La ministra Eugenia Roccella: «Facevamo più figli sotto le bombe di quelli che facciamo adesso»

Valentina Sammarone
30/01/2024

Intervenuta all’incontro promosso dall'Università Cattolica dal titolo Sostenere la natalità: le sfide per la comunicazione, ha parlato del cambiamento in atto nella società che influenza la scelta delle donne sul tema della maternità.

La ministra Eugenia Roccella: «Facevamo più figli sotto le bombe di quelli che facciamo adesso»

La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella è intervenuta all’incontro dal titolo «Sostenere la natalità: le sfide per la comunicazione», promosso dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) e dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari (ALTEMS) dell’Università Cattolica, con il contributo incondizionato di Farmindustria. L’evento si è tenuto a Roma a Palazzo Baldassini e per l’occasione la ministra è tornata sull’importanza della natalità nel nostro Paese.

Roccella: «La natalità non è legata ai problemi di povertà»

«La denatalità e una diversa concezione della genitorialità sono legate allo sviluppo e a nuovi stili di vita. Questo è il punto fondamentale. Dobbiamo fare i conti con nuovi bisogni, creando condizioni diverse da quelle di un tempo, per rendere possibile la realizzazione di un desiderio genitoriale», ha esordito la ministra che ha continuato spiegando che «la prima cosa sbagliata sulla natalità, la più diffusa è che sia legata a problemi di povertà. Sul piano individuale e di aree sociali è ovviamente legata anche a problemi economici, su cui il governo ha già cominciato ad intervenire, seppur con tutti i limiti di risorse che purtroppo abbiamo; ma in realtà la denatalità, in senso più ampio, è una sorta di accompagnamento allo sviluppo, cioè man mano che i Paesi escono fuori da condizioni di sottosviluppo decresce la natalità». Questo è accaduto «anche nel nostro Paese noi, come diciamo spesso, facevamo più figli sotto le bombe di quelli che facciamo adesso, che ci troviamo invece in una condizione di benessere e di welfare diffuso».

La ministra insiste: «Maternità fa paura, ma non siete sole»

Nel corso del suo intervento, ha insistito sul concetto di maternità e su come possa far paura alle ragazze: «L’alfabetizzazione sanitaria può incidere sulla considerazione della fertilità e in generale sulla maternità, perché oggi alle ragazze che non hanno esperienza di bambini bisogna far sapere che non sono sole, che quando anche vogliono essere madri possono essere accompagnate. Perché la maternità fa paura, fa paura il parto, per esempio, che oggi non è più considerato un evento scontato e naturale nella vita delle donne ma viene visto con timore, come qualcosa che non fa parte del percorso naturale della vita e che mette un po’ di ansia. […] Dobbiamo anche diffondere la comunicazione su tutto questo in maniera diversa, ricordando che la maternità e la genitorialità sono fatti naturali, che noi certo medicalizziamo perché abbiamo un Servizio sanitario nazionale notevole, efficienti ed inclusivo, ma che in realtà richiede soprattutto consapevolezza della donna».