Minniti di destra? No, è solo un nostagico dell’ala militare del comunismo

Peppino Caldarola
07/08/2017

Contro i migranti il ministro si fa portavoce di una guerra ai poveri. Dando credito all'uso della forza come mezzo di giustizia.

Minniti di destra? No, è solo un nostagico dell’ala militare del comunismo

Da decenni siamo invasi da stereotipi. Prevalgono quelli di destra, di una nuova destra, anche se alcuni sono vecchissimi. Ci siamo imbattuti nella idea della demolizione salvifica dello Stato, nel primato dell’individualismo, nel mito del facile arricchimento, della personalizzazione estrema della politica. Nessun argine è stato costruito per fermare questa avanzata di stupidaggini. Per di più si è accettata una rilettura della storia d’Italia che mostra tracce profonde di analfabetismo.

L'ITALIA HA PERDUTO LA SUA IDENTITÀ COMUNE. Si va dalla storia recente (l’Italia governata dopo la guerra dai comunisti) a quella più lontana (la Resistenza come luogo di assassini di poveri italiani fedeli al regime precedente) a quelle lontanissime (come l’idea che il dramma dell’Italia viene dal Risorgimento, mito leghista che oggi, attraverso il passa parola, diventa fenomeno pubblico e istituzionale anche al Sud, come si può vedere dall’istituzione in Puglia della giornata della memoria per briganti e borboni). È stata rasa al suolo una cultura immensa che aveva tenuto assieme il Paese costruendone una identità comune e un collante sociale. Nessun contrasto c’è stato, anzi, spesso da sinistra sono venute compiacenza verso alcune di queste idee di cui si è addirittura appropriati.

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Ci sarebbero ancora migliaia di esempi sul perché la battaglia politica in Italia sia stata persa dalle forze di sinistra quando hanno smesso di dotarsi di idee-forza e hanno accettato il prevalere di una scadente propaganda di destra. Molti intellettuali liberali hanno partecipato con voluttà a questa demolizione di idee, passioni, principi, in nome della fine delle ideologie e della scomparsa di destra e sinistra. Oggi stiamo scrivendo un altro capitolo di questa brutta storia a proposito della vicenda dell’immigrazione. Nel Paese ormai prevale l’idea che il nostro nemico siano i migranti, oltre a quelle centinaia di rom e sinti che si aggirano per l nostre strade: «L’Italia sarebbe un bel paese senza questa gente».

ONG, CAPRO ESPIATORIO DI STATO. Le ragioni per cui migliaia di persone vengono qui (fame e guerra) sono considerate irrilevanti, il loro destino, con i tanti naufragi, provoca ormai poca commozione, si invoca il respingimento in mare fatto dalle nostre navi e da quelle libiche per far ritornare questi disgraziati nei campi di concentramento da cui sono partiti, si indica al discredito pubblico quel mondo delle organizzazioni non governative che cercano con scarsi mezzi di salvare quanta più gente possibile. Il nemico è «il medico senza frontiere». È lui l’alleato dello scafista, il responsabile delle invasione di uomini di colore nelle nostre città. Ormai lo dicono anche magistrati titolati.

VINCE LA LOGICA DEL PIÙ FORTE. Tutti forti con i deboli. Nessuno vede le tragedie. Nessuno guarda agli schiavi nei nostri campi, alla miseria di gente senza futuro che proprio per questo rischia la vita per poter averne uno. Soprattutto, chi cerca di far qualcosa, si oppone a misure draconiane o, semplicemente, si commuove, viene investito di anatemi definitivi. Siamo persino arrivati a leggere in un articolo di un professore stimato come Galli della Loggia la ritorsione verbale contro Roberto Saviano, accusato di godere di una scorta composta da quegli uomini che vengono dagli stessi apparati di forza che dovrebbero essere accettate nelle navi delle Ong.

Il nemico è il “buono”, il “buono praticante” è buonista (orrore!), se non radical chic. Il riformista moderno deve essere invece per i respingimenti in mare, per tenerli a casa loro, fuori anche dai nostri occhi

Di quell’articolo domenicale non mi ha colpito la tesi di della Loggia sui respingimenti, mi ha colpito che Saviano sia indicato come l’unico a dover rinunciare alla scorta, malgrado essa sia data generosamente a centinaia di nullafacenti, a minacciati di un secolo fa, oltre che a uomini politici, personalità mediatiche, giornalisti e direttori di importanti giornali. L’unica scorta che crea scandalo è quella di Saviano. Singolare, no?

IL LASCITO COMUNISTA IN TEMA DI SICUREZZA. La vicenda ultima della discussione sulle misure anti-immigrati vede come protagonista assoluto il ministro Minniti, che quelli di noi che vengono dalla sinistra e dal Pci conoscono bene. Contesto l’affermazione che sia diventato un uomo di destra. La verità è un'altra: la polverizzazione delle ideologie, la cui compattezza ha prodotto il lascito di molte scorie, nel caso del comunismo e anche del comunismo italiano ha lasciato nell’aria l’idea dello Stato forte, dell’innamoramento della forza come macchina di giustizia. Gli uomini che si occupavano di sicurezza nel Pci eravo intoccabili, a cominciare dal mitico Ugo Pecchioli, che tuttavia mai avrebbe pensato che il suo rigore e anche la sua mentalità militare potessero essere messe al servizio di una guerra ai poveri.

LA RINCORSA ALLE LOGICHE DI DESTRA. Il comunismo in polvere ha prodotto invece questo ultimo risultato e Minniti è il portatore di questa scoria impazzita che gli è rimasta attaccata addosso. Il dramma del ministro verrà fra qualche mese. C’è un fatto che lui e i suoi dante causa sottovalutano. Le loro iniziative, come la parola d’ordine «aiutiamoli a casa loro» legittimano la destra. Perchè temere Salvini al ministero degli Interni visto che , forse più chiassosamente, farebbe le stesse cose di Minniti? Questi attempati ragazzi dl Pd non sono di destra ma solo piccoli apprendisti stregoni.

A SINISTRA NON SI COMBATTE LA BATTAGLIA CULTURALE. In tutto questo la società italiana è invasa di idee “cattive”. Il nemico è il “buono”, il “buono praticante” è buonista (orrore!), se non radical chic. Il riformista moderno deve essere invece per i respingimenti in mare, per tenerli a casa loro, fuori anche dai nostri occhi. Come accade da decenni la destra, non intesa come stato maggiore né occulto né palese, ma come cultura dominante conduce la sua guerra culturale. E la sinistra ha paura di dare battaglia.