Barcone con 100 migranti naufraga al largo della Libia

Barcone con 100 migranti naufraga al largo della Libia

20 Gennaio 2019 14.06
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In balia del mare per ore e solo in nottata soccorsi da un cargo inviato dalla Libia, dove sono stati rispediti. Si è rischiata domenica 20 gennaio 2019 una nuova strage in quel Mediterraneo che continua a essere un cimitero dei migranti. Circa 100 persone hanno atteso l'aiuto su un barcone in avaria, 60 miglia al largo delle coste di Misurata. Ore di angoscia che sono terminate con l'invio dei soccorsi: in serata un mercantile dirottato sul posto dalla guardia costiera libica ha raggiunto la carretta, imbarcando i migranti. Al termine delle operazioni, il cargo Lady Sharm, battente bandiera della Sierra Leone, ha fatto ritorno in Libia, da dove il barcone era partito. Palazzo Chigi aveva sollecitato la guardia costiera libica affinché effettuasse quanto prima l'intervento. E alla fine il Viminale ha fatto sapere che tutti i 393 immigrati recuperati nella giornata di domenica sono stati portati indietro. In particolare, 143 a Tripoli, 144 a Misurata, 106 ad al-Khoms. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato così: «La collaborazione funziona, gli scafisti, i trafficanti e i mafiosi devono capire che i loro affari sono finiti. Meno partenze, meno morti, la nostra linea non cambia».

CAOS NEI SOCCORSI E POLEMICA DEI VOLONTARI

Questi i fatti. Nella mattinata di domenica Alarm Phone, il sistema di allerta telefonico utilizzato per segnalare imbarcazioni in difficoltà, ha ricevuto la segnalazione del natante in avaria al largo di Misurata. Ora per ora, minuto per minuto, ha raccontato via tweet il dramma delle 100 persone stipate nell'imbarcazione facendo il resoconto delle innumerevoli segnalazioni effettuate a Roma, La Valletta e Tripoli, quest'ultima indicata da tutti come autorità competente a coordinare i soccorsi. I volontari hanno raccontato: «Abbiamo chiamato sette numeri differenti della sala operativa della cosiddetta Guardia costiera di Tripoli, ma non abbiamo ricevuto risposta. Malta ci ha fornito un ottavo numero, che non rispondeva. Tutto questo è ridicolo. Ne basterebbe uno che funzionasse. Abbiamo avvisato Italia e Malta che la Libia non è raggiungibile. Nessuno ha attivato un'operazione di soccorso». Affermazioni respinte dalla Marina libica, che con il suo portavoce, il brigadiere Ayoub Gassem, ha smentito che le richiesta di soccorso siano state ignorate, sottolineando che in mattinata altri 140 migranti sono stati salvati da una motovedetta di Tripoli.

«STIAMO CONGELANDO, ABBIAMO PAURA DI MORIRE»

Dal canto suo la Guardia costiera italiana ha precisato che, non appena saputo dell'emergenza, «come previsto dalla normativa internazionale sul Sar ha immediatamente contattato la Guardia Costiera libica, nella cui area di responsabilità era in corso l'evento, che ha assunto il coordinamento e non potendo mandare propri mezzi perché impegnati nei precedenti soccorsi, ha inviato sul posto il mercantile della Sierra Leone». A bordo del barcone i naufraghi hanno trascorso ore drammatiche: «Stiamo congelando, la situazione è disperata, aiutateci. Abbiamo paura di morire», dicevano mentre imbarcavano acqua. Altri 47, salvati da un gommone che stava per affondare, sono stati portati sulla Sea Watch, sempre al largo della Libia, prima di essere rimpatriati. Dall'equipaggio hanno spiegato: «Nessuno ci dà informazioni, non sappiano cosa fare, quale sarà il porto dove attraccare, chiediamo istruzioni e restiamo in attesa. Siamo stati rimandati ai libici che però non rispondono. Non c'è modo di parlare con loro».

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