Migrante morto nel Cpr di Ponte Galeria a Roma, indagine per istigazione al suicidio

Redazione
05/02/2024

Il 22enne, originario della Guinea, si è impiccato con un lenzuolo all'inferriata esterna della struttura. Sul muro del Centro ha lasciato un lungo messaggio che è al vaglio degli inquirenti insieme alle immagine riprese dalle telecamere di videosorveglianza.

Migrante morto nel Cpr di Ponte Galeria a Roma, indagine per istigazione al suicidio

Aperta un’indagine per istigazione al suicidio in relazione alla morte di un cittadino della Guinea che sabato 3 febbraio si è tolto la vita all’interno del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma. Ad avviarla è stata la procura che ha affidato il fascicolo al sostituto procuratore Attilio Pisani, il quale incaricherà il medico legale di effettuare l’autopsia sul corpo del 22enne. In base a quanto ricostruito, il giovane – che era arrivato nel Cpr dalla Sicilia, da pochi giorni – si è suicidato impiccandosi con un lenzuolo all’inferriata esterna della struttura. Gli inquirenti acquisiranno le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza presenti all’interno del Centro oltre al messaggio lasciato dal ragazzo prima di uccidersi.

Nel messaggio sul muro: «L’Africa mi manca molto e anche mia madre»

«Se morissi vorrei che il mio corpo fosse portato in Africa, mia madre ne sarebbe lieta», è scritto in francese sul muro dello stanzone nel quale il guineano ha vissuto i suoi ultimi giorni. Parole che rivelano la disperazione per un sogno tradito, quello di una vita migliore. La realtà è stata, invece, una reclusione lunga mesi. Diventata inaccettabile. «I militari italiani non capiscono nulla a parte il denaro. L’Africa mi manca molto e anche mia madre, non deve piangere per me. Pace alla mia anima, che io possa riposare in pace», si legge ancora nel messaggio.

La rivolta degli ospiti della struttura che secondo Pd e +Europa «va chiusa»

Il suicidio ha causato una rivolta degli ospiti della struttura, con il ferimento di due carabinieri e un militare dell’esercito. I disordini – con il lancio di sassi, il tentativo di incendiare un’auto e quello di sfondare una porta – sono stati sedati dalle forze dell’ordine, anche con il ricorso ai lacrimogeni. «Non c’è bisogno di aspettare le indagini per poter dire che luoghi come Ponte Galeria sono totalmente disumani. Non c’era bisogno di aspettare la morte di un giovane ragazzo per dire che questi posti vanno chiusi» ha affermato la garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone, accorsa nella struttura insieme ai parlamentari Cecilia D’Elia (Pd) e Riccardo Magi (+Europa). «Siamo», ha detto D’Elia, «tutti sconvolti per la morte del ragazzo. È surreale. Le condizioni sono pessime. Ponte Galeria va chiuso. L’avevamo già visitato a fine luglio e avevamo denunciato le condizioni terribili. L’episodio di questo ragazzo suicida deve mettere la parola fine su questo Cpr». Magi, infine, ha definito i Centri «buchi neri del diritto e dell’umanità».