Il governo traballa nei giorni cruciali della trattativa in Ue

Redazione
20/04/2020

Su nomine e patto atlantico si allarga il solco tra Pd e M5s, in una settimana decisiva sul fronte europeo. Dietro le quinte riprendono le manovre che potrebbero portare a un cambio di maggioranza. L'ipotesi Forza Italia.

Il governo traballa nei giorni cruciali della trattativa in Ue

Ancora non è iniziata la Fase 2, che nel dibattito parlamentare si guarda già alla Fase 3, quella della definitiva ripartenza che qualcuno vorrebbe far gestire a un nuovo governo. Nel weekend Giuseppe Conte ha provato a spegnere sul nascere le suggestioni degli ultimi giorni, chiarendo che non c’è spazio per governi tecnici o di unità nazionale: serve un «governo politico che ci metta la faccia» e quello in carica lo sta facendo «con coraggio». Dalle colonne del Giornale, il premier ha lanciato un messaggio di «apertura al dialogo con tutti» che è suonato alle orecchie di qualcuno dentro Forza Italia come un viatico per futuri ingressi in maggioranza. Anche perché ad agitare le acque tra M5s e Pd c’è Alessandro Di Battista, alla guida di una “fronda” che prova a far saltare l’accordo sulle nomine e si prepara alle barricate contro il Mes, rilanciando un asse con la Cina.

LE STOCCATE DI CONTE A GERMANIA E OLANDA

Sul Mes Conte è tornato a dirsi scettico in un’intervista a Sueddeutsche Zeitung, con cui ha rilanciato la battaglia sul fronte Ue in vista del Consiglio europeo del 23 aprile. Il premier ha riproposto, come sta facendo nei contatti di questi giorni con i leader europei, la richiesta di Eurobond, nell’ambito di un piano che deve essere – ha detto Luigi Di Maio – da 1.500 miliardi. Senza un’intesa sui titoli comuni, il governo potrebbe non dare il via libera al piano Ue. «In gioco c’è l’Europa», ha detto Conte. Che poi ha mandato un messaggio ad Angela Merkel e al fronte rigorista attaccando il surplus commerciale della Germania che frena l’Ue, così come il dumping fiscale dell’Olanda. Quanto al Mes, che divide la maggioranza, il premier ha ricordato i danni provocati in Grecia e ribadito che verificherà se è davvero senza condizioni.

LA QUARANTENA POLITICA È FINITA

Intanto, il solco tra Pd e M5s si allarga: i dem hanno chiesto ai pentastellati di prendere le distanze da Di Battista che ha evocato un’Ue senza Italia e invocato un asse con la Cina, fuori dal patto atlantico. Il governo si regge sull’europeismo – è la posizione dei dem – se salta questo, salta tutto. «Cieca fiducia in Conte, avremo tutti gli strumenti per affrontare la crisi», ha chiarito il ministro M5s Stefano Patuanelli, frenando l’ala più barricadera. L’appello del presidente Sergio Mattarella alla collaborazione tra le forze politiche per affrontare l’emergenza non ha mai davvero attecchito. Ma ora sembrano riprendere manovre per cambi di governo. Persiste una suggestione di esecutivo tecnico, magari con un nome come Mario Draghi alla guida.

L’IPOTESI DI UN CONTE TER

Non solo però è difficile che l’ex presidente della Bce si faccia tirare per la giacchetta, ma appare anche arduo che si formi una maggioranza larga in parlamento per un governo tecnico (ricorre anche il nome di Vittorio Colao, di cui Conte ha escluso un ingresso nel governo). L’altro sbocco, se si aprisse una crisi, potrebbero essere le elezioni, ma quello scenario per il Colle non è all’ordine del giorno, anche perché l’instabilità non aiuterebbe né sui mercati né nella lunga partita in Ue. Il terzo scenario è quello di cui si discute in queste ore negli ambienti parlamentari: un cambio di maggioranza, magari con l’ingresso di Forza Italia e l’uscita di un pezzo del M5s. Matteo Renzi si è detto concentrato sulla ripartenza ma fonti di Italia Viva non escludono che a fine maggio si apra il varco a un nuovo governo, magari con premier tecnico o Pd. O un Conte ter.