Migranti, oltre 6 mila morti nel 2023 in viaggi verso la Spagna. Le Ong: «Numeri mai visti»

Redazione
09/01/2024

Lo rileva l'ultimo rapporto della no profit spagnola Caminando fronteras, che sottolinea come questi siano dati «che non possiamo normalizzare» e denuncia che il principale problema sia «l'omissione del dovere di soccorso come priorità». 

Migranti, oltre 6 mila morti nel 2023 in viaggi verso la Spagna. Le Ong: «Numeri mai visti»

Sono numeri drammatici quelli emersi dall’ultimo rapporto della Ong Caminando fronteras presentato martedì 9 gennaio a Madrid: 6.618 persone migranti sono morte nel 2023 nel tentativo di raggiungere le coste spagnole, un numero che equivale a 18 vittime al giorno. La Ong ha sottolineato come questi siano «numeri mai registrati prima, realmente terribili, che non possiamo normalizzare».

La rotta più mortale è quella delle Canarie

Caminando Fronteras opera dal 2002 per la difesa dei diritti delle persone e comunità migranti sulla frontiera occidentale euro-africana. Il report, che analizza i movimenti sulle principali rotte migratorie fra la frontiera marittima e terrestre della Spagna e la frangia costiera che va dal sud del Senegal all’Algeria, raccoglie dati di prima mano delle persone scomparse, sulla base di segnalazioni a un telefono di allerta degli stessi migranti e dei loro familiari. Informazioni poi incanalate all’Osservatorio per i Diritti umani, creato nel 2017. Fra le vittime della strage, 363 donne e 384 bambini e un totale di 84 imbarcazioni scomparse con il loro carico umano senza lasciare traccia. «Si conferma che quella delle Canarie è la rotta più mortale», ha spiegato Helena Maleno, la coordinatrice di Caminando Fronteras nel presentare l’investigazione. Il rapporto ha ricostruito 231 tragedie registrate sulle rotte migratorie alla frontiera euro-africana nel 2023.

 

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L’Ong: «Il principale problema è la proprietà del controllo dei confini e non dei diritti umani»

Il rapporto sottolinea il fallimento delle politiche europee in tema di immigrazione improntate sul controllo dei confini e sull’esternalizzazione della gestione degli stessi a Paesi autoritari o politicamente ed economicamente instabili. «Il principale problema è che si continua a dare priorità al controllo delle migrazioni invece che al diritto alla vita», ha dichiarato Maleno, denunciando in particolare «l’omissione del dovere di soccorso come priorità, le misure di controllo alle frontiere che attentano ai diritti umani dei migranti, i ritardi o la mancata attivazione dei mezzi di ricerca e salvataggio».