La deriva intollerabile del movimento #metoo

06 Maggio 2018 07.03
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Per molti aspetti, come ha scritto Giuliano Ferrara sul Foglio di venerdì, è oltremodo divertente che persino gli accademici del premio Nobel si siano rivelati dei Weinstein qualunque, rendendo il paludatissimo premio un po' più simile ai tanti slabbratissimi premi nostrani, ai loro inciuci e ai loro vincitori annunciati.

QUEI PALPEGGI IN ACCADEMIA. Con un pizzico di divertimento, leggendo le cronache e le denunce che hanno accompagnato la mancata assegnazione del premio per la letteratura, molte signore hanno scoperto che perfino una principessa di sangue reale, la graziosa e polposa Vittoria, poteva essere smaneggiata di nascosto da un commoner qualunque come il fotografo Jean-Claude Arnault, compagno di una poetessa dell’inner circle dell’Accademia.

UN PROBLEMA (NON) DI CLASSE. Dunque, nelle spire dei maschi abituati a prendere senza chiedere, finisce ogni donna, di ogni nazionalità e posizione sociale: dalla cameriera che inguaiò il presidente del FMI Dominique Strauss Khan nel 2011, seppellendone per sempre le mire politiche, primo caso di #metoo che però non ebbe alcun seguito, fino al caso hollywoodiano dell’ex presidente della Miramax, incastrato da un’inchiesta di Ronan Farrow, il figlio di Mia Farrow e, siamo pronti a scommetterci, di Frank Sinatra (la somiglianza è impressionante, la voce identica), che per questo exploit giornalistico ha appena vinto il premio Pulitzer.

CANCELLIAMO PHILIP ROTH? Sesso rubato, premi vinti o persi. Curiose quadrature di cerchi che per troppo tempo sono stati chiusi. La deriva del movimento #metoo in una caccia alle streghe che sta finendo per colpire anche quelle di carta (a quando l’espulsione di “Lolita” dalle scuole di ogni ordine e grado? A quando la cancellazione di Philip Roth? Di Arthur Miller?) è un aspetto estremamente seccante di una rivoluzione giusta.

L'epurazione di passi, romanzi, poesie che da rapporti fra sessi anche violenti hanno preso spunto è altrettanto intollerabile

È intollerabile che le donne abbiano dovuto accettare per millenni lo status di “proprietà implicita” dell’uomo, è incredibile che questa sudditanza si sia espressa non solo in forma fisica ma anche verbale in modo quasi inconsapevole, come ha denunciato Paola Cortellesi lanciando il movimento “Dissenso comune”.

FERMIAMOCI PRIMA DELLE EPURAZIONI. Però, che questa giusta battaglia si trasformi nell’epurazione di passi, romanzi, poesie che da rapporti fra sessi anche violenti hanno preso spunto è altrettanto intollerabile, incredibile e profondamente ingiusto. Come sapeva bene Talleyrand, grande navigatore della Rivoluzione Francese, ogni grande sommovimento di terre e di uomini porta con sé la scomparsa violenta di innocenti. Per dirla con parole povere, qualcuno “ci finisce in mezzo” e ci lascia le penne.

NESSUNO TOCCHI NABOKOV E DE SADE. Sarebbe un peccato che fra queste vittime finisse Nabokov, o De Sade, o altri “maudit” che del corpo femminile (e talvolta pure maschile) hanno fatto oggetto d’uso, abuso e riflessione, anche e solamente onirica, talvolta. I roghi dei libri non sono mai un bel segnale, da qualunque parte arrivino. Anche da parte delle donne, quelle a cui fino all’altro ieri veniva chiesto di comprendere e compatire, manzonianamente.

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