Nuova indagine contro Mimmo Lucano per truffa e falso ideologico

Nuova indagine contro Mimmo Lucano per truffa e falso ideologico

12 Aprile 2019 12.03
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Nuovi guai giudiziari in arrivo per il sindaco sospeso di Riace Mimmo Lucano.

La Procura di Locri ha emesso un avviso di conclusione delle indagini a suo carico dove vengono contestati i reati di truffa e falso ideologico in relazione alla gestione dei migranti nel centro della Locride, materia per la quale lo stesso Lucano fu arrestato nell'ottobre del 2018. Con lui, nel procedimento per il quale è stato emesso l'avviso, sono indagate altre nove persone.

OTTO EPISODI DI TRUFFA CONTESTATI A LUCANO

Sono otto gli episodi di truffa che gli vengono contestati. Lucano viene accusato, in particolare, «di avere indotto in errore», è scritto nel capo d'imputazione, «il ministero dell'Interno e la Prefettura di Reggio Calabria ricorrendo all'artificio di predisporre una falsa attestazione», a firma dello stesso sindaco, «in cui veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti esistenti nel territorio del Comune di Riace erano rispondenti e conformi alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico-sanitarie, laddove così in effetti non era, essendo quegli appartamenti privi di collaudo statico e certificato di abitabilità, documenti indispensabili per l'utilizzo sopra specificato e per come richiesto dal manuale operativo Sprar e dalle convenzioni stipulate tra il Comune di Riace e la Prefettura di Reggio Calabria».

IL PROSSIMO 11 GIUGNO PARTE IL PROCESSO DELL'INCHESTA XENIA

Un altra grana che va a sommarisi al processo previsto per il prossimo 11 giugno, quando, sempre a Locri, Lucano sarà giudicato insieme ad altri 26 indagati nell'ambito dell'inchiesta denominata Xenia condotta dalla Guardia di finanza con il coordinamento della Procura di Locri sulla gestione dei migranti a Riace, conosciuto in tutto il mondo e assurto a modello di integrazione. Lo ha stabilito il Gup di Locri Amelia Monteleone al termine di sette ore di camera di consiglio e dopo un'udienza andata avanti per cinque giorni. Adesso la contesa tra la Procura di Locri che aveva originariamente sostenuto anche le ipotesi di reato di associazione per delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d'ufficio e malversazione poi rigettate dal Gip e la difesa di Lucano affidata agli avvocati Andrea Daqua e Antonio Mazzone, che fino all'ultimo hanno chiesto il non luogo a procedere, si sposta nel processo.

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