Fabiana Giacomotti

La lezione di Nancy Pelosi sulla moda che si perpetua

La lezione di Nancy Pelosi sulla moda che si perpetua

24 Marzo 2019 08.00
Like me!

Qualche tempo fa, la speaker della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi ha indossato in un’occasione pubblica rilevante un cappotto rosso geranio della collezione Max Mara 2013 col colletto alto e sagomato, minimalista e lineare. Dopo aver “guessed”, cioè tirato a indovinare, ma anche e naturalmente dopo aver fatto una seria ricerca, qualche milione di follower della signora – donne in cerca di un’identità di stile, ammiratrici, curiosi a vario titolo – l’ha cercato nei negozi e sul sito del brand, naturalmente senza trovarlo trattandosi di un capo d’archivio. Le richieste sono state tali e tante che il cappotto è stato rimesso in produzione, accanto al capo di culto delle ultime stagioni, il “teddy bear” che nelle donne adulte sembra aver sostituito la coperta di Linus: si avvolgono in quel cappotto bouclé e si sentono al tempo stesso eleganti e protette.

Il caso del cappotto-Pelosi, insieme con il rilancio della linea Engineered di Levi’s, una sorta di «Vent’anni dopo» del denim che ha sostanzialmente anticipato e aperto i festeggiamenti per la nuova quotazione del brand, avvenuta pochi giorni fa a fronte di una valutazione di 7 miliardi di euro, ci insegna molte cose sull’evoluzione del mercato e del gusto. La più importante di tutte, che leggiamo sempre sui manuali e sugli articoli delle riviste femminili ma a cui tendiamo a non credere mai, è che lo stile non va mai fuori moda: dunque, se è vero che certi tratti caratteristici di un periodo storico possono apparire datati a distanza di anni e richiedere una revisione com’è avvenuto proprio per la linea Engineered, lanciata negli Anni 90, altre strutture vestimentarie reggono perfettamente il confronto con l’evoluzione del gusto e del tempo: se non fosse che la seta e il tulle sarebbero ormai definitivamente “arrivati”, come si dice in gergo, chiunque di noi indosserebbe un abito da sera di Chanel degli Anni 30 domani sera, e non sono affatto sicura di non averli visti più volte, solo leggermente modificati, nelle collezioni di Karl Lagerfeld.

CHI HA PERSONALITÀ NON LA CERCA NEI VESTITI CHE INDOSSA

Seconda osservazione: ormai solo le giovanissime, le donnette e le cretine patentate, cioè donne senza stile per ragioni anagrafiche o possibilità intellettive, si sentono sminuite se indossano un capo della stagione precedente; qualunque maison di moda lavori con costanza e serietà al proprio sviluppo e al valore intangibile più prezioso, il valore di marchio appunto, sa che per continuare a moltiplicare e sollecitare la desiderabilità, i suoi capi devono diventare dei classici, dei pezzi da collezione “to treasure forever”, da conservare per sempre, come dicono i compatrioti della Pelosi che infatti, essendo donna di personalità e stile propri, non ha bisogno di cercarli nel vestito che indossa. La sua è, anzi, talmente forte e potente da poter riattivare addirittura un ciclo produttivo. Come diceva la celebre direttrice di Harper’s Bazaar degli Anni 40 e 50, Carmel Snow, le sue lettrici di riferimento erano donne che sfoggiavano “well dressed minds”, teste ben vestite/educate (il verbo to dress ha più significati, il gioco di parole nasce da questo): la testa arriva sempre prima del vestito, anzi in genere ne determina l’efficacia. Ci sono inoltre marchi che hanno fatto della durabilità di stile il proprio credo: Hermès, Loro Piana, Bottega Veneta, Serapian, Lowe e, per molti versi, lo stesso Max Mara. Non mi sembrano griffe di secondo piano: al contrario, sono il benchmark mondiale dell’alto di gamma.

IL VINTAGE È UN MERCATO STRAORDINARIAMENTE VIVO E ATTIVO

Terza osservazione: il vintage, che ormai riguarda qualunque capo abbia superato i cinque anni di vita, è un mercato straordinariamente vivo e attivo; chiunque di noi può facilmente reimmettere nel circuito mondiale capi che non desidera o non può più indossare per le più svariate ragioni, purché siano di buona qualità si intende (l’ho scritto più volte, anche in questa rubrica: il fast fashion non ha vita lunga, come la parola stessa indica. Investite in slow fashion e vedrete i soldi tornare indietro). I marketpace del vintage sono numerