte Paese della Ue un ruolo di leadership sulla scena della politica estera. Totalmente assente dalla lotta all’Isis, dalla crisi siriana, da quella libica, da quella africana, che produce la spinta dei migranti, la Kanzlerin si è buttata a capofitto nell’unica crisi che interessava il mercato tedesco: l’Ucraina. E ha combinato disastri su disastri, lavorando inconsciamente per un rafforzamento straordinario della Russia in Est Europa così come nel Mediterraneo. Bilancio magro, magrissimo per una ex leader che può contare di essere un domani rimpianta unicamente perché i suoi successori saranno ben più scialbi e incapaci di lei.

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