Libia, liberati i 350 migranti detenuti a Tajoura

Il governo di Fayez al-Sarraj ha deciso di liberare le persone nel centro bombardato da Haftar il 3 luglio scorso.

09 Luglio 2019 19.57
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Tripoli ha liberato 350 migranti dal campo di detenzione di Tajoura, sopravvissuti al sanguinoso raid aereo compiuto dalle milizie del generale Khalifa Haftar il 3 luglio e che aveva causato 53 di morti. Non è ancora chiaro se si tratti dell’avvio di quell’operazione di rilascio che il governo Sarraj ha minacciato, lasciando intendere di essere pronto a liberare migliaia di disperati (si era parlato di 6-7 mila). Per ora riguarda solo quelli finiti sotto le bombe di Haftar, come ha annunciato un tweet della sezione libica dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in cui lo stesso Unhcr ringrazia il ministero dell’Interno libico ricordando che si trattava di «350 persone ancora a rischio».

ANCORA INCERTE LE MOSSE DEL GOVERNO DI TRIPOLI

L’Alto commissariato dell’Onu ha assicurato che «fornirà assistenza attraverso il suo programma di risposta urbana», dando una vaga idea dell’immediato futuro di questi disperati giunti in Libia chiaramente per salpare verso l’Italia. Resta dunque da verificare se la decisione del governo di Sarraj sia legata solo alle condizioni di Tajoura dopo l’attacco, con molti dei migranti che avevano iniziato anche lo sciopero della fame. O sia l’inizio di quella liberazione di massa che teme l’Europa. Era stato il ministro dell’Interno Fathi Bashagha a rivelare che il governo di Accordo nazionale a Tripoli stava «considerando» la chiusura dei centri di detenzione e il rilascio di tutti i migranti «per tutelare le loro vite e la loro sicurezza», come aveva sintetizzato il suo dicastero, cercando evidentemente di dare la sveglia all’Europa.

GIÀ MILLE MORTI DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA DI HAFTAR

Il riferimento era stato a quasi 6.000 migranti (dato ufficioso Unhcr) detenuti in 24 centri sparsi per la Libia, di cui una quindicina sotto il controllo di Tripoli. Anche un portavoce del sedicente esercito di Haftar aveva dichiarato disponibilità a «cooperare» all’operazione, accusando Sarraj di usare i rifugiati come scudi umani in una guerra che in quattro mesi ha già superato i mille morti e lamenta oltre 5.500 feriti. Il raid della notte del 2 luglio, oltre a 53 vittime (cifra accreditata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu), aveva provocato anche più di 130 feriti. Terrorizzati dalla possibilità di un nuovo attacco, da giorni i migranti reclamavano di essere almeno trasferiti altrove e dall’8 luglio erano in sciopero della fame, come riferito dal sito Middle East Monitor. A causa delle pessime condizioni di vita dei centri di detenzione libici, una loro chiusura viene auspicata da tempo dall’Unhcr, il quale però ha chiesto che l’operazione venga «affiancata» da una «una presa di responsabilità» da parte dei Paesi europei per sostenere «piani di evacuazione»: insomma per evitare un disordinato fuggi-fuggi magari verso l’Italia in balia degli scafisti.

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