L’Ungheria di Orban rema contro Salvini sulla missione Sophia

28 Agosto 2018 18.29
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Restano inascoltate le richieste dell'Italia sulla revisione della missione Sophia. Dopo il mancato accordo sulla ripartizione in Ue dei migranti della Diciotti alla riunione degli sherpa di venerdì 24 agosto, martedì 28 il nulla di fatto si è registrato all'incontro degli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza (Cops). Oggetto del contendere: la modifica del piano operativo sui porti di sbarco dei migranti soccorsi dalle navi di EunavForMed Sophia, secondo il quale l'approdo è sempre in Italia, Paese che ha il comando della missione.

IL GOVERNO LEGA-M5S CHIEDE UN CAMBIO DI PASSO

Un cambio di passo che il governo a guida Lega e M5s vorrebbe entro fine agosto (anche se il mandato non scadrà prima di fine anno), e su cui preme, con particolare forza, il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Non a caso il vicepremier leghista ha messo in guardia: «Se non cambieranno le regole di alcune missioni internazionali e navali, ne faremo anche a meno». I Paesi europei, però, nicchiano. Compresa quell'Ungheria con cui Salvini ostenta l'intesa.

Nonostante Bruxelles abbia impresso un'accelerazione all'agenda dei lavori, con gruppi tecnici e riunioni del Cops anche ad agosto, il dossier arriverà irrisolto sul tavolo dei ministri della Difesa dei 28 alla riunione informale del 30 agosto a Vienna. Ma la Farnesina chiarisce: anche se «la persistenza di alcuni nodi da sciogliere a livello politico ha fatto sì che oggi, come peraltro previsto, non si siano potuti registrare significativi passi avanti, gli Stati membri hanno concordato sulla necessità di rivedere il piano operativo, incluse le regole d'ingaggio della missione, in tempi brevi». Il clima arroventato delle ultime settimane alimentato da continui scontri tra Roma e Bruxelles non ha aiutato, fanno notare fonti diplomatiche, riconoscendo tuttavia che al di là di questo i Paesi partner – che devono dare assenso unanime – sono piuttosto refrattari.

LA PAURA DEGLI STATI MEMBRI DI CREARE UN "PRECEDENTE"

In pratica, quello che emerge dai resoconti delle riunioni a porte chiuse delle ultime settimane è che gli Stati membri, pur riconoscendo la necessità di una responsabilità condivisa e del principio di solidarietà sulla gestione dei migranti, non ritengono che una discussione accelerata sul piano operativo della missione Sophia sia la sede appropriata per il negoziato sui porti di sbarco. Paesi come Francia, Spagna, Olanda e numerosi altri sembrano non volersi impegnare in una decisione che potrebbe costituire un precedente e risultare vincolante per sviluppi futuri sul dossier migratorio (compresa la revisione del regolamento di Dublino).

Pippo Civati sull’incontro Salvini-Orban e sul futuro della sinistra

DOMANDA. Finora però l’opposizione si è mostrata timida, diciamo… RISPOSTA. Dal punto di vista della dialettica politica, il caso della Diciotti ha creato la prima occasione perché una opposizione si manifestasse non tanto nell’attività dei politici, ma con una mobilitazione che è partita prima da poche persone, i famosi “quattro gatti” con cui la destra ci prende in giro, e poi è cresciuta.

Le cancellerie rimandano al dibattito più generale che viene portato avanti sulla base delle conclusioni del vertice dei leader Ue di giugno. Un piano che prevede anche l'avvio delle piattaforme regionali per gli sbarchi nei Paesi terzi ed i centri controllati in Europa, su base volontaria, su cui per il momento tutto è però piuttosto fermo. Proprio per tentare di far avanzare il lavoro sulle piattaforme regionali di sbarco, la presidenza austriaca di turno del Consiglio Ue ha convocato per il 29 agosto a Bruxelles una riunione tecnica straordinaria, proponendo uno schema di coordinamento per contattare potenziali Paesi terzi partner. Ma i tempi sembrano ancora piuttosto lunghi.

DAL 2015 OLTRE 44 MILA MIGRANTI SOCCORSI NELL'AMBITO DI SOPHIA

I migranti soccorsi nell'ambito di Sophia dal 22 giugno 2015, data del suo avvio ad oggi, sono stati 44.916. Nel 2018 sono state salvate 2.292 persone; 11.617 nel 2017; 22.885 nel 2016; e 7.402 nel 2015. Obiettivo principale della missione è la lotta ai trafficanti di esseri umani, mandato poi allargato al training dei Guardacoste e militari della Marina libica (ne sono stati addestrati 237), ai controlli sul rispetto dell'embargo Onu sulle armi e ad attività di informazione per contrastare il contrabbando di petrolio.

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