Matteo Messina Denaro «è stato fermato a un posto di blocco ma non è stato riconosciuto»

Redazione
25/01/2024

A raccontarlo è stato il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, durante un incontro con gli studenti di alcune scuole nel Casertano. L'episodio a cui si è riferito risale a sette anni prima della cattura.

Matteo Messina Denaro «è stato fermato a un posto di blocco ma non è stato riconosciuto»

A oltre un anno dalla sua cattura, un nuovo dettaglio sulla vita di Matteo Messina Denaro prima dell’arresto è stato svelato dal procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia. Come raccontato da Repubblica, il procuratore ha risposto alla domanda di uno studente durante un incontro con i ragazzi delle scuole di Casal di Principe, in provincia di Caserta. E ha raccontato che «la malattia non aveva cambiato le abitudini del latitante Messina Denaro». Infatti «era stato addirittura fermato a un posto di blocco, sette anni fa, in provincia di Trapani. Ma non fu riconosciuto dai carabinieri che controllarono il suo documento, tutto sembrava in regola».

De Lucia: «Era sicuro di non essere scoperto»

Nella villa confiscata dove ora ha sede Casa Don Peppe Diana, luogo dedicato al sacerdote ucciso il 19 marzo 1994, De Lucia ha presentato il libro La cattura – i misteri di Matteo Messina Denaro e la mafia che cambia, scritto con l’inviato di Repubblica Salvo Palazzolo. Proprio durante il dialogo con gli studenti il procuratore ha rivelato alcuni dettagli. Ad esempio ha affermato: «Nel territorio del Trapanese, il suo territorio, aveva vissuto a lungo, sicuro di non essere scoperto».

Matteo Messina Denaro «è stato fermato a un posto di blocco ma non è stato riconosciuto»
Maurizio De Lucia (Imagoeconomica).

Da qui la storia del posto di blocco, che già era stata lanciata dallo stesso quotidiano come ipotesi un anno fa. De Lucia ha poi proseguito: «Messina Denaro confidava sul fatto che le forze dell’ordine avevano sue foto vecchie di anni. Ma c’era anche chi lo avvisava dei movimenti degli investigatori. Ci dobbiamo interrogare su come sia stato possibile che abbia trascorso trent’anni in latitanza. Oggi, l’impegno della procura di Palermo è quello di individuare chi ha favorito Messina Denaro».

Salvo Palazzolo: «Non dobbiamo sottovalutare la mafia»

Durante l’incontro ha parlato anche il giornalista Salvo Palazzolo. Ai ragazzi ha spiegato: «Il rischio più grande che oggi corriamo è quello di non comprendere l’evoluzione del fenomeno mafioso. Don Peppe Diana in Campania e don Pino Puglisi in Sicilia invitavano la Chiesa e la società civile a una testimonianza più attiva, per la liberazione del territorio. Ma restarono soli. Per questo furono uccisi. È il motivo per cui oggi non possiamo permetterci altre pericolose sottovalutazioni, di fronte a una mafia tornata silente che si infiltra nell’economia e nella politica”.