Migranti, Medici senza frontiere non firma il codice per le Ong

Migranti, Medici senza frontiere non firma il codice per le Ong

31 Luglio 2017 16.07
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Medici senza frontiere, una delle più note e importanti organizzazioni internazionali attive (anche) nel prestare soccorso in mare ai migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere le coste italiane, non ha firmato il codice di condotta per le Ong fortemente voluto dal governo Gentiloni dopo il vertice europeo di Tallinn.

L'annuncio è arrivato dal direttore generale di Msf, Gabriele Eminente, al termine dell'ultima riunione che si è svolta al ministero dell'Interno. «Riconosciamo l'approccio costruttivo del ministro Minniti e i passi in avanti rispetto alla volta scorsa», ha spiegato Eminente ai cronisti, «ma non firmeremo questo codice di condotta. Rispetteremo comunque i punti già condivisi dalla nostra organizzazione».

VIMINALE: «CI SARANNO CONSEGUENZE». «L'aver rifiutato l'accettazione e la firma del codice di condotta pone tali organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi, a partire dai controlli sulla sicurezza delle imbarcazioni stesse», ha replicato il Viminale.

NO ALLA PRESENZA DI POLIZIOTTI ARMATI SULLE NAVI. Ma perché Medici senza frontiere ha deciso di respingere il codice? È presto detto: «Il documento non sottolinea che il nostro obiettivo è salvare vite umane. E poi ci sono due punti in particolare su cui siamo contrari: la polizia a bordo e il possibile divieto di trasbordo su altre navi delle persone soccorse. In nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, nemmeno nei nostri ospedali», ha chiarito Eminente.

Anche l'organizzazione tedesca Jugend Rettet, fondata nel 2015 da giovani dell'alta e media borghesia che hanno scelto di salvare i loro coetanei in fuga da guerre e povertà, si è rifiutata di sottoscrivere il codice. Save the children ha deciso invece di accettarlo integralmente, con la seguente motivazione fornita dal direttore generale Valerio Neri: «Gran parte del codice di condotta indica cose che già facciamo e ci sono stati chiarimenti su un paio di punti che ci preoccupavano, quindi non abbiamo avuto problemi a firmare. Siamo convinti di aver fatto la cosa giusta e ci dispiace che altre Ong non ci abbiano seguito, ma evidentemente avevano sensibilità diverse».

APPUNTAMENTO AL VIMINALE "SNOBBATO" DALLE ONG. All'appuntamento organizzato dal Viminale hanno preso parte soltanto quattro organizzazioni: Medici senza frontiere, Save the children, Jugend Rettet e Moas. Le altre, sebbene coinvolte nelle operazioni di salvataggio nel Canale di Sicilia come documentato dalla Guardia Costiera (vedi infografica sopra), non si sono nemmeno presentate.

IL SÌ DEL MOAS: «CONTINUEREMO A SALVARE VITE». Il governo, tuttavia, oltre che da Save the children, è riuscito a incassare un sì anche da parte di una delle Ong più discusse e pubblicizzate degli ultimi anni: il Moas (Migrant Offshore Aid Station), fondato a Malta dall'americano Chris Catrambone e da sua moglie, l’italiana Regina Egle Liotta. Catrambone ha spiegato così la scelta di sottoscrivere il codice: «La nostra missione è da sempre quella di salvare più vite possibili in mare e questo documento ci permette di continuare a farlo. La firma non ha alcuna connotazione politica: siamo un'organizzazione umanitaria e in quanto tale indipendente. Andiamo avanti e rimaniamo grati al governo italiano, che ci permette di evitare che il Mediterraneo si trasformi in una tomba».

Il codice di condotta in 13 punti

Il codice di condotta messo a punto dall'esecutivo, nell'ultima versione presentata lunedì 31 luglio al Viminale, prevede 13 impegni. L'inosservanza dei quali può comportare «l'adozione di misure da parte delle autorità italiane» nei confronti delle Ong interessate, nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale. Ecco di cosa si tratta.

1) Non entrare nelle acque libiche, salvo in situazioni di grave e imminente pericolo, e non ostacolare l'attività della Guardia costiera libica.

2) Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione.

3) Non fare comunicazioni per agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti.

4) Attestare l'idoneità tecnica per le attività di soccorso. In particolare, viene chiesto alle Ong di avere a bordo anche la capacità di conservare eventuali cadaveri.

5) Informare il proprio Stato di bandiera quando un soccorso avviene al di fuori di una zona di ricerca ufficialmente istituita.

6) Tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull'andamento dei soccorsi.

7) Non trasferire le persone soccorse su altre navi, eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo e sotto il suo coordinamento, anche sulla base delle informazioni fornite dal comandante della nave.

8) Informare costantemente lo Stato di bandiera dell'attività intrapresa dalla nave.

9) Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni.

10) Ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, eventualmente e per il tempo strettamente necessario, funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico di esseri umani.

11) Dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità dello Stato in cui l'Ong è registrata.

12) Cooperazione leale con l'autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.

13) Recuperare, una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile, le imbarcazioni improvvisate ed i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini.

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