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Salvini sfida Draghi sui minibot

Salvini sfida Draghi sui minibot

È la mina che rischia di compromettere la trattativa di Conte e Tria con Bruxelles. Il leader della Lega e Giorgetti agitano lo spettro. No comment da Palazzo Chigi. Ma il tema sarà al centro del vertice di governo della prossima settimana.

07 Giugno 2019 21.54

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La Lega rilancia sui minibot. L’uno-due di Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti è un messaggio diretto a Mario Draghi. Il presidente della Banca centrale europea ha appena bocciato l’idea del Carroccio di pagare i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese con un surrogato dei titoli di Stato: «O sono valuta e quindi sono illegali, oppure sono debito e fanno salire lo stock», aveva scandito il 6 giugno il governatore della Bce.

PER GIORGETTI I MINIBOT SONO UNA «POSSIBILITÀ»

Il 7 giugno la Lega ha voluto marcare una posizione di segno quasi opposto: «I minibot non sono la Bibbia, ma sono una possibilità», ha detto infatti Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. E il vicepremier Salvini ha risposto a Confindustria, che aveva bollato i minibot come valuta da Monopoli: «Qua c’è l’emergenza di pagare i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti di famiglie e imprenditori. Sono decine di miliardi di euro che sono già debito dello Stato, quindi in che forma restituirli è tutto da valutare e ci stiamo ragionando».

PALAZZO CHIGI NON COMMENTA

Ma la scelta di ingaggiare un duello con Draghi stupisce gli alleati del M5s, che non hanno commentato le uscite dei leader della Lega. Così come nulla è trapelato da Palazzo Chigi. In serata fonti leghiste sono tornate a battere sullo stesso tasto, facendo notare che i mercati non avrebbero reagito male. I minibot sono «una» delle soluzioni, non «la» soluzione. E anche Giorgetti, per la verità, ha precisato che «la strada maestra» da seguire è sempre quella della crescita, che però stenta a realizzarsi. Mentre la sfida ai dettami della Bce incarna in pieno lo spirito con cui la Lega intende affrontare i temi economici che coinvolgono le istituzioni europee.

DI MAIO VUOLE METTERE LE MANI SUL RESIDUO DEL REDDITO

I minibot sono la mina che rischia di compromettere la trattativa di Giuseppe Conte e Giovanni Tria con Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione. Perciò saranno un tema centrale nel vertice che Conte dovrebbe avere con Salvini e l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, tra il 10 e l’11 giugno. Anche il leader del M5s ha fatto le sue rivendicazioni preventive, chiedendo che gli 1,3 miliardi di residuo del reddito di cittadinanza e quota 100 vadano a finanziare misure a sostegno della famiglia, non il taglio del deficit.

IL RIMPASTO SI FA, MA NON SI DICE

Il vertice servirà anche ad affrontare il nodo del decreto sicurezza bis, atteso in Consiglio dei ministri nella giornata di martedì prossimo, ma su cui il M5s continua ad avere dei dubbi. E servirà anche a chiarire, dopo l’ultimatum del premier, se il governo può andare avanti. Come andare avanti è un altro paio di maniche. Salvini per la prima volta ha evocato non solo una «squadra più compatta», ovvero un rimpasto; ma anche la revisione del contratto di governo. Il M5s non intende però ridiscuterlo. Quanto al rimpasto, Salvini chiederà a Conte di nominare un leghista come nuovo ministro agli Affari europei. E Di Maio avrebbe già detto sì anche all’indicazione di un leghista come futuro commissario europeo. Si citano i nomi di Lorenzo Fontana per la prima casella, e dello stesso Giorgetti come commissario europeo.

TONINELLI E GRILLO VERSO L’USCITA?

Di Maio sarebbe inoltre disposto a ‘sacrificare’ Danilo Toninelli (al suo posto potrebbero arrivare Stefano Patuanelli o Mauro Coltorti) e Giulia Grillo. Il primo si è limitato a dire: «Lavoro per gli italiani». La ministra della Salute, invece, si è detta pronta alle dimissioni in caso di tagli alla sanità. E mentre torna a circolare il nome di Alessandro Di Battista per un posto di sottosegretario alla Farnesina, restano sospetti reciproci e attriti.

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Commenti: 2

  1. Bazooka Vs Rosario, Realtà Vs Favole. Mmmh

  2. la sintesi di Draghi è perfetta e bisogna essere proprio dei leghisti per non comprenderla

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