Milan determinato e la Juve torna Juve

Andrea Del Carlo
13/12/2010

La Lazio si ferma, il Napoli prova a diventare grande.

Se la sorte del Caribù nostrano corre sul filo dei numeri e solo il 14 dicembre sapremo se verrà impallinato dai franchi tiratori, il futuro dello spagnolo Raphael Benitez invece riserva ben poche sorprese. Il tecnico nerazzurro infatti sarebbe già sulla strada di casa se l’Inter il 15 non si giocasse la semifinale ad Abu Dhabi contro i coreani della Seongnam.
Massimo Moratti ha maturato la decisione dopo la figuraccia europea contro il Werder Brema e con tutta probabilità nemmeno l’eventuale conquista della Coppa Intercontinentale, trofeo a cui il presidente tiene comunque in modo particolare, cambierà il destino di Benitez.
Per un cambio in corsa Moratti potrebbe scegliere fra Simeone e Walter Zenga, due traghettatori che potrebbero precludere a un ulteriore avvicendamento a fine stagione. Con l’Inter impegnata negli Emirati Arabi, alle prime in classifica conviene fare punti e allungare la distanza dal gruppo nerazzurro; un nucleo di campioni che pur malconcio è in grado, governato dalla mano giusta , di riconquistare rapidamente le posizioni perdute.
Così il Milan, ospite di un Bologna in piena crisi societaria ma non di risultati, affronta la partita da subito con grinta e determinazione, mettendo al sicuro il risultato prima con un gol in spaccata volante di Boateng su cross preciso di Ibrahimovic, poi con Robinho innescato da Boateng ed infine con lo svedese su lancio illuminante di Pirlo. Robinho è un folletto in mezzo al campo e con i suoi movimenti agevola gli inserimenti dei centrocampisti. Erano in pochi a scommettere sul brasiliano; il suo ritorno nel calcio di alto livello è un ulteriore merito da riconoscere a Massimiliano Allegri.
Il Napoli vince a Genova (1-0) con un colpo di testa di Hamsik e si rivela, finalmente, squadra capace di condurre al termine partite con spirito di sofferenza. Tra le due squadre, le cui tifoserie sono gemellate, nasce un incontro sporco, combattuto a centrocampo e di poche occasioni da gol; una brutta partita insomma, ma una bella prova di maturità dei partenopei che consolidano con orgoglio il secondo posto in classifica.
Negli altri due anticipi di sabato 11, le vittorie in rimonta di Udinese e Palermo su Fiorentina e Parma. Dal rientro di Fabrizio Miccoli, cioè dai primi di novembre, il Palermo ha vinto cinque partite su sette e ha perso solo da Milan e Napoli. Lippi, da fine stratega, non avrebbe convocato il Romario del Salento ai mondiali in Sudafrica, infortunio o meno. Considerata la prolificità dell’equipe nazionale, e lo stato di forma di Miccoli (19 gol quella stagione in campionato), una scelta poco lungimirante. Per l’avventura azzurra (sic), Lippi scartò pure Antonio Cassano, che il 13 dicembre sarà probabilmente svincolato dalla Sampdoria. Fossi un direttore sportivo di serie A non mi fare scappare l’occasione, se non altro per movimentare un po’ la vita del club.
Nel fondo classifica le vittorie in casa del Brescia con la Samp (1-0), del Cagliari con il Catania (3-0) e del Lecce con il Chievo (3-2). Donadoni aveva chiesto in settimana ai suoi ragazzi più gioco sulle fasce per cercare i colpi di testa degli attaccanti ed è stato evidentemente accontentato. Nella tripletta di Nenè due gol provengono infatti da cross laterali e il terzo da calcio d’angolo. I risultati positivi di tre dirette concorrenti alla salvezza demoralizzano il Bari sconfitto dalla Roma di un Claudio Ranieri piuttosto agitato, soprattutto nel dopopartita. A fronte di una squadra decimata dagli infortuni, prevaricata dalla classe arbitrale ed inseguita dalla sfortuna cosmica, la Roma avrebbe dovuto stravincere. Ed invece la partita finisce uno a zero, e per quasi un quarto d’ora i ragazzi di Ventura hanno anche provato a giocarsela. La salvezza del Bari è quotata come lo era il secondo posto di Pupo e Filiberto con “Italia amore mio”. C’è sempre una speranza, insomma.
Juventus e Lazio si giocano nel posticipo domenicale il ruolo di prima inseguitrice dei rossoneri. Delneri, prima della partita, ha tenuto a precisare che Gigi Buffon, quando rientrerà a gennaio dall’infortunio, si giocherà il posto in squadra come tutti gli altri. Considerata la storia di Buffon, in particolare la scelta che egli fece l’anno di serie B, e le qualità sportive del numero uno azzurro si tratta di una precisazione di dubbio gusto e del tutto superflua. Nel primo tempo, al vantaggio bianconero risponde immediatamente Zarate, le squadre si mettono in apprensione, il ritmo rallenta e il gioco si fa poco lucido. Nella seconda parte dell’incontro emerge la maggior densità di gioco della Juventus e la Lazio paga l’estemporaneità della sua manovra, imperniata sulle ripartenze di Zarate e di un apatico Hernanes. Gli ingressi di Del Piero, Simone Pepe e la maggior intraprendenza di Krasic determinano il guizzo di intensità che poi, a pochi secondi dal termine, produrrà il gol decisivo del serbo. Nel complesso, tenuto conto della caparbia voglia di vincere dimostrata, la Juventus merita i tre punti.