Miami, crolla ponte pedonale: almeno sei morti

Redazione
15/03/2018

Come una scossa di terremoto. Così alcuni testimoni hanno raccontato il crollo di un enorme ponte pedonale ancora in costruzione,...

Miami, crolla ponte pedonale: almeno sei  morti

Come una scossa di terremoto. Così alcuni testimoni hanno raccontato il crollo di un enorme ponte pedonale ancora in costruzione, collassato a Miami su un'autostrada trafficata. Il ponte ha schiacciato le auto che erano in transito. Il bilancio provvisorio è di sei vittime. Altre nove persone sono state estratte vive e trasportate in ospedale.

LE RICERCHE CONTINUANO. Il capo dei vigili del fuoco, Dave Downey, ha riferito che i soccorritori stanno utilizzando strumenti ad alta tecnologia per captare e analizzare i suoni, nel tentativo di individuare eventuali altri sopravvissuti ancora intrappolati.

STRUTTURA DA 950 TONNELLATE. Il ponte, da 950 tonnellate, si trovava presso il campus della Florida International University ed era stato stato inaugurato lo scorso 10 marzo, malgrado fosse ancora da completare una parte della struttura.

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Le immagini aeree hanno mostrato i primi soccorritori sulla scena del disastro mentre cercano di aiutare le vittime e individuare le persone sotto le macerie. Nel crollo sono rimasti intrappolati otto autoveicoli.

La struttura, costata 14,2 milioni di dollari, attraversava una trafficata strada a sette corsie che collega il campus della Florida international university alla città di Sweetwater. Era stata iniziata nel 2017 ed era stata appena installata con tanto di cerimonia, lo scorso 10 marzo. La sua inaugurazione era prevista per i primi mesi del 2019. Saranno le indagini a stabilire i motivi che hanno portato al collasso di questo gigante lungo oltre 50 metri e largo quasi 10 metri, sotto le cui macerie ci sarebbero i resti dei veicoli che non hanno avuto scampo.

PROGETTATO DOPO LA MORTE DI UNO STUDENTE. Ironia della sorte, il ponte era stato progettato e finanziato dopo che lo scorso anno uno studente aveva perso la vita attraversando proprio quel tratto di strada, la Southwest 109th avenue che unisce il centro di Miami alla zona delle Everglades. Un tratto trafficatissimo e su cui spesso le auto passano a gran velocità. Si pensò allora di collegare l'ingresso settentrionale del campus universitario con Sweetwater, alla periferia di Miami, il centro abitato più vicino. Una svolta per la vita degli oltre 4 mila studenti che popolano l'ateneo, molti dei quali stranieri.

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Sul profilo Twitter della Florida international university un filmato del 10 marzo mostrava la fine dei lavori per la nuova struttura. «La nostra università riguarda la costruzione di ponti e la sicurezza degli studenti. Questo progetto compie la nostra missione meravigliosamente», era la dichiarazione del presidente dell'ateneo sul tweet.

Difficile dalle prime ricostruzioni capire le cause del disastro. Se siano legate a un difetto strutturale dell'opera (dunque un 'fallimento ingegneristico', come ha azzardato qualcuno a caldo) o se piuttosto a un errore nella fase di installazione della struttura. Un'inchiesta è stata già aperta dalle autorità cittadine e della contea di Miami-Dade. Sotto accusa in particolare potrebbe finire il sistema innovativo utilizzato per costruire il ponte, denominato Accelerated bridge construction: un metodo di costruzione – spiegano i media locali – grazie al quale si riducono i potenziali rischi per i lavoratori, per i pedoni e si riducono al minimo le interruzioni del traffico.

TRUMP PROMETTE AIUTI FEDERALI. Sul posto è arrivato insieme al resto delle autorità anche il governatore della Florida Rick Scott che si è messo a disposizione per coordinare i soccorsi. Anche il presidente americano Donald Trump è stato subito informato dei fatti, assicurando immediatamente aiuti federali se necessario. Intanto, anche se in questo caso si è trattato del cedimento di un manufatto nuovo di zecca, inevitabilmente riparte il dibattito a livello nazionale sull'inadeguatezza delle infrastrutture in tutta l'America. Inadeguatezza alla quale Trump ha più volte promesso di voler rispondere con un piano da 1.700 miliardi di dollari