Peppino Caldarola

Salvini è un antipapa da birreria che va restituito al luppolo

Salvini è un antipapa da birreria che va restituito al luppolo

Il vicepremier è figlio del rincoglionimento collettivo per cui basta avere alcune idee usate prese nel mercatino dei reazionari per essere autorizzati a fare “la qualunque”. Anche dare la linea al pontefice e alla Chiesa.

20 Maggio 2019 06.58

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Lo dico con franchezza: o Matteo Salvini è completamente scemo o sta mettendo in piedi un movimento che, unico in Occidente, tende a creare una struttura autoritaria che si impadronisca dello Stato e, come nelle peggiori dittature – in questo caso comuniste – dette le sue leggi alla Chiesa.

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La sceneggiata di piazza Duomo con il rosario in mano, l’invocazione alla Madonna, la sollecitazione della contestazione al papa fanno parte di un salto di qualità che, lo ripeto, o è frutto di un progetto pazzesco o è figlio di una coglioneria senza pari. Non dico quale delle due ipotesi scelgo anche per evitare a me e al direttore di questo giornale una querela. Il rapporto fra Stato e Chiesa, facciamo data dal Dopoguerra ad oggi, ha conosciuto diverse stagioni. Però ha avuto un andamento regolare. Via via che i tempi evolvevano la Chiesa faticosamente tendeva a stare dietro alla secolarizzazione con faticose aperture fino alla stagione francescana in cui il tema della misericordia ha rivoluzionato il rapporto fra Vaticano, fede personale e società.

SALVINI VUOLE FARSI PREMIER, PAPA, MINISTRO DI POLIZIA E PASTORE DI ANIME

Abbiamo conosciuti stagioni in cui la Chiesa è stata molto impegnata politicamente. L’Italia è stato terreno prediletto di questo scontro fra sinistra e strutture ecclesiali. Un grande scrittore di destra, Giovannino Guareschi, ne ha dato un ritratto memorabile e umanissimo. Poi sono venuto preti di confine, fra cui don Milani, e papi di dialogo da Giovanni XXIII alla sofferta stagione di Paolo VI. Abbiamo avUto papi guerrieri, come il papa polacco Karol Wojtyła che ha accelerato la caduta del comunismo dell’Est e infine siamo arrivati al papa «venuto da lontano» che ha preso il posto di un mite intellettuale, Joseph Ratzinger, amato dalle destre ma di cui non si è capito bene il messaggio pastorale.

Salvini è un peccatore incallito e non ha il culto del lavoro, che anzi evita

In mezzo a questi processi profondi, sofferti, dolorosi si inserisce un ragazzo attempato, tutto “piazze e birra”, che vuol fasi premier e papa, ministro di polizia e pastore di anime, irregolarissimo nella vita personale ma fonte di norme per la vite degli altri. Non è un fenomeno che può essere iscritto nella tradizione luterana. Salvini è un peccatore incallito e non ha il culto del lavoro, che anzi evita. Né rimanda alla Chiesa anglicana che vede al suo vertice simbolico un laico, come la regina, ma conosce uno straordinario pluralismo interno.

IL CAPO DELLA LEGA È FUORI CONTROLLO, VA FERMATO

Salvini è semplicemente figlio di tempi in cui un quisque de populo sa come allenare il Milan, veste come un ragazzino con problemi, decide come si amministra lo Stato e come si governano le anime. È figlio del rincoglionimento collettivo per cui basta avere alcun idee usate prese nel mercatino dei reazionari per essere autorizzati a fare “la qualunque”. Ci sono italiani che vanno dietro a questo funanbolo che visibilmente non crede a niente. Il cinismo di Salvini merita una puntata di Fox Crime, tanto è privo di connotato etico-morali appena accettabili.

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Colpisce che non ci sia ancora stata una ripulsa nei suoi confronti. È stata tale la degenerazione morale del Paese, la perdita di riferimenti, la sconfitta dell’identità nazionale da far proliferare fenomeni da baraccone che non fanno ormai neppure ridere. L’urgenza di uno schieramento che fermi quest’uomo privo di controllo che con il rosario in mano vuole prendere il potere in Italia, entusiasmando Vittorio Feltri perché lo sottrae alla sua noia atavica, è assolutamente evidente. Lo dico alla sinistra, io che alla sinistra ho spesso raccomandato di evitare cattive compagnie. Anche in cattiva compagnia ma questo personaggio, questo antipapa da birreria va restituito al luppolo, al canto di canzonacce, al sogno di una diva della tuvùcon cui, una volta presa, non sa cosa fare.

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