Barbara Ciolli

La battaglia di Merkel contro Salvini e Orban

La battaglia di Merkel contro Salvini e Orban

Nonostante non sia più leader della Cdu, la Cancelliera torna all'attacco. Nel mirino i sovranisti e il loro avvicinamento al Ppe ma anche i leader del suo partito. E i tedeschi apprezzano. 

 

20 Maggio 2019 09.17

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È ancora Angela Merkel a dettare le linee della Cdu nel vivo della campagna per le Europee 2019, ma non dovevamo vederla più? Se lo chiedono in tanti, in Germania, dopo la lunga intervista rilasciata alla Süddeutsche Zeitung nella quale la cancelliera prende nettamente le distanze dalla Lega di Matteo Salvini e dalla deriva verso l'estrema destra di alcuni partiti della grande famiglia dei Popolari europei.

Ma non solo: Merkel ha lasciato di stucco confidando apertamente di avere un «rapporto conflittuale» con il presidente francese Emmanuel Macron, e ha girato attorno alle domande sullo Spitzenkandidat Manfred Weber – in quota Cdu-Csu – a capo della Commissione europea, dimostrando di non essere particolarmente entusiasta della scelta. È un’entrata a gamba tesa nell’agone delle elezioni, nonostante lo scorso dicembre la cancelliera si fosse tirata fuori per scelta personale dai giochi di partito, dimettendosi (dopo quasi 20 anni) dalla guida dei cristiano-democratici della Cdu.

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DELUSA DAL TRADIMENTO DI AKK

Passando il testimone ad Annegret Kramp-Karrenbauer, Merkel dichiarò che si sarebbe limitata, da lì in poi, a portare a termine il suo quarto e ultimo mandato di governo; di non essere interessata a incarichi successivi in parlamento o nell’Ue e di voler uscire dalla politica per dedicarsi ad altro, lasciando il «partito con dignità». Qualche mese dopo la cancelliera chiuse anche la pagina Facebook «da presidente della Cdu», per dare spazio alla nuova leader. Ma poi al giro di boa delle Europee è stata Merkel, e non AKK come chiamano in Germania l’ex governatrice del Saarland eletta capo dei cristiano-democratici, a fare rumore. La cancelliera concede raramente interviste, anche ai media tedeschi, e non si era mai sbilanciata così tanto. Oltre al tentativo di imprimere una sterzata a sinistra alla Cdu, per scongiurare una saldatura a Strasburgo del Ppe con i gruppi delle destre xenofobe della Lega, è come se Merkel avesse pubblicato un suo testamento politico. Non deve essere contenta della piega presa nell’Ue, come pure dal partito.

FERMA SUI MIGRANTI CONTRO LA LEGA

«Le certezze che avevamo non esistono più», commenta la donna più potente del mondo, lasciando trapelare amarezza e preoccupazione. Viktor Orban, il premier ungherese nel gruppo del Ppe ma diventato sovranista, per Merkel non può fare da ponte tra partiti moderati come la Cdu e la Lega che va a braccetto con l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) e con il Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen. Il rifiuto – almeno da parte della cancelliera – è secco: «È evidente che sulle politiche migratorie gli approcci sono molto differenti», più in generale è il «tempo di combattere per i principi e valori fondamentali». Per Merkel i movimenti populisti e identitari sono il nemico all’attacco dell’Ue: lei vuole stare dall’altra parte a combatterli, non arretra sull'accoglienza che difende ormai più della maggioranza dei cristiano-democratici e dei popolari europei. AKK, cresciuta sotto la sua ala, non si sta rivelando la sua erede politica: fa dichiarazioni sovraniste contro il «centralismo europeo», spiazza per la visione arretrata della famiglia.

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UNA SOVRANISTA ALLA GUIDA DELLA CDU

Kramp-Karrenbauer è ultracattolica, ha equiparato le unioni civili ai «matrimoni tra parenti o tra più di due persone» e anche dopo l’incarico nazionale ha fatto battutacce sui transgender. Solo l’11% dei tedeschi, in un sondaggio di maggio di YouGov, la vorrebbe come cancelliera dopo Merkel; in una rilevazione di poco precedente per la rete Zdf il 51% la riteneva «inadeguata al ruolo». La neo-leader della Cdu non piace ai tedeschi ma sarebbe stata perfetta per il Congresso delle famiglie di Verona, accanto al ministro leghista Lorenzo Fontana o alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Anche sui migranti e sulla sicurezza, dopo aver tenuto per anni la linea cauta di Merkel, AKK esprime idee di destra pura, non lontane da quelle di Salvini, di Orban e degli stessi cristiano-sociali (Csu), i gemelli bavaresi della Cdu molto conservatori: «Blindare tutti i confini dell’Ue», «rafforzare Frontex nei poteri di polizia di frontiera», «reintrodurre l’obbligo di leva», «investire di più nella Difesa» e – al contrario di Merkel – «meno limitazioni nell’export di armamenti per spingere il riarmo».

… MA I TEDESCHI RIVOGLIONO MERKEL

Anche il giornale a cui Merkel ha rilasciato l'ultima intervista non è casuale: è la Süddeutsche dei liberal bavaresi, non la Welt o la Frankfurter Allgemeine Zeitung riferimento dei conservatori e dove ha campo Kramp-Karrenbauer. Per avere aperto, nel 2016, a un milione di richiedenti asilo la cancelliera è stata molto criticata dalla Csu e dalle correnti più a destra della Cdu. Anche il capogruppo del Ppe Weber, bavarese, è espressione della Csu: si è schierato contro Orban e ha sospeso dal Ppe il suo partito Fidesz entrato in collisione con i valori dell’Ue, ma avrebbe potuto essere più duro. Nella corsa alla successione di Jean-Claude Juncker Merkel appoggia Weber ma, a una settimana dal voto, ha dichiarato di non condividerne «alcune posizioni» e che la Germania ha «altri candidati eccellenti per altri posti». Da cancelliera di una Grande coalizione, pare schierarsi per un’alleanza europea tra popolari e socialisti che non scalderà né Weber né AKK. Mentre, complice il disastro di Kramp-Karrenbauer, in Germania si parla di un ritorno in campo di Angela.

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