Cos’è la mini Tav e quali sono le posizioni del governo

01 Marzo 2019 12.00
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Una telefonata a Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte, per chiedere e poi ottenere una smentita del presunto orientamento favorevole del presidente del Consiglio nei confronti della cosiddetta mini Tav. L'ala più combattiva del M5s si è mossa nella mattinata del primo marzo, allarmata per le indiscrezioni di stampa su un ridimensionamento della grande opera indicato come possibile compromesso all'interno del governo. Risultato: ennesimo slittamento della decisione finale. Luigi Di Maio ha bollato il progetto come una «supercazzola». Mentre la sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha dichiarato: «Non si capisce neanche di cosa stiamo parlando. Cos'è questa mini Tav?».

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Un dubbio che probabilmente non appartiene solo a lei. Si tratterebbe, in sostanza, di una versione meno costosa dell'Alta velocità Torino-Lione, a cui il M5s potrebbe anche dire sì. Questo scenario aveva ulteriormente preso piede dopo la scelta del governo di rimandare la decisione sul progetto. Le prese di posizione ufficiali, però, sono andate in un'altra direzione. Palazzo Chigi ha infatti chiarito che «il premier Giuseppe Conte non ha aperto a nessuna ipotesi di mini Tav, né ha mai richiesto un ulteriore contributo all'analisi costi-benefici dell'opera, contributo che è stato invece sollecitato dal ministero dei Trasporti». Il ministero stesso ha spiegato che il supplemento di analisi, riguardante «solo la parte italiana del tunnel di base e la tratta nazionale», è stato prodotto dal gruppo di lavoro del professor Marco Ponti ed è comunque «molto negativo, circa -2,5 miliardi nello scenario realistico».

LA PALLA PASSA AL MINISTRO TONINELLI

Cosa diversa sarebbe invece, fanno notare i pentastellati, puntare su un progetto alternativo come ad esempio l'allargamento del tunnel del Frejus, che alcuni tecnici ritengono sostenibile e altri bocciano. Al netto dei costi che sarebbero sensibilmente inferiori, stimati tra 1,2 e 1,8 miliardi di euro. Se dunque il "sondaggio" del premier doveva servire a tastare il terreno, la risposta del M5s è stata ancora negativa. E l'unica strada percorribile, come detto, sembra essere quella del rinvio. Se il ministro Danilo Toninelli dovesse decidere di autorizzare l'avvio dei bandi, forte del fatto che possono essere fermati entro 6 mesi, da un lato metterebbe per il momento a tacere i Sì Tav e riuscirebbe anche a stoppare il referendum che il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, vorrebbe lanciare. Dall'altro sarebbe un boccone amaro da far digerire politicamente ai No Tav, almeno fintanto che i bandi non venissero revocati. Toninelli, d'altra parte, visitando il cantiere per la ricostruzione del Ponte di Annone Brianza crollato il 26 ottobre 2011 ha ribadito «profondamente, come M5s, il no alla Tav senza alcun pregiudizio». Poi ha aggiunto: «La Tav può anche servire e sono felice se dopo il 2070 serve, ma io sono il ministro delle Infrastrutture e mi sento responsabile se domani crolla un altro ponte e muore qualcuno, anche se giuridicamente non lo sono, perché avrei potuto impiegare le risorse della Tav per fare manutenzione a quella infrastruttura».

LA FRANCIA ATTENDE

Intanto il ministro francese dell'Economia, Bruno Le Maire, nel corso del Forum economico franco-italiano di Versailles ha sottolineato l'esigenza di migliorare i collegamenti tra la Francia e l'Italia e ha ribadito che il suo Paese è «favorevole» al proseguimento dell'opera. «Ora aspettiamo che l'Italia prenda posizione su questo dossier», ha concluso Le Maire.

TRIA È FIDUCIOSO

Gli ha risposto il nostro ministro dell'Economia, Giovanni Tria: «Credo che il governo stia andando verso quella direzione». Il titolare del Tesoro ha aggiunto che nell'esecutivo «ci sono posizioni differenti, ma credo che ci sarà un'evoluzione positiva perché sono i fatti che portano in quella direzione. Del resto c'è una legge sulla Tav e per cambiarla ci sarebbe bisogno di un'altra legge, ma non credo che andrà così».

CONFINDUSTRIA PREME PER IL SÌ

Allo stesso Forum erano presenti anche la Confindustria e il Medef, Movimento delle imprese di Francia, che si sono detti determinati a sostenere il «completamento della rete Ten-T e di tutti i principali progetti infrastrutturali necessari per attuarla. In particolare la linea ad alta velocità Torino-Lione, anello ancora mancante del corridoio Mediterraneo».

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