Merkel-Samaras, vertice spuntato

Pierluigi Mennitti
24/08/2012

Il premier greco a Berlino. Ma la Cancelliera è stata chiara: nessuna decisione prima del verdetto della Troika.

Merkel-Samaras, vertice spuntato

da Berlino

Non era forse mai capitato che la visita di Stato a Berlino di un premier europeo fosse accolta da un protettivo fuoco incrociato di dichiarazioni da parte dei membri del governo tedesco.
L’onore spetta al greco Antonis Samaras il cui aereo, prima di atterrare all’aeroporto di Tegel (perché il nuovo scalo Willy Brandt non si sa più quando verrà inaugurato), dovrà schivare questa sorta di contraerea che gli uomini di Angela Merkel hanno predisposto attorno all’incontro.
ATTESA SOVRASTIMATA. L’attesa è tanta e certamente sovrastimata rispetto a quel che verrà definito nel vertice del 24 agosto.
Pur dividendosi fra le dichiarazioni buoniste di Guido Westerwelle («La Germania lavora per tenere la Grecia nell’euro») e quelle cattive di Philipp Rösler («Alla Grecia non verrà concesso alcun tempo supplementare per le riforme da adottare»), rispettivamente ex e neo vice-cancelliere ed ex e neo leader dei liberali, il governo di Berlino ha già detto chiaro e tondo che nessuna decisione verrà presa prima dell’autunno, quando la Troika avrà completato il suo lavoro di monitoraggio sul caso greco.
DECISIONI LONTANE. E siccome il capo dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha detto anche lui la stessa cosa, si può stare certi che Merkel e Samaras si scambieranno molte parole, si stringeranno più vole la mano, probabilmente si sorrideranno pure, ma di decisioni storiche non ne sarà presa alcuna.
Samaras aveva provato a lanciare segnali distensivi, concedendo alla vigilia a due quotidiani diversi (la Süddeutsche Zeitung e la Bild) due interviste che rimarcavano lo stesso concetto: «I tedeschi riceveranno indietro fino all’ultimo centesimo di quel che ci hanno prestato».
La preoccupazione di Berlino non riguarda però i soldi che devono rientrare, ma quelli che potrebbero ancora uscire in direzione di Atene: un pozzo senza fondo che rischia di essere esiziale per l’Europa, qualora la Grecia non rivolti come un calzino il proprio Stato, risolvendo alla base le cause che hanno scatenato la crisi finanziaria.

Samaras e la proposta di vendere ai privati le isole dell’Egeo

Vista così, i margini di manovra appaiono strettissimi e il ping pong europeo che in questi giorni vede protagonista il triangolo Berlino-Parigi-Atene (dopo Merkel, Samaras farà visita a François Hollande che alla cancelleria è stato il 23 agosto) ha fatto rimbalzare via Le Monde sulle pagine della Süddeutsche Zeitung «la bizzarra proposta di Samaras di voler adottare misure inconsuete per fare cassa, come quella di vendere ai privati le isole disabitate dell’Egeo».
Tempo fa, il governo di Helsinki propose all’allora premier George Papandreou di mettere all’asta il Partenone, ma a buon diritto i greci rispedirono la proposta al mittente, ricordando piccati che i finlandesi non sono noti in Europa per uno spiccato umorismo.
Ora Samaras dice sul serio: «Si tratterebbe di isole non strategiche per la sicurezza nazionale, che potrebbero essere utilizzate per scopi economici. L’idea è di generare incassi, trasformando in capitale parti inutilizzate del Paese».
FINANZA DISPERATA. Inutile dire che questa proposta ha dato ai tedeschi l’impressione che Samaras stia maneggiando una sorta di finanza disperata più che di finanza creativa. E c’è da credere che lasceranno cadere la speranza greca di ottenere più tempo nella titanica opera di risanare il Paese. «Più tempo significa più soldi», ha detto Wolfgang Schäuble puntualmente ripreso dall’Handelsblatt.
Che ha aggiunto: «Questa non è la soluzione del problema. L’Eurozona è già andata al limite delle proprie capacità quando ha concordato con il governo di Atene un pacchetto triennale di aiuti e ora, dopo sei mesi, non è possibile dire che non basta più. Non è così che si riconquista la fiducia della finanza e non si tratta tanto di essere più o meno generosi, ma di imboccare finalmente una strada che trascini l’intera Eurozona fuori dal mirino dei mercati».
STRINGERE I TEMPI. L’attesa del rapporto della Troika regala dunque alla Germania il tempo necessario a convincere tutti i partner dell’euro (Francia in primo luogo) della necessità di stringere i tempi per giungere a una vera unificazione delle politiche fiscali e di bilancio.
Il patto fiscale è uno dei tasselli di questo processo, ma la sua entrata in vigore, come quella del meccanismo permanente Esm, non sono bloccate da Atene ma dalla Corte costituzionale tedesca che dovrebbe finalmente sciogliere il nodo dei ricorsi il 12 settembre. E se, come ha ricordato la Frankfurter Rundschau, «il panorama politico tedesco contempla anche esponenti come il capogruppo dell’Spd Frank-Walter Steinmeier che spinge il proprio governo a concedere a Samaras il respiro temporale che chiede», l’impressione è che la partita resterà aperta anche dopo il vertice greco-tedesco.