I familiari della Moby Prince chiedono un nuovo processo

I familiari della Moby Prince chiedono un nuovo processo

10 Aprile 2019 16.44
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Omicidio plurimo aggravato con il dolo eventuale. È il reato ipotizzato dal legale dei parenti delle vittime del Moby Prince, Carlo Alberto Melis Costa, che ha depositato un esposto alla procura di Livorno mettendo in fila, sulla base delle conclusioni della Commissione parlamentare d'inchiesta, una serie di condotte degli armatori delle due navi e dell'equipaggio della petroliera Agip Abruzzo, dopo la collisione avvenuta la sera del 10 aprile 1991 nella rada livornese che costò la vita a 140 persone.

«La commissione – scrive l'avvocato nella memoria – ha accertato la totale assenza di nebbia e che il comando della petroliera non pose in essere condotte pienamente doverose. Ma anche che dalla Capitaneria di porto non partirono ordini precisi e neppure ordini per chiarire l'entità e la dinamica dell'evento e per ricercare la seconda imbarcazione, benché fosse chiara la gravità del fatto e il pericolo degli occupanti del traghetto».

L'ACCORDO TRA GLI ASSICURATORI NEL MIRINO

Melis Costa evidenzia che il comando della petroliera provò ripetutamente, e in modo «contrario alle consuetudini marinare», ad attirare i soccorsi solo su di sé «senza segnalare l'eventuale esigenza di soccorso del secondo natante» e sottolinea inoltre l'esistenza di un accordo assicurativo tra le due compagnie: «Gli armatori e le compagnie assicuratrici – afferma Melis Costa – si accordarono per non attribuirsi reciproche responsabilità, non approfondendo eventuali condizioni operative o motivazioni dell'incidente attribuibili a uno dei due natanti». E sui soccorsi afferma: «I tragici effetti sulla vita delle persone a bordo sono stati determinati dalla sostanziale abdicazione delle autorità responsabili rispetto a un'efficace funzione di soccorso pubblico in mare». Pertanto, conclude il legale, «si ha dolo eventuale quando l'agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenti la concreta possibilità del verificarsi di una diversa conseguenza della propria condotta e, ciononostante, agisca accettando il rischio di realizzazione dell'evento accessorio allo scopo perseguito in via primaria» e se le omissioni fossero state cosciente «il dolo da eventuale potrebbe divenire diretto».

CAUSA CIVILE CONTRO LA STATO

I familiari delle vittime hanno avviato una causa civile contro lo Stato affidata a un pool di avvocati (Paolo Carrozza, Paola Bernardo, Stefano Taddia, Sabrina Peron e Ugo Milazzo), basandosi «su alcune precedenti sentenze relative al giudizio promosso dai familiari delle vittime della strage di Ustica e ipotizzando la violazione dell'obbligo dell'amministrazione competente di garantire la sicurezza in mare, soprattutto in relazione al traffico che si verifica all'interno dei porti». Saranno citati in giudizio i ministeri delle Infrastrutture e dei trasporti, della Difesa e la presidenza del Consiglio. Intanto, Livorno ha celebrato il 28/o anniversario con la consueta commemorazione in Comune e un corteo che ha attraversato le vie del centro cittadino fino al porto e al quale hanno partecipato oltre 300 persone.

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