Salvini vuole cambiare le regole della missione Sophia

Salvini vuole cambiare le regole della missione Sophia

23 Gennaio 2019 07.58
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Si addensano le nubi sulla missione Sophia, dopo la decisione della Germania di congelare il proprio apporto a causa della linea dura del governo italiano sull'accoglienza. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha detto che «o cambiano le regole o finisce la missione». E fonti vicine all'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini hanno fatto sapere che «se l'Italia vuole siamo pronti a chiudere» Sophia. A stretto giro, Berlino è tornata sulla questione per chiarire: «La Germania partecipa ancora alla missione e continueremo a sostenerla. Il nostro governo s'impegna al livello europeo perché la missione Sophia possa andare avanti».

BERLINO: «LEGITTIMO CHE L'ITALIA CHIEDA I RICOLLOCAMENTI»

Berlino, ha detto nel corso di una conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri, «sempre trovato legittima» la posizione di chi chiede una migliore distribuzione dei profughi, in relazione alla «richiesta di solidarietà europea», e il governo tedesco si è speso a livello europeo perché questo principio generale venga accettato e ha dato la sua disponibilità. Il portavoce ha poi lanciato una nuova apertura del governo tedesco: «Se ci saranno le condizioni per ripristinare il compito principale della missione Sophia, e cioè il contrasto ai trafficanti di uomini, la Germania è pronta a mandare di nuovo le sue navi».

IL COMANDANTE DELLA MISSIONE: «COSÌ MENO SICUREZZA PER L'ITALIA»

Enrico Credendino, comandante dell'operazione Sophia, ha spiegato che «con la nostra presenza garantiamo la sicurezza di un'area di interesse strategico non solo per l'Europa ma soprattutto per l'Italia, che è in prima linea». Per Credendino al momento non è «provato il rischio di infiltrazioni terroristiche», «è chiaro», ha aggiunto, «che senza le navi militari aumenta il rischio che arrivino non solo i migranti, ma qualcos'altro sul territorio europeo».

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Secondo Salvini, Sophia avrebbe «come ragione di vita che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. Accordo geniale sottoscritto dal governo Renzi, non so in cambio di cosa», ha detto il leader della Lega a Radio Anch'io, per poi ribadire il concetto sui social network. La missione Sophia, che prende il nome da una bambina partorita da una donna somala su una delle sue navi, è nata nel 2015 dopo il naufragio di un peschereccio avvenuto il 18 aprile di quell'anno al largo delle coste libiche. In quell'occasione morirono oltre 800 persone e fu la strage più grave mai verificatasi nel Mediterraneo dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Obiettivo della missione, creata a seguito degli sforzi di Mogherini, è «adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani», nel rispetto del diritto internazionale.

MOGHERINI: «SIAMO PRONTI A CHIUDERLA SE L'ITALIA NON LA VUOLE PIÙ»

Dopo le dichiarazioni di Salvini, non a caso, sono state proprio fonti vicine all'Alto rappresentante Mogherini a reagire per prime: «L'operazione Sophia è stata ed è ancora un'eccellenza della politica di difesa europea. Ha contrastato il traffico di esseri umani nel Mediterraneo fino quasi a fermarlo del tutto, addestrato la Guardia costiera libica e salvato vite. Sophia ha portato tutta l'Unione europea nel Mediterraneo, dove l'Italia era sola prima del 2015. Se oggi l'Italia, che ha il comando e il quartier generale dell'operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla». Sulla stessa linea il Commissario Ue per le migrazioni Dimitris Avramopoulos: «Se l'Italia, Paese che ospita e che ha il comando della missione, vuole interrompere l'operazione Sophia, può prendere questa decisione. Ma è un'operazione di successo e dovrebbe proseguire».

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MOAVERO: «L'ITALIA VUOLE CAMBIARE SOPHIA, NON CHIUDERLA»

Per il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi «l'Italia non ha mai chiesto la chiusura di Sophia. Ha chiesto che siano cambiate, in rigorosa e doverosa coerenza con le conclusioni del Consiglio Europeo di giugno 2018, le regole relative agli sbarchi delle persone salvate in mare», ha spiegato il titolare della Farnesina. Gli accordi dell'aprile 2015, ha sottolineato una nota del ministero, prevedono che i migranti siano sbarcati sempre in Italia, mentre il Consiglio Europeo del giugno scorso ha esortato gli Stati Ue alla piena condivisione di tutti gli oneri.

