Andrea Prada Bianchi

Perché sui ricollocamenti dei migranti Salvini ha ragione

Perché sui ricollocamenti dei migranti Salvini ha ragione

09 Gennaio 2019 17.36
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Mentre sono stati sbarcati a Malta i 49 migranti delle navi Sea Watch e Sea Eye, con la promessa di otto Paesi europei (inclusa l'Italia) di accoglierne una parte, il ministro dell'Interno Matteo Salvini mantiene la linea dura sugli ingressi e prende le distanze dal premier Giuseppe Conte. Il premier maltese Josep Muscat ha annunciato il via libera all'accordo europeo sui profughi a bordo delle ong, dichiarando che Germania, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania, Lussemburgo, Olanda e Italia contribuiranno all'accoglienza. Ma secondo il leader del Carroccio non si può contare sul sistema di ridistribuzione. A sostegno della fermezza nella chiusura dei confini italiani, Salvini ha pubblicato su Twitter quella che per lui è la prova dell'inaffidabilità dei Paesi europei quando si parla di ricollocamenti.

I RICOLLOCAMENTI PROMESSI NON VENGONO REALIZZATI

«L'estate scorsa i Paesi europei si erano impegnati a prendere 650 migranti sbarcati in Italia, ma solo 150 sono stati effettivamente redistribuiti», ha ricordato, pubblicando su Twitter i dati del Viminale che mettono in luce la differenza tra i ricollocamenti promessi dai Paesi europei e quelli effettivamente avvenuti.

Il ministro fa riferimento sia ai 477 sbarcati a Pozzallo il 16 luglio del 2018, recuperati dalle navi Protector e Monte Sperone, sia ai 177 sbarcati il 26 agosto a Catania dalla nave Diciotti. Per quanto riguarda lo sbarco di Pozzallo, gli accordi a livello europeo prevedevano che Germania, Portogallo, Spagna, Malta e Francia avrebbero dovuto accogliere 50 persone, mentre l'Irlanda ne avrebbe colti 20, per un totale di 270. Ma i trasferimenti effettivi sono stati 129: 23 persone sono andate in Germania, 50 in Francia (unico Paese che ha preso tutta la quota prevista), 19 in Portogallo, 16 in Irlanda, 21 in Spagna e nessuno a Malta.

DALLA DICIOTTI SOLO 16 IN IRLANDA

Per quanto riguarda invece i 177 sbarcati a Catania dalla Diciotti, solo 16 migranti sono stati ricollocati in Irlanda, che aveva promesso di riceverne 20-25. Cento di loro sono stati accolti nella struttura della Cei di Rocca di Papa. Successivamente, la Conferenza episcopale italiana ha diviso i migranti in diverse diocesi sul territorio italiano. Altri 20 sarebbero dovuti andare in Albania, ma la mano tesa di Tirana si è scontrata con i regolamenti europei sulle migrazioni. Il sistema normativo in materia di protezione internazionale dell'Albania non è conforme al Sistema Comune Europeo di Asilo e ogni migrante trasferito deve accettare di uscire dall’Ue, altrimenti si violerebbe il principio di non respingimento. All'ottobre 2018, nessun migrante della Diciotti risulta essere andato in Albania.

Il problema dei ricollocamenti è sostanzialmente di tipo politico. L'accordo raggiunto sulla questione migranti dai Paesi Ue nel giugno 2018 ribadisce il carattere “volontario dei reinsediamenti all'interno dell'Unione (una sottolineatura voluta fortemente dal gruppo di Visegrad). La conseguenza è che questi avvengono di volta in volta, nelle situazioni di emergenza, in base ad accordi ad hoc tra i singoli Paesi e al di fuori dei meccanismi europei. Si tratta sostanzialmente di accordi sulla fiducia tra le capitali e in quanto tali non vincolanti. «I tentativi di costituire un sistema condiviso e prevedibile per lo sbarco delle persone soccorse nel Mediterraneo», fa sapere l'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, «hanno fatto progressi molto lenti, nonostante le proposte avanzate congiuntamente da Unhcr ed Oim. Continua pertanto a prevalere un approccio ad hoc e le persone salvate nel Mediterraneo aspettano giorni o settimane prima di poter sbarcare a terra».

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