Milano, s’illumina lo sponsor

Redazione
24/12/2010

di Antonietta Demurtas e Daniele Lorenzetti Di che colore è il Natale? Rosso? Dorato? Bianco? Blu? Dipende. A Milano se...

Milano, s’illumina lo sponsor

di Antonietta Demurtas e Daniele Lorenzetti

Di che colore è il Natale? Rosso? Dorato? Bianco? Blu? Dipende. A Milano se si tende al tradizionalismo sulla lingua in cui scrivere le insegne di auguri, non si è certo integralisti sui colori. Anzi a guardare le principali vie della città, quest’anno non è il rosso ma il rosa shocking, o forse shopping, la nuance natalizia meneghina.
LUMINARIE CON LO SPONSOR – La marcia trionfale inizia ai caselli daziari di Porta Venezia, prosegue sotto l’arco di Porta Romana, e approda al cuore della movida in Largo la Foppa: tre luoghi simbolo illuminati grazie al sostegno di un noto quotidiano sportivo che fa proprio del rosa il suo manifesto. E se in Porta Venezia il giornale ha deciso di sponsorizzare un’installazione del progetto ‘Led di artista’,  qualcosa ha pur sempre voluto in cambio: inserire in bella vista il proprio logo. In zona Moscova invece, a quanto è riuscito a spiegare il direttore artistico del Festival delle luci led, Marco Amato, «è stata un’agenzia creativa a proporre direttamente l’installazione natalizia completa di albero, luci e logo dello stesso giornale». Piazza che vai, marchio che trovi. Nel centralissimo largo Cairoli, a pochi passi dal Castello Sforzesco dove è stata spostata a suon di polemiche la ‘torre di luce’ all’inizio destinata a piazza Duomo, ai piedi dell’installazione luminosa troneggia il mega-stand della Audi, lo sponsor principale del Festival. In via Manzoni è stato Jean Paul Gaultier a confezionare un pacchetto ‘tutto compreso’ acquistato dal comune, e le storiche luminarie sono state sostituite da luminosi boccioni di profumo ad altezza d’uomo. Almeno fino alla settimana di Natale, quando le bocce griffate sono sparite, rimpiazzate dalle luci d’antan.

Quando il marchio colora la luce

PROGETTI CHIAVI IN MANO – Ufficialmente, tante ingegnose soluzioni sono un modo per rispondere ai tempi di crisi. Il comune che ha sempre messo mano al portafogli per decorare la città (700 mila euro stabiliti nel 2009 come cifra necessaria ad acquistare una parte delle luminarie tradizionali e divisi così: 630mila nel bilancio 2010, il resto nel bilancio 2011), ha preferito stavolta farsi dare una mano da agenzie pubblicitarie e grandi marchi. E dire che a Natale 2009 l’assessore all’arredo urbano Maurizio Cadeo annunciava trionfante che gli 84 chilometri di luminarie in stile liberty sarebbero bastati per almeno tre o quattro anni. Dodici mesi dopo, non è già più tempo di art decò. Il Natale diventa brandizzato.
DA VIA PADOVA AL LORENTEGGIO – Non bastava il tira e molla sulle luminarie multietniche di via Padova, quattro chilometri di auguri in tutte le lingue del mondo prima fatti smontare dall’ assessore in quanto «troppo costosi e provocazione ghettizzante» e poi rimontati dopo la mediazione del sindaco. Non bastava l’incidente, per fortuna non letale, del cuore luccicante di Swarowsky appeso in Galleria Vittorio Emanuele e crollato addosso a una malcapitata passante. O la querelle sul negozio-bomboniera targato Tiffany in piazza Duomo, che ha fatto infuriare l’arciprete Manganini ed è stato ridimensionato in extremis aumentando la quota degli incassi da devolvere in beneficenza. 
Di certo, il passeggio natalizio sotto la Madonnina riserva autentiche sorprese come le poetiche altalene luminose di piazza san Fedele, adorate dai bimbi di passaggio, o la scritta “Allegria!” di via Lorenteggio, altro ‘progetto d’artista’ ispirato alle frasi di Mike Bongiorno che ha fatto storcere il naso a qualcuno ma, rivela l’assessore, è stato lo stesso presidente dell’associazione commercianti di via a scegliere: «la logica che ci ha animato è stata anche quella del risparmio»

Manifesti e auguri personalizzati

I MANIFESTI DELL’ASSESSORE – Spulciando le carte delle delibere comunali, si scopre tuttavia che solo per il Festival Led Light palazzo Marino ha sborsato 850 milia euro negli ultimi mesi. Di questi duecentomila sono finiti in campagne di comunicazione. A inizio dicembre il volto dell’ assessore Cadeo, grande regista dell’operazione, appariva sui giganteschi manifesti del Festival Led Light. Niente logo del comune, ma in compenso in bella evidenza il marchio dello sponsor. E in primo piano il profilo di Cadeo e uno slogan dal sapore pre-elettorale: ‘Milano illuminata di nuova luce e di antichi valori’.
Interpellato da Lettera43.it, l’assessore risponde che l’idea è venuta agli stessi sponsor, che hanno poi concesso gratuitamente alcuni spazi per le affissioni: «Sinceramente non mi hanno avvisato e l’ho scoperto solo dai manifesti. D’ altronde è vero che il festival Led l’ ho inventato io con i miei collaboratori». Che sarebbero poi due consulenti, retribuiti con un contratto di collaborazione annuale da 75mila euro ciascuno: Beatrice Mosca, giornalista esperta di design (e nipote di Maurizio) e il collega Marco Amato. «Sugli sponsor non sono io la persona deputata a rispondere» spiega la Mosca a Lettera43, «quel che posso dire è che in molti quest’anno hanno fatto confusione tra le luci di Natale, le luminarie sponsorizzate, e le opere d’artista in led disseminate per la città e ispirate alle esperienze analoghe di Lione o Parigi. Il prossimo anno magari anticiperemo il Festival a novembre, per evitare sovrapposizioni». Magari. In attesa dell’anno che verrà, poiché anche le luci, che siano bianche o rosa, led o lampadine intermittenti dovranno pur comunicare qualcosa, sul tetto di palazzo Marino è comparsa da qualche giorno un’altra scritta: «Il sindaco vi augura buone Feste».