Milano, il comandante Barbato lascia e salva Sala

Alessandro Da Rold
03/08/2017

A palazzo Marino c'è chi l'ha definito “l'escamotage”. Antonio Barbato lascia il comando della polizia locale di Milano, viene spostato...

Milano, il comandante Barbato lascia e salva Sala

A palazzo Marino c'è chi l'ha definito “l'escamotage”. Antonio Barbato lascia il comando della polizia locale di Milano, viene spostato ad altro incarico e toglie le castagne dal fuoco al sindaco Giuseppe Sala, da giorni in imbarazzo per l'inchiesta sulla società di sicurezza che lavora a palazzo di Giustizia. Ma a mettere in difficoltà il primo cittadino non sono state tanto le indagini che hanno travolto il consigliere comunale Franco D'Alfonso (la sua posizione è stata archiviata ndr), quanto la posizione stessa del sindaco confrontata con quella di Barbato. Se infatti il comandante dei vigili non è indagato, a rischiare un rinvio a giudizio è Sala, da prima di Natale protagonista delle inchieste che la procura generale ha riaperto su Expo 2015. È accusato di turbativa d'asta e falso.

DECIDE LA GIUNTA. Che effetti politici avrebbe potuto avere cacciare un non indagato? Per di più dopo essersi autosospeso dalla carica di sindaco non appena ricevuto un avviso di garanzia: una scelta che fu respinta dalla prefettura anche perché non prevista dalla legge. È questa la domanda rimbombata per una settimana tra gli uffici di piazza della Scala, nel momento in cui sui quotidiani sono iniziate a comparire le notizie sul numero uno dei vigili che decideva di far pedinare un collega da parte di una società di sicurezza. Incalzato dalle opposizioni, Sala ha aspettato a prendere una decisione, rimandando anche interventi in Consiglio comunale. Poi ha preferito lasciare la patata bollente nelle mani del comitato etico per la Legalità guidato dall'ex magistrato di Mani Pulite Gherardo Colombo. La risposta era scontata: a decidere deve essere la Giunta. «La risposta a questo quesito», si legge nel parere, «evidentemente richiede una valutazione che esula dalle competenze del Comitato, per cui ci si rimette alla decisione che l’autorità comunale riterrà adatta al caso in esame». Quindi il sindaco.

LO SCONTRO POLITICO. E così alla fine è Barbato che lascia, gesto che consente a Sala di dire «mi dispiace per Barbato ma obiettivamente ha fatto una sciocchezza. Non è stato esonerato ma ha chiesto di essere destinato ad altro incarico. Considerando tutto quello che è successo, è incompatibile con la guida del corpo dei vigili». Non è un caso che in queste ore nei corridoi di palazzo Marino si dica che a essersi salvato è soprattutto Sala. E se il Pd, con il capogruppo Filippo Barberis, dice appunto di valutare «positivamente la richiesta del Comandante della polizia locale di essere spostato ad altro incarico», dall'altra parte il capogruppo di Milano Popolare Matteo Forte spiega: «La sinistra finisce sempre per avvitarsi sul giustizialismo: non voleva giustamente cacciare Barbato solo per notizie di stampa, ma si affida ad un Comitato presieduto da un ex magistrato sperando che quest'ultimo faccia per lei il lavoro sporco».

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Sullo sfondo della contesa politica si muove l'inchiesta della procura di Milano, che lo scorso maggio ha portato al commissariamento della società di vigilanza privata che opera all'interno del tribunale. A rimanere impigliata nella rete degli investigatori coordinati dal capo della Direzione distrettuale antimafia (Dda) meneghina Ilda Boccassini è stata la galassia Securpolice dei fratelli Alessandro e Nicola Fazio. Fu uno degli arrestati nella stessa operazione – l'ex sindacalista Uil Domenico Palmieri, che per i pm favoriva i buoni uffici tra la politica e i Fazio ritenuti vicini al clanc Laudani – a presentare uno dei fratelli a Barbato.

L'INDAGINE DELLA DDA. Il comandante è stato sentito nel corso dell'indagine della Dda di Milano come teste perché lo stesso Palmieri, così ha dichiarato a verbale Barbato, «mi disse di chiedere a Fazio di seguire Cobelli in modo da controllare come utilizzasse le ore di permesso sindacale». Mauro Cobelli è l'agente della polizia locale che nel 2016 denunciò lo stesso ormai ex comandante Barbato al tribunale del lavoro per attività sindacale. L'allora comandante rispose a sua volta con una denuncia per truffa ai danni dell'amministrazione pubblica contro Cobelli, reo, secondo Barbato, di aver «usufruito di permessi sindacali quando era di turno serale dalle 17 alle 24, il sabato e la domenica». Da qui la proposta di Palmieri a cui Barbato, mette ancora a verbale davanti ai pm, «credo di aver risposto “si, vediamo”, o una cosa del genere. Ma poi non se ne fece più nulla».

REGGENZA PRO TEMPORE A GHIRARDI. Alla richiesta dei pm se un comportamento del genere fosse normale, Barbato giunge alle stesse conclusione del comitato Legalità guidato da Colombo: «In funzione del mio incarico non sarebbe stato conveniente né eticamente corretto che io avessi utilizzato questo Fazio per far seguire un mio dipendente con cui vi era un contrasto, difatti anche se ho accettato la proposta di Palmieri non se ne è fatto mai niente». Nella mattinata del 3 agosto, dopo la nota del comitato Colombo, la svolta. Al momento la reggenza della Polizia locale di Milano sarà assunta temporaneamente dal vice comandante Paolo Ghirardi. Poi ci sarà un bando. Ma intanto dopo l'estate si tornerà a parlare di questioni giudiziarie in Comune, anche perché il gup di Milano dovrà decidere sul rinvio a giudizio del primo cittadino nell'inchiesta su Expo 2015.