COMANDO ITALIANO SU SEI NAVI E SEI ELICOTTERI

Il comando della missione Sophia è italiano e ha sede a Roma. Come spiega una scheda dell'agenzia Adnkronos, finora ha visto la partecipazione di 26 Paesi europei e ha potuto contare su sei navi (tra cui l'italiana San Giorgio) e sei elicotteri. Lo scopo dichiarato è tenere sotto controllo le acque del Mediterraneo Centrale, zona di interesse strategico per il nostro Paese. Ma anche contrastare l'export di armi verso la Libia e addestrare la Guardia costiera e la Marina di Tripoli a condurre attività di sorveglianza e di raccolta informazioni. Anche se ha salvato dalla morte migliaia di persone, Sophia non è una missione nata per effettuare salvataggi. Tutti i tentativi in sede europea per cambiare le regole d'ingaggio, finora, sono andati a vuoto. E la missione è stata tenuta in vita con una proroga tecnica di tre mesi a dicembre 2018. La sua fine, in assenza di fatti nuovi, è dunque prevista a marzo del 2019.

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COM'È NATA LA MISSIONE SOPHIA

L'idea che la missione Sophia sia frutto di uno scambio politico con l'Unione europea chiesto e ottenuto dal governo Renzi (migranti accolti in Italia in cambio di flessibilità sui conti pubblici), nasce dallo spezzone di un'intervista fatta all'ex ministra degli Esteri Emma Bonino e mandata in onda da Radio Radicale. Bonino, a luglio del 2017, disse che tra il 2014 e il 2016 il governo italiano aveva negoziato un accordo secondo il quale il coordinamento delle operazioni di salvataggio in mare dovesse andare in capo alla nostra Guardia costiera, e gli sbarchi dovessero quindi avvenire «tutti quanti in Italia». L'accordo «lo abbiamo fatto noi, violando, peraltro, Dublino», aggiunse Bonino. Prima del 2015 – precisamente dal 18 ottobre 2013 al 31 ottobre 2014 – nel Mediterraneo era attiva l’operazione Mare Nostrum, missione di salvataggio in mare dei migranti condotta dall’Aeronautica Militare e dalla Marina italiane. Quelll'operazione venne lanciata dal governo Letta, con Bonino ministra degli Esteri. Poi, quando il governo italiano decise di porre fine a Mare Nostrum, partì la missione Triton guidata da Frontex, che aveva come mandato principale il pattugliamento e non il salvataggio in mare dei migranti. E fu proprio dopo la chiusura di Mare Nostrum che nel Mediterraneo Centrale iniziarono a operare le navi delle Ong, oggi praticamente assenti.

PER TAJANI LA MISSIONE DEVE ESSERE RAFFORZATA

Secondo il presidente del parlamento europeo e numero 2 di Forza Italia, Antonio Tajani, la missione Sophia «è di interesse nazionale e va conservata. Si può modificare, si può rafforzare, ma bisogna costringere tutti i Paesi europei a essere parte di un'azione contro l'immigrazione. Deve esserci più solidarietà da parte degli altri Paesi dell'Unione europea. L'immigrazione non è una questione che riguarda solo il Sud e non è neanche una questione che riguarda solo la Germania, quando si tratta dei profughi siriani».

LA REPLICA DI SALVINI: «NESSUN INTERESSE PER L'ITALIA»

Il ministro Salvini, in conferenza stampa da Roma, ha replicato così: «Dal 2015 al 2018 la missione Sophia ha portato da noi 43.327 persone, il 100% dei migranti salvati in mare. Quale sarebbe l'interesse nazionale dell'Italia per questa missione? È da sei mesi che chiediamo di cambiare le regole d'ingaggio». Quasi contemporaneamente, a Berlino, il ministro dell'Interno tedesco Seehofer ha dichiarato: «Con Roma abbiamo un accordo fatto, che l'Italia dovrebbe firmare e che non viene firmato per ragioni di politica interna. Ma noi ci sforziamo molto perché questo accada». Il riferimento è all'accordo sui movimenti secondari dei migranti: «Per la mia esperienza ci vuole sempre un certo tempo perché le buone idee vengano realizzate», ha aggiunto Seehofer, ricordando che Spagna e Grecia – contrariamente all'Italia – hanno firmato l'intesa. Sulla missione Sophia è intervenuto anche il vicepremier Luigi Di Maio: «Deve continuare se gli altri Paesi del Mediterraneo aprono i porti. Iniziamo a portare i migranti a Marsiglia, in Francia, Paese che stampa moneta e la dà a 200 milioni di cittadini africani. Macron ci fa la morale sui migranti, ma poi li spinge verso l'Italia».

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