Nuove minacce alle magistrate di Lecce: recapitata lettera scritta col sangue

Redazione
23/11/2023

Un altro episodio intimidatorio si era verificato a settembre, costringendo giudice e pm a finire sotto scorta. Alla base potrebbe esserci il blitz antimafia che ha colpito il clan mesagnese Lamendola - Cantanna della Sacra corona unita.

Nuove minacce alle magistrate di Lecce: recapitata lettera scritta col sangue

Le magistrate Francesca Mariano e Carmen Ruggiero, rispettivamente giudice e sostituto procuratore della Dda del tribunale di Lecce, hanno ricevuto delle nuove minacce di morte dopo che già la scorsa estate erano state destinatarie di missive minatorie spedite dal carcere. Per quei fatti entrambe erano finite sotto scorta e ora, con la nuova offensiva, è stato elevato ancor di più il livello della loro sicurezza personale dal comitato per l’ordine e la sicurezza. Entrando nello specifico dei nuovi fatti, il giudice Francesca Mariano ha ricevuto una lettera di due pagine scritta con il sangue nella quale le sono rivolte delle minacce di morte che includono anche la collega pm.

Il blitz antimafia potrebbe essere la causa delle minacce

Dietro queste ripetute minacce di morte nei confronti delle due magistrate di Lecce potrebbe esserci il blitz antimafia denominato Wolf, con cui il 18 luglio 2023 è stato colpito fortemente il clan mesagnese Lamendola – Cantanna organico alla Sacra corona unita. L’operazione, condotta tra le province di Lecce e Brindisi dalla Dda leccese e dai carabinieri, vedeva la sua genesi nei provvedimenti restrittivi emessi dalla giudice Francesca Mariano su richiesta della sostituto procuratore della Dda del Tribunale di Lecce Carmen Ruggiero.

Gli episodi della scorsa estate

Come detto, non è la prima volta che le due magistrate di Lecce si trovano ad avere a che fare con delle minacce di morte. A settembre 2023 erano state entrambe destinatarie di offensive contenute in una lettera uscita dal carcere, con Carmen Ruggiero che, qualche settimana prima, era stata aggredita con un taglierino da un imputato durante l’interrogatorio. Da queste minacce avrebbe comunque preso le distanze il presunto boss Gianluca Lamendola, arrestato il 18 novembre dopo ben quattro mesi di latitanza.