Cosa prevede il decreto Crescita 2019

Cosa prevede il decreto Crescita 2019

28 Marzo 2019 14.05
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Prosegue il lavoro del governo per varare il decreto Crescita. Anche se su questo provvedimento, con cui i gialloverdi intendono di fatto sostituire una manovra correttiva, i due alleati rischiano lo scontro frontale. Le misure di crescita, infatti, entrano con prepotenza nella campagna elettorale per le Europee. Se i due leader, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, puntano a "spingere" ciascuno i propri provvedimenti, i tecnici tornano a vedere quelle difficoltà sui conti già ben note ai tempi della manovra. Il rischio è che il decreto si riduca a una scatola contenente provvedimenti di poca incisività.

FISCO, INVESTIMENTI E TUTELA DEL MADE IN ITALY

Mentre Di Maio butta acqua sul fuoco – «Non ho notizie di problemi sul decreto crescita. È un provvedimento molto importante e articolato, se non andrà in Consiglio dei ministri venerdì ci arriverà lunedì», ha assicurato il vicepremier M5s – il 28 marzo arriva sul tavolo una nuova bozza frutto degli incontri tecnici degli ultimi giorni. Il documento è suddiviso in tre capi: fisco, rilancio degli investimenti, tutela del made in Italy. Spunta anche un quarto capo, ancora in via di definizione, che riguarda il Fondo per l'indennizzo dei risparmiatori coinvolti nelle crisi delle banche. Il nuovo testo accorpa gli interventi in 31 articoli: oltre agli annunciati interventi per le imprese (Ires, Imu capannoni) anche diverse misure di sostegno alle Pmi, compreso l'incentivo al ricambio generazionale.

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INCENTIVI PER LA RIGENERAZIONE URBANA

Incentivare il ricambio dei vecchi edifici con palazzi nuovi e ad alta efficienza energetica. È l'obiettivo dello sconto, inserito nell'ultima bozza del decreto crescita, su imposte di registro, ipotecarie e catastali (200 euro l'una) per le imprese che acquistano – non nei centri storici o nelle aree vincolate – interi stabili «a condizione di demolirli e ricostruirli», anche «con variazioni di sagoma e volumetria urbanisticamente consentite», per poi rivenderli entro 10 anni. Questo incentivo è «indispensabile per avviare un reale processo di rigenerazione urbana».

ADDIO ALLA MINI-IRES

Addio alla poco fortunata mini-Ires: il dl crescita, in base all'ultima bozza in circolazione, sostituisce lo sconto dal 24% al 15% introdotto in manovra (riservato, con molte specifiche, agli utili accantonati e agli investimenti in beni strumentali nuovi e in assunzioni) con un taglio dell'aliquota al 22,5% praticamente immediato, a partire dall'anno di imposta 2019, al 21,5% per il 2020, al 20,5% per il 2021 e al 20% a regime dal 2022. L'agevolazione riguarda tutti gli utili non distribuiti e reinvestiti, a prescindere dalla destinazione.

SCONTO IMU SUI CAPANNONI

Torna il superammortamento e aumenta lo sconto Imu sui capannoni. In base all'ultima bozza aggiornata del provvedimento, il superammortamento al 130% viene reintrodotto subito, dal primo aprile fino al 31 dicembre 2019, sugli investimenti in beni materiali nuovi (esclusi i veicoli e gli altri mezzi di trasporto) fino a 2,5 milioni di euro. Allo stesso tempo, viene gradualmente incrementata la deducibilità dell'Imu sui capannoni dal reddito d'impresa e di lavoro autonomo, già aumentata al 40% dalla legge di bilancio. Per quest'anno (periodo di imposta 2018) è stabilito uno sconto al 50%, mentre per il prossimo anno e a regime si sale al 60%.

INTRODUZIONE DELLA DEFINIZIONE DI MARCHIO STORICO

Introdurre la definizione di "marchio storico". È, a quanto si apprende, una proposta avanzata dal M5s a cui lavora il Mise. Si istituisce un elenco dei brevetti e dei marchi storici dove le imprese possono iscriversi. E si introduce un principio: la titolarità del marchio decade se il sito produttivo viene trasferito al di fuori del marchio del territorio nazionale.

CORRETTIVI AI NUOVI PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO

Arrivano anche i correttivi ai nuovi Piani individuali di risparmio disegnati nella legge di bilancio. Le nuove norme – che vincolando parte della destinazione degli investimenti puntavano a sostenere le piccole e medie imprese – hanno provocato, riconosce lo stesso governo nella bozza del dl, «una oggettiva riduzione degli investimenti effettuati utilizzando l'agevolazione Pir», a causa di soglie considerate troppo alte dagli operatori. La manovra disponeva che a partire dal primo gennaio i Piani individuali di risparmio dovessero destinare il 7% dell'investimento alle piccole e medie imprese (il 3,5% a quote o azioni di fondi di venture capital e il 3,5% a strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni sui sistemi multilaterali di negoziazione). Il dl crescita riduce ora la percentuale all'1% del totale dell'investimento nel primo anno di applicazione, con un progressivo innalzamento verso il 7% fino al 2021.

MINI-TASSA PER CHI TORNA IN ITALIA

Rispunta anche la mini-tassa per chi decide di trasferirsi in Italia per almeno due anni, dopo essere stato almeno due anni all'estero. La norma, che prevede un supersconto per attirare lavoratori dall'estero a partire dal 2020, ricompare nella bozza del decreto crescita dopo un tentativo già fatto con il decretone, e prevede che si paghino tasse per cinque anni solo sul 30% del reddito, e vale per ulteriori cinque anni per chi 'viene in Italia' e si trasferisce al Sud, ha figli o compra casa. Prolungati anche gli sconti fiscali per il rientro 'dei cervelli', da 4 a 6 anni

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