Milano, interrogata ancora Nadia Macrì

Redazione
24/01/2011

Sono arrivate a Milano, negli uffici della Procura, le carte relative alle indagini difensive svolte dagli avvocati Niccolò Ghedini e...

Milano, interrogata ancora Nadia Macrì

Sono arrivate a Milano, negli uffici della Procura, le carte relative alle indagini difensive svolte dagli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo, difensori di Silvio Berlusconi, nell’ambito del caso Ruby, che vede il premier indagato per concussione e prostituzione minorile. 
Secondo quanto si è appreso da fonti legali, la difesa ha fatto pervenire agli uffici della Procura di Milano decine e decine di pagine con i contenuti degli esiti delle loro indagini difensive previste dal codice di procedura penale e svolte sulla vicenda. Si tratterebbe, secondo indiscrezioni, dei «raccontì fatti anche da molte delle ospiti» alle cene del presidente del Consiglio.
ASCOLTATA LA MACRI’. È durato circa due ore intanto il secondo interrogatorio di Nadia Macrì davanti ai magistrati milanesi che indagano sul cosiddetto caso Ruby. La giovane escort emiliana, che ha detto di aver avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi assicurando di aver visto Ruby ricevere soldi dal premier, è stata sentita nell’ufficio del Pm Antonio Sangermano, uno dei magistrati titolari dell’inchiesta. Si tratta del secondo faccia a faccia: i pm milanesi l’avevano ascoltata già venerdì 21 gennaio 2011 come persona informata dei fatti. Ma la Macrì non aveva convinto del tutto gli inquirenti, per una serie di  incongruenze tra la sua versione e quanto emerso durante le indagini. La Procura intende verificare con cautela le sue dichiarazioni, per verificare se non si tratti di una «polpetta avvelenata». Al termine dell’interrogatorio il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati ha rilasciato uno stringato commento:  «Nadia Macrì e’ stata sentita due volte a lungo e stiamo sottoponendo ad attenta verifica tutte le sue dichiarazioni».  Secondo fonti giudiziarie, nel giro di due settimane i pm Boccassini Forno e Sangermano potrebbero poi formulare la richiesta di giudizio immediato a carico del presidente del Consiglio.