La Sea Watch ha soccorso 52 migranti al largo della Libia

Redazione

La Sea Watch ha soccorso 52 migranti al largo della Libia

La Ong accusa le autorità di Tripoli che non sarebbero intervenute. E sottolinea: «Abbiamo rispettato il diritto internazionale». Ma Salvini attacca: «È una nave pirata, useremo il decreto sicurezza bis».

12 Giugno 2019 16.02
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La “Sea Watch 3” ha soccorso 52 migranti al largo della Libia. E sottolinea di averlo fatto nel rispetto del diritto internazionale, accusando le autorità di Tripoli di non essere intervenute in alcun modo per dare aiuto ai naufraghi.

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La Ong tedesca ha scritto su Twitter che i migranti erano a bordo di un gommone in difficoltà a circa 47 miglia da Zawiya. Sono stati avvistati dall’aereo di ricognizione Colibri e la Guardia costiera libica è stata allertata. Sempre secondo la Sea Watch, Tripoli avrebbe comunicato di aver assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso. Ma la nave della Ong, giunta nei pressi del gommone, non avrebbe trovato alcun mezzo in azione. Ha quindi proceduto al salvataggio prendendo a bordo tutti i migranti, tra cui nove donne e tre bambini, «come il diritto internazionale impone». La “Sea Watch 3” si trova ancora nella zona di Search and rescue (Sar) libica, in attesa di indicazioni.

BANCO DI PROVA PER IL DECRETO SICUREZZA BIS

L’11 giugno il governo italiano ha varato il decreto sicurezza bis, che prevede multe da 10 mila a 50 mila euro per le navi che non rispettano il divieto di ingresso nelle acque territoriali. A imporlo, per motivi di ordine e sicurezza pubblica, può essere direttamente il ministero dell’Interno, sentiti i ministeri della Difesa e dei Trasporti e informando la presidenza del Consiglio. In caso di reiterazione del “reato”, è prevista la confisca dell’imbarcazione.

SALVINI: «È UNA NAVE PIRATA»

Queste misure puntano a colpire proprio le navi della Sea Watch e di Mediterranea, le uniche due Ong ancora operative nel Mar Mediterraneo. E il titolare del Viminale, Matteo Salvini, è pronto a usarle: «Se la “Sea Watch 3” farà rotta verso l’Italia impediremo l’accesso alle nostre acque territoriali». Per il leader della Lega parliamo di una «vera e propria nave pirata, a cui qualcuno consente di violare ripetutamente la legge». La “Sea Watch 3” sarebbe intervenuta «in zona Sar libica, anticipando la Guardia costiera di Tripoli pronta a intervenire e già in zona». Dunque, sempre secondo Salvini, se la nave facesse rotta verso il nostro Paese «metterebbe a rischio l’incolumità delle persone a bordo, sottoponendole a un viaggio più lungo e disobbedendo alle indicazioni di chi coordina le operazioni di soccorso». Rimane il fatto che la Commissione europea e l’Alto commissariato Onu per i rifugiati non considerano la Libia un porto sicuro e giudicano i centri di detenzione presenti nel Paese nordafricano «luoghi spaventosi dove i diritti umani non sono garantiti».

L’UNHCR SI APPELLA AL PARLAMENTO

L’Unhcr si è anche appellato al parlamento italiano, chiedendo modifiche al decreto sicurezza bis in sede di conversione in legge del provvedimento. Il testo dovrebbe mettere al centro «la protezione dei rifugiati e il salvataggio di vite umane», perché salvare vite umane «costituisce un imperativo umanitario consolidato ed è anche un obbligo derivante dal diritto internazionale». Nessuna nave o nessun comandante «dovrebbe essere esposto a sanzioni per aver soccorso imbarcazioni in difficoltà». E alla luce delle numerose violazioni dei diritti umani e dell’uso generalizzato della detenzione nei confronti delle persone soccorse o intercettate in mare, «nessuno dovrebbe essere riportato in Libia».

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