Cosa sono i minibot

Redazione

Cosa sono i minibot

Bankitalia, Bce e mercati li vedono come fumo negli occhi. Ma per Borghi potrebbero dare una spinta alla domanda interna. E anche Giorgetti e Salvini li difendono.

07 Giugno 2019 18.53
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I minibot sono un surrogato dei titoli di Stato. Non vengono messi all’asta dal Tesoro con un rendimento deciso dai mercati, ma rappresentano un titolo infruttifero e privo di scadenza. Di taglio equivalente a 5, 10, 20, 50 o 100 euro. Inoltre, mentre i titoli di Stato sono ormai dematerializzati, nelle intenzioni dei loro fautori i minibot sarebbero destinati alla circolazione cartacea. E nel formato e nei colori imiterebbero le banconote in euro attualmente in circolazione.

UN PASSO VERSO L’USCITA DALL’EURO?

Anche per questo in molti considerano i minibot un passo verso l’uscita dell’Italia dall’euro. Ancor di più dopo che una mozione non vincolante approvata alla Camera li ha indicati come possibile mezzo per pagare i debiti della Pubblica amministrazione. La Banca d’Italia, e poi la Banca centrale europea, hanno tuttavia ravvisato dei rischi, perché i minibot finirebbero col funzionare come una moneta parallela. Il governatore della Bce, Mario Draghi, è stato lapidario: «I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale». Approccio condiviso anche dalla Confindustria.

BORGHI È IL SOSTENITORE PRINCIPALE

Ma secondo il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi, i minibot «non sono una moneta». E se è vero che sono debito, «non sono nuovi debiti, perché derivano da debiti già esistenti che lo Stato ha verso i fornitori e i cittadini». Sempre secondo Borghi, i minibot potrebbero dare «una spinta alla domanda interna» ed essendo cartacei non potrebbero «essere spesi in giro per il mondo o su Amazon, ma solo per fare acquisti nel commercio al dettaglio: negozi, bar, ristoranti». Potrebbero essere utilizzati da privati e imprese anche per pagare beni e servizi che hanno a che fare con lo Stato come le tasse, i carburanti o i biglietti ferroviari.

GIORGETTI NON CHIUDE LA PORTA

Il 7 giugno di minibot ha parlato anche il sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti: «Tutte le soluzioni nuove sono contestate. Non dico che siano la Bibbia, ma sono una proposta per accelerare i pagamenti. Una delle possibilità, una delle soluzioni. Ma la strada maestra è quella della crescita».

L’IDEA PIACE PURE A SALVINI

E il vicepremier Matteo Salvini ha ribadito il concetto: «Al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia non piace lo strumento dei minibot? A me piace quello che piace agli italiani».

LE CRITICHE DEGLI ECONOMISTI

Di segno decisamente opposto il giudizio di Tommaso Monacelli, professore ordinario di Economia all’Università Bocconi di Milano. Il quale, in un articoli su lavoce.info, ha definito i minibot «una favola». Spiegando che, se sono emessi per pagare le tasse, «sarebbero del tutto identici a un taglio delle imposte o, in modo equivalente, a un incremento del debito pubblico». Se invece venissero utilizzati per pagare i creditori della Pubblica amministrazione, sarebbero del tutto inutili. Perché lo Stato non farebbe altro che scambiare una passività con un’altra passività. Perché dunque ricorrere ai minibot? L’unica ragione per farlo sarebbe quella di tassare implicitamente le imprese creditrici: «Se un’impresa venisse pagata in minibot oggi, potrebbe scontare il proprio credito solo più tardi, al momento di pagare le tasse dovute».

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