Sullo snodo Mes si giocano gli equilibri del centrodestra

Redazione
16/04/2020

Colloquio tra Salvini, Meloni e Berlusconi dopo l'apertura di Forza Italia al fondo salva-Stati. La tregua per ora resiste. Ma il Cav strizza l'occhio all'ipotesi di un governo di unità nazionale.

Sullo snodo Mes si giocano gli equilibri del centrodestra

Un’interpretazione più estensiva possibile dell’utilizzo del Mes, un livello di condizionalità pari (quasi) a zero, il contestuale via libera a un Recovery Fund da mettere in campo subito: il sì dell’Italia al fondo salva-Stati è sostanzialmente legato a queste tre condizioni. Condizioni che, nella tela dei contatti diplomatici che metterà in campo da qui al Consiglio Ue del 23, Conte non mancherà di sottolineare ai suoi interlocutori. Contando sull’asse con la Francia e su una sponda, in zona Cesarini, di Angela Merkel. Poi spetterà al premier decidere, con il parlamento, se attivare o meno il Mes.

IL PREMIER STRETTO TRA DUE FUOCHI

Conte è stretto tra due fuochi: la necessità di non spaccare la maggioranza e quella di avere soldi, subito, per il decreto aprile. Il Mes invece spacca il centrodestra: il sì di Silvio Berlusconi innesca l’ira di Matteo Salvini e Giorgia Meloni e una telefonata serale tra i leader evita la rottura totale ma non sana quella suo fondo salva-Stati. Resta il fatto che il legame tra Mes e dl aprile è fondamentale. Il provvedimento del governo cresce, in quanto a risorse, di giorno in giorno. Sul fronte del sostegno ai lavoratori – tra un possibile reddito di cittadinanza e un probabile aumento a 800 euro per il bonus alle partite Iva – nella maggioranza calcolano una spesa di almeno 15 miliardi. A questi vanno aggiunti almeno una decina di miliardi dedicati al settore imprese.

IL PROVVEDIMENTO POTREBBE ARRIVARE A 60 MILIARDI

La proroga della Cig, i fondi ai Comuni e altre eventuali indennità potrebbero far lievitare il provvedimento tra i 50 e i 60 miliardi, dai quali vanno scorporati gli 11 di fondi Ue non utilizzati che, con l’ok di Bruxelles, l’Italia non restituirà. C’è un problema risorse, dunque. Un problema che investe a pieno titolo le casse dello Stato. E il Mes, con i suoi 36 miliardi subito spendibili, è una tentazione non da poco. Conte, quando si rivolgerà al parlamento dopo il Consiglio Ue, potrebbe mettere sul piatto l’insieme del “piano Marshall” europeo. Un modo per sminare la trincea del M5s.

FORZA ITALIA STRIZZA L’OCCHIO A UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE

Del resto, le insidie nascoste nei meandri del fondo sono diverse. Una su tutte: il rischio numero uno per l’Italia: che con il ritorno in vigore del Patto di stabilità tornino anche tutte le condizionalità, draconiane, legate al Mes. Conte martedì terrà un’informativa prima al Senato e poi alla Camera, senza risoluzioni. «Chi va a Bruxelles senza il voto del parlamento è fuori legge» sbotta Salvini, chiamando nuovamente in causa il Quirinale. La tregua tra governo e Lega-Fdi è ormai un ricordo e si nutre delle tensioni tra maggioranza e Regioni del Nord. Con un’appendice: è la Lombardia di Attilio Fontana, e non il Veneto di Luca Zaia, a finire nel mirino del M5s e anche del Pd. E, in questo contesto, si insinua la mossa di Fi: pro-Mes, dialogante e, chissà, con un occhio a un governo di unità nazionale. In un colloquio telefonico l’ex Cavaliere, il leader leghista e Meloni cercano un chiarimento. Alla fine optano per concentrasi sull’emergenza e accantonare le divergenze sul Mes. Divergenze che potrebbero concretizzarsi nel voto sullo scostamento di bilancio, previsto la prossima settimana in parlamento.