#Vestocomevoglio e la moda esulta: brava ministra Bellanova

La mise della titolare all'Agricoltura per il giuramento al Quirinale era perfetta. Ma ancora di più lo è stata la risposta agli hater. Che dimostra personalità e sense of style.

08 Settembre 2019 09.00
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La moda italiana ha una nuova eroina o, per usare il lessico del settore, una nuova icona: Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura del governo Conte bis, detto bisConte. Senza essersi neanche scambiata un messaggio sul cellulare, lì davanti allo schermo del televisore, la compagine dei commentatori di costume, società e affini è, siamo, stata concorde nel trovare perfetto l’ormai famoso l’abito blu Cina che la ministra indossava per il giuramento al Quirinale.

UNA MISE LEGGIADRA E FRIZZANTE

Il tubino di organza e chiffon a volant ton sur ton che le ondeggiavano attorno quando camminava aveva un che di leggiadro e frizzante che le si addiceva molto e che ne esaltava anche il collo, lasciato libero dalla pettinatura corta. I social, aizzati da Daniele Capezzone che non ricordiamo mai benissimo quale lavoro svolga, l’hanno invece coperta di insulti per la sua scelta di stile e di accuse per il suo curriculum.

QUEL BODY SHAMING INACCETTABILE

Rilievi sulla licenza di terza media a parte – nel suo caso del tutto ininfluenti perché chiunque abbia avuto a che fare con il Mise sa che tutti i ministri delle ultime legislature, e in particolare Federica Guidi, portavano la viceministra Teresa Bellanova in palmo di mano come grande esperta di questioni sindacali e ottima mediatrice (ricordo, in caso, che Danilo Toninelli è laureato) – tutti abbiamo trovato inaccettabile il body shaming di cui è stata fatta oggetto, e da Oscar la risposta che ha dato agli hater il giorno successivo, postandosi in abito giallo a pois neri: «Visto che l’abito di ieri ha elettrizzato molti, ho voluto provare questa mise oggi, che ne dite? #vestocomevoglio».

ALLA MODA PIACE CHI CREA UNO STILE, NON CHI LO SEGUE

Fra gli account dei commentatori di moda, cronaca e società – ne cito due fra i tanti – Maria Corbi, Andrea Batilla e un famoso comunicatore che per anni ha affiancato Ivan Scalfarotto al Mise, Marco Nardella Romagnoli – si è levato un visibilissimo applauso. Azzardo una previsione: da questo momento in poi, mi/ci piacerà infinitamente tutto quello che la signora sceglierà di indossare. A prescindere: pois, righe orizzontali e verticali, chiffon e cotonine. Perché alla moda piacciono gli iconoclasti, gli assertivi, le persone spiritose e sicure di sé, chi detta la linea, gli autoironici, i #vestocomevoglio. Interessa e intriga chi crea uno stile, non chi lo segue, e questo nonostante il fine ultimo della moda sia vendere abiti e borse in infinite copie. Ci sono sempre spazio e opportunità per combinarli in modo nuovo, e la ministra Bellanova, quel modo, lo conosce, per istinto e per intelligenza.

UNA QUESTIONE DI PERSONALITÀ

Le icone degli ultimi decenni, le muse dei grandi stilisti, sono state Isabella Blow, Anna Piaggi, Carine Roitfeld, Anjelica Huston, Bianca Jagger, Paloma Picasso, Inès de la Fressange; oggi, Anna Dello Russo, Giovanna Battaglia, Olivia Palermo. Donne di età, corporatura, cultura diverse, ma accomunate da quella speciale verve che prende la definizione di sense of style e che si potrebbe sintetizzare in un unico sostantivo: personalità. Nessuna di loro è mai stata una donna da tailleurino beige e mezzo tacco, e se la moda fosse un fatto di vestiti, e lo stile di denaro, non sarebbero mai stati oggetto di dibattiti e di affannose ricerche personali.

L’INNATO BUON GUSTO ITALIANO? SOLO UN LUOGO COMUNE

Dunque, abbiamo un nuovo hashtag, #vestocomevoglio, cercheremo tutti di farne buon uso. Un appunto a margine in merito agli spericolati consigli di eleganza che ho letto rivolti alla signora Bellanova sui social da parte di certe donne di cui mi sono divertita ad andare a vedere il profilo, scoprendole fotografate con la t-shirt slandra e i pantaloni stazzonati. Inizio davvero a pensare che, al pari di tanti altri luoghi comuni, per esempio che l’Italia sia un popolo di santi, poeti e navigatori, vi si mangi bene e la gente sia generosa, anche il nostro innato buon gusto sia un’esagerazione. O, meglio, una leggenda

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