Meloni stia attenta al Mes e alla partita in proprio che gioca Salvini

Paolo Madron
11/12/2023

I 400 COLPI. La Lega non approverebbe il Meccanismo europeo di stabilità nemmeno sotto tortura. Anche perché a Bruxelles, a differenza di Fdi, sta con l'ultradestra anti-von der Leyen che i sondaggi premiano. Insomma, la premier è forte solo in casa sua. E il leader del Carroccio ha già dimostrato di saper far crollare maggioranze e governi inseguendo il consenso.

Meloni stia attenta al Mes e alla partita in proprio che gioca Salvini

Raramente a determinare la caduta dei governi sono i partiti che stanno all’opposizione. Solo a guardare le esperienze più recenti: Conte I e II, Draghi, è sempre la maggioranza a implodere. Perciò se fossimo Giorgia Meloni ci preoccuperemo non poco, visto come la compagine che la sostiene sta dando preoccupanti segnali di tenuta, che con l’avvicinarsi delle elezioni europee sono inevitabilmente destinati a moltiplicarsi. L’approvazione del Mes (Meccanismo europeo di stabilità, meglio conosciuto come fondo salva Stati), dove ognuno dei partner dell’esecutivo sta andando per conto suo, è solo l’anticamera di quello che si vedrà da qui a giugno 2024.

La Lega usa il Mes per andare contro questa Europa che detesta

Piccolo compendio delle posizioni in campo: Meloni la riforma del fondo, cui manca solo il sì dell’Italia, la approverebbe ma non prima di aver sistemato la questione del Patto di stabilità. La sta usando insomma come merce di scambio da far pesare sul tavolo di quella che a Bruxelles è la madre di tutte le riforme. La Lega non direbbe sì al Mes neanche sotto tortura, lo considera uno strumento destinato a perpetuare la governance di questa Europa che detesta. Forza Italia l’avrebbe già controfirmata da tempo, e non potrebbe essere diversamente visto che il suo leader, Antonio Tajani, è stato presidente del parlamento europeo, la poltrona dove oggi siede la sua collega di partito Roberta Metsola, ed è il custode dell’eredità berlusconiana che sull’europeismo “senza se e senza ma” non ha mai avuto tentennamenti.

Meloni stia attenta al Mes e alla partita in proprio che gioca Salvini
Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini (Getty).

Un sondaggio favorevole è per Salvini come la muleta per il toro

Da notare, e questo viene prima e fa da sfondo alla vicenda Mes, che i tre partiti che sostengono Palazzo Chigi a Bruxelles giocano in proprio: Forza Italia sta con i Popolari, che governano l’Unione insieme ai Socialisti. Meloni è la leader dei Conservatori e riformisti, con in testa l’obiettivo dichiarato di allearsi con i Popolari a scapito del Pse. Da ultimo Matteo Salvini, cointestatario con Marine Le Pen di Identità e democrazia, lo schieramento della destra e dell’ultradestra che gli attuali assetti incarnati dall’incolore Ursula von der Leyen li abbatterebbe a picconate. Dettaglio non secondario, il variopinto gruppo che Salvini ha di recente radunato a Firenze nei sondaggi alla future elezioni è accreditato di un consenso superiore a quello della Meloni. Si potrebbe quindi dire che Giorgia governa saldamente in casa sua, forte anche di un gradimento personale che nonostante i ripetuti inciampi dei suoi accoliti non conosce flessioni. Mentre Oltralpe il segretario della Lega, anche se non di molto, la tiene alle spalle. E siccome un sondaggio favorevole è per Salvini come la muleta per il toro, lui carica a testa bassa incurante di aprire sempre più vistose crepe nel centrodestra di cui fa parte.

Intanto la rediviva Forza Italia non è così spacciata come la davano

Anche qui la storia recente insegna che per la sua sopravvivenza politica lo Zelig del Carroccio non si fa scrupolo di disfare governi e maggioranze, esattamente quello che sta facendo adesso, tanto più che ha capito che il voto europeo sarà decisivo per la sua leadership. I leghisti vecchio stampo infatti non ne possono più delle sue mattane, e fondano partiti che si richiamano all’ortodossia delle origini bossiane. Oppure se ne vanno alla chetichella altrove, scegliendo di preferenza Forza Italia, soprattutto pensando ai futuri nuovi assetti sul territorio quando i governatori governisti del partito passeranno la mano. Tra parentesi, le tensioni dentro le due componenti di destra della maggioranza favoriscono la rediviva Forza Italia, partito che dopo la morte del fondatore tutti davano per spacciato. Ma in politica, così come altrove, quasi sempre è dai demeriti altrui che si acquistano meriti propri.