Mestre, prostituzione a zone

Beatrice Pagan
23/08/2012

Il successo del sesso in aree circoscritte.

Mestre, prostituzione a zone

Quartieri a luci rosse con aree attrezzate per la prostituzione. A lanciare l’idea è stato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha parlato di un «progetto sperimentale» che potrebbe rendere il capoluogo campano sempre più simile ad Amsterdam.
LA SPERIMENTAZIONE DI MESTRE. Le polemiche dei cittadini non si sono fatte attendere e già impazza il toto-zone. Eppure, la concentrazione della prostituzione in settori precisi della città, in gergo tecnico zoning, non è una realtà solo europea.
A Mestre, è attivo da tempo un progetto di questo tipo: non una semplice limitazione territoriale, ma un modo per affrontare i diversi problemi che circondano il fenomeno della prostituzione, da quelli igienico sanitari a quelli di ordine pubblico, passando per le difficoltà di convivenza con i cittadini.
DALLA STAZIONE A TERRAGLIO. A Mestre, lo zoning funziona nell’area della stazione, dove è stato anche istituito il divieto di sosta in orario notturno, o lungo via Fratelli Bandiera, dove le attività si sono spostate sotto controllo in una via laterale, soprattutto per quanto riguarda i trans.
Più complicata, invece la situazione in zona Terraglio: qui gli abitanti hanno segnalato anche a maggio l’aumento dei disagi causati dalla presenza delle prostitute lungo le strade.
I cittadini e i comitati attivi nell’area hanno ribadito la necessità di maggiori controlli e di un metodo deterrente efficace, come l’installazione delle telecamere. In passato, sono state tentate anche soluzioni più estreme: ronde e uscite notturne per proteggere le zone abitate, sostenute per esempio dal Comiter o dalla Lega Nord.

Un progetto che prevede unità di strada, strutture di accoglienza, controlli medici

Ogni zona ha le sue caratteristiche specifiche, soprattutto in base alla viabilità. «C’è differenza tra l’area ad alta percorrenza in relazione anche al territorio extracomunale come il Terraglio o via Fratelli Bandiera, e gli spazi dentro la città, come la stazione ferroviaria, dove si arriva anche in treno o si può sostare», spiega a Lettera43.it il vice sindaco del Comune di Venezia Sandro Simionato.
NUMERO ANTI-TRATTA. Che ribadisce la necessità di un dialogo costante con i cittadini: «È stato attivato un numero verde anti tratta per segnalare ogni possibile caso di sfruttamento o situazione a rischio».
Il Comune, aggiunge Simionato, sta ipotizzando anche la creazione di un’area Ztl per ridurre il passaggio dei veicoli e dei mezzi pesanti e l’installazione di telecamere per sorvegliare parte del territorio interessato dalle problematiche sociali.
CONTROLLI SANITARI. Il progetto zoning nel Comune di Venezia è stato studiato fin dal 1995. Le prostitute e i loro clienti hanno potuto contare sulla presenza di unità di strada, strutture di accoglienza, programmi di informazione e prevenzione sanitaria a contatto diretto con i servizi della Regione, come l’opportunità di eseguire dei controlli medici in modo gratuito e volontario, accedendo a screening e cure specifiche.
La sperimentazione di Mestre ha raccolto anche il favore del Comitato per i diritti civili delle prostitute, come spiega la segretaria Pia Covre: «Per vedere davvero i risultati di questa politica c’è bisogno di tempo, ma nella provincia di Venezia, rispetto ad altre città come Rimini, la situazione è piuttosto tranquilla. L’approccio di Mestre è pragmatico e corretto, grazie soprattutto a una politica specifica chiara».

Covre: «Non basta copiare l’idea di Mestre, serve un progetto specifico»

Un modello da prendere in considerazione, quindi, ma che va adattato alla specificità di ogni area geografica: «Non basta copiare l’idea», precisa Covre, «è facile fare un annuncio come quello di Napoli, ma non si può rischiare di sollevare un caso mediatico, senza avere alle spalle un progetto ben congegnato e dettagliato che possa andare incontro alle esigenze dei cittadini, delle lavoratrici del sesso e dei stessi clienti».
COMBATTERE LA PAURA. Uno dei primi problemi è quello di effettuare una corretta informazione e dialogare con le parti interessate, per evitare incomprensioni con le prostitute che spesso scappano alla semplice vista di una volante della polizia o temono di rivolgersi a qualcuno per semplice paura.
Secondo la segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, il caso di Mestre è l’esempio di come si possano portare a termine azioni di successo anche «con la situazione legislativa attuale, che è vecchia e andrebbe migliorata».
Un pensiero condiviso anche da Simionato: «Con il tempo è cambiato il quadro di riferimento, ora si rischia di svuotare il mare con un secchiello. Bisognerebbe modificare le leggi, però, anche se questo non è un compito dei comuni».
UN FENOMENO CHE CAMBIA. A complicare la gestione della prostituzione, è soprattutto la continua evoluzione del fenomeno: in passato era più semplice convincere a rispettare le aree off limits perché si agiva su un contesto a maggioranza extracomunitaria, mentre ora si deve affrontare una presenza sulle strade di persone che arrivano prevalentemente dall’Europa dell’Est e da Paesi neocomunitari.
La minaccia di un eventuale rimpatrio, quindi, non è più un deterrente e si verifica un movimentato andirivieni lungo le strade: «La malavita cerca sempre nuove soluzioni», spiega Simionato, «e le prostitute, spesso ragazzine, girano per tutta Italia ed Europa. Così, diventa quasi impossibile stabilire con loro un rapporto duraturo e guadagnarne la fiducia che nel corso degli anni ha permesso di recuperare molte vite, facendole entrare nei circuiti della protezione internazionale, aiutandole a reinserirsi e a ricominciare una nuova vita».
Ma anche il supporto della politica è fondamentale. «In Spagna e in Olanda, con il cambio del governo, in nome di un’ideologia si sta provando a mettere in pratica normative pesanti e nuovi metodi di controllo. E questo rischia di spazzare via un lungo lavoro e i successi ottenuti in città come Porto, Madrid o Amsterdam, dove l’industria del sesso è legalizzata».