Maurizio Stefanini

Chi è Milena Bertolini, il commissario tecnico della Nazionale italiana femminile di calcio

Chi è Milena Bertolini, il commissario tecnico della Nazionale italiana femminile di calcio

Difensore, da allenatrice ha vinto praticamente tutto. E ora ci prova coi Mondiali di Francia. Profilo della Pep Guardiola di Correggio.

09 Giugno 2019 12.31

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È una delle due allenatrici che in Italia ha il patentino per allenare anche squadre maschili; scrive libri; e, soprattutto, è il commissario tecnico della Nazionale di calcio femminile azzurra che ha conquistato una storica qualificazione ai Mondiali francesi 2019, proprio subito dopo l’altrettanto storica eliminazione degli Azzurri dalla Russia.

Una grossissima soddisfazione per Milena Bertolini: un particolare tipo di atleta, allenatrice, intellettuale, politica e femminista al tempo stesso e tutto insieme, che ha curato un volume dal titolo particolarmente polemico di Giocare con le tette e che ama citare a memoria una ricca antologia di sciocchezzaio maschilista accumulatosi contro il calcio femminile in oltre un secolo. Da «il calcio non è sport da signorine» detto dal mediano della Pro Vercelli Guido Ara nel 1909, al «Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche» attribuita al presidente della Lega nazionale dilettanti Felice Belloli nel 2015.

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Classe 1966, nata a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, Milena Bartolini fin da bambina ha amato il calcio. Tanto che un anno chiese alla Befana di portarle un pallone invece delle bambole. Con quello giocava assieme a coetanei maschi su campetti e prati. Ebbe anche la fortuna di trovare genitori che non la ostacolarono, e anzi la tesserarono con la Correggese. Dicono che il ruolo di difensore centrale la irrobustì ulteriormente. Così apprese a dare e prendere botte senza misericordia e a far crescere i muscoli. A 18 anni debuttò in serie B con la Reggiana, dopo tre stagioni passò al Modena; poi tornò alla Reggiana, dove nel 1988 vinse la Coppa Italia; poi al Prato; e nel 1990-91 ancora alla Reggiana, dove vinse il primo scudetto.

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LA CARRIERA DI CALCIATRICE E LE PARENTESI POLITICHE

Nel 1991-92 andò in Sardegna, alla Women Sassari. Nel 1992-93 al Bologna. Nel 1993-94 all’Agliana, in provincia di Pistoia. Nel 1994 diventò assessore per lo Sport e i Servizi sociali a Correggio in una Giunta a guida Pds, proprio mentre iniziava a giocare nella Fiammamonza, squadra che per lo meno formalmente faceva capo a un ente di promozione sportiva di area Msi. Tra 1996 e 1998 col Modena vinse due scudetti consecutivi e una Supercoppa. Nel 1999 venne eletta consigliere provinciale a Reggio Emilia con i Ds. Durante questa consigliatura terminò la sua carriera di calciatrice sul campo, con una stagione al Pisa e due nella Foroni Verona. Nel 2001 aggiunse al diploma da geometra una laurea in Scienze motorie. Dal 2000 è anche consigliere federale della Figc.

UNA GUARDIOLA AL FEMMINILE

Vice-allenatrice dal 2002 e allenatrice dal 2003, sempre con la Foroni partì subito col botto di uno scudetto e una Supercoppa. Poi dal 2004 al 2011 con la Reggiana vinse tre Panchine d’Oro e la Coppa Italia. Ma il tetto lo toccò col Brescia, dove conquistò nel 2013-14 la terna scudetto- Panchina d’Oro-Supercoppa; nel 2014-15 l’accoppiata Panchina- Coppa Italia; nel 2015-16 addirittura la quaterna scudetto-Panchina-Coppa Italia-Supercoppa. Inserita nella Hall of Fame del calcio italiano, dal 2017 è ct della Nazionale. E dopo aver vinto tutto adesso prova col Mondiale. Gli intenditori la definiscono un Guardiola al femminile. Molto attenta alla particolarità del fisico e della psicologia femminile nella preparazione, ha il vezzo di non farsi chiamare “Mister” ma “Miss”.

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