Sergio Colombo

Chi è Cohen, l'avvocato che può incastrare Trump sul Russiagate

Chi è Cohen, l’avvocato che può incastrare Trump sul Russiagate

27 Luglio 2018 14.58
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L'incontro è di quelli che più imbarazzano la Casa Bianca. E che, nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate, rischiano di mettere il suo inquilino con le spalle al muro. Da una parte, Donald Trump Junior, figlio maggiore del presidente statunitense, Jared Kushner, senior advisor della Casa Bianca, e Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale del tycoon. Dall'altra, l'avvocato russo Natalia Veselnitskaya, che Associated Press definisce legata al governo di Mosca, e il lobbista russo-americano Rinat Akhmetshin. Al centro del vertice, tenutosi nel giugno del 2016 alla Trump Tower, la presunta offerta da parte dei russi di materiale compromettente su Hillary Clinton, a cui attingere nel percorso di avvicinamento al voto presidenziale di novembre 2016. Ma se partecipanti e oggetto dell'incontro erano già noti da tempo, il 27 luglio la Cnn ha rivelato che Donald Trump era al corrente di tutto. Il vero motivo di preoccupazione per l'attuale presidente, ancor più della notizia in sé (che ha prontamente smentito via Twitter), riguarda l'identità della gola profonda che l'ha divulgata: il suo ex avvocato personale, Michael Cohen.

OLTRE 100 REGISTRAZIONI DI TRUMP IN MANO AL FBI

Fonti vicine al dossier hanno fatto sapere che Cohen sarebbe disposto a testimoniare davanti al procuratore speciale che indaga sul Russiagate, Robert Mueller. Non solo. Stando a quanto riportato dal Washington Post, il Federal Bureau of Investigation (Fbi) è in possesso di oltre 100 registrazioni riguardanti il tycoon, realizzate in segreto dallo stesso Cohen e sequestrate dagli investigatori durante la perquisizione in aprile di dimore e uffici del legale. Cohen, indagato per frode bancaria e violazione del finanziamento elettorale in relazione a una società da lui costituita per pagare la pornoattrice Stormy Daniels, cercò di opporsi, invano, chiedendo a un giudice di impedire l’uso dei materiali raccolti nella perquisizione. In uno di questi nastri, si sente Trump dire a Cohen di «pagare cash» Karen McDougal, la modella di Playboy che afferma di aver avuto una relazione con il tycoon. Tuttavia, non è escluso che le registrazioni possano rivelarsi utili anche ai fini dell'inchiesta sul Russiagate. Soprattutto, gli eventi degli ultimi giorni mostrano un cambio di attitudine di Cohen nei confronti degli investigatori.

La storia del rapporto tra Trump e Putin in immagini

Il corteggiamento a distanza durò per tutte le primarie del 2016 e animò lo scontro tra Trump e la candidata Dem Hillary Clinton, da sempre ostile a Putin e dallo zar sempre ricambiata. A partire dall’ottobre di quell’anno però, il caso Russiagate iniziò a gettare la sua ombra sul rapporto tra i due, un’ombra che non ha mai smesso di mettere a rischio la loro relazione.

IL MR. WOLF CHE HA VOLTATO LE SPALLE AL PRESIDENTE

L'avvocato 51enne, in passato vice presidente della Trump Organization, co-presidente della Trump Entertainment e membro del board della Eric Trump Foundation, ha spiegato in una intervista alla Abc dello scorso 2 luglio di essere leale – prim'ancora che al presidente – alla propria famiglia e al proprio Paese. Tradotto: Cohen non ha intenzione di affondare con The Donald. Il quale, probabilmente conscio della mole di informazioni in possesso del suo ex avvocato, prima ha definito «una disgrazia» e «un attacco alla nostra nazione» la perquisizione a casa di Cohen, quindi si è scagliato via Twitter contro quello che una volta era il suo Mr. Wolf: «Quale razza di avvocato registra un suo cliente?». A ulteriore testimonianza del nervosismo di Trump, la trasmissione messa in piedi lo scorso 25 luglio da Fox News – megafono del presidente – per screditare Cohen, dipinto come immorale, opportunista e inaffidabile.

LE DUE INCOGNITE SULLA POSIZIONE DELL'EX LEGALE DI THE DONALD

Resta ora da verificare la consistenza di Cohen come eventuale testimone. Innanzitutto, per quanto concerne la sua effettiva volontà di chiudere un accordo con gli investigatori, irritati dalla divulgazione di alcune delle registrazioni su Trump: le ultime mosse di Cohen, infatti, potrebbero non essere altro che un tentativo di prendere pubblicamente le distanze da The Donald oppure, come ipotizza l'opinionista della Cnn Chris Cillizza, di spingerlo a concedergli il perdono presidenziale.

Se invece l'avvocato dovesse realmente mettersi a disposizione degli investigatori, magari dietro la garanzia di una condanna morbida per le accuse che deve fronteggiare, diventerebbe decisiva la sua capacità di dimostrare quanto detto sull'incontro della Trump Tower. Il racconto di Cohen è in netta contraddizione con quanto sostenuto dal presidente, che ha sempre negato di saperne alcunché: Cohen afferma di avere presenziato al meeting sulla Fifth Avenue e dice che l'allora candidato repubblicano, informato dell'offerta dei russi dal figlio, suggerì di proseguire con l'incontro. Tuttavia, per dare realmente una svolta alle indagini, Mueller avrà bisogno di ben altro. E chissà che un aiuto non possa arrivare proprio dai nastri della discordia.

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