Bullismo a scuola, l’Amaca di Michele Serra scatena le polemiche

21 Aprile 2018 16.40
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Bufera su Michele Serra, travolto da un fiume di critiche sul web per la riflessione sul bullismo ai danni degli insegnanti contenuta nella consueta rubrica L'Amaca pubblicata su Repubblica. In sostanza, sostiene Serra, gli episodi come quello di Lucca sono assai più frequenti negli istituti tecnici che nei licei classici e scientifici, a dimostrazione del fatto che l'educazione e il rispetto sono in qualche modi figli della classe sociale cui si appartiene.

«EDUCAZIONE PROPORZIONALE AL CETO SOCIALE». «Non è nei licei classici o scientifici, è negli istituti tecnici e nelle scuole professionali che la situazione è peggiore», scrive Serra, «e lo è per una ragione antica, per uno scandalo ancora intatto: il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole è direttamente proporzionale al ceto sociale. Cosa che da un lato ci inchioda alla struttura fortemente classista e conservatrice della nostra società (vanno al liceo i figli di quelli che avevano fatto il liceo), dall’ altro lato ci costringe a prendere atto della menzogna demagogica insita nel concetto stesso di “populismo”».

Parole che hanno scatenato la reazione indignata di molti, al punto da trasformare ben presto il nome del giornalista in trending topic su Twitter. E da sollecitare persino l'intervento di Matteo Salvini. «Per alcuni 'intellettuali' di sinistra i ragazzi che vanno agli istituti tecnici o professionali, i figli del popolo e non dei ricchi, sono più violenti e ignoranti, più spesso fanno i bulli a scuola», ha scritto su Twitter il leader della Lega. «Questo è vero razzismo, questa è vera ignoranza».

Tante le critiche rivolte a Serra per la sua interpretazione degli episodi denunciati nei giorni scorsi. Ma non sono mancati nemmeno gli interventi a difesa del giornalista, sostenuto da chi, nelle parole pubblicate su Repubblica, intravede una disamina meno superficiale di quanto si creda.

Lo stesso Serra ha affidato a un nuovo pezzo la spiegazione del significato della sua argomentazione. «In altri tempi qualcuno mi avrebbe accusato di fare del facile sociologismo di sinistra. Ma i tempi devono essersi ribaltati se ora sono accusato di rappresentare l'establishment contro il popolo», ha scritto sul sito di Repubblica replicando alle polemiche. «È diventato "contro il popolo"» – ha sottolineato – «ciò che a quelli come me, lungo una intera vita, è sempre sembrato il più potente argomento "a favore del popolo": denunciarne la subalternità economica e culturale, dire il prezzo che paga, il popolo, alla sua mancanza di mezzi materiali (i quattrini) e immateriali (la conoscenza, l'educazione). Non è più neanche un equivoco, è una vera e propria legge mediatica quella che negli ultimi anni bolla come "snob" ogni definizione possibile immaginabile del gap di classe».

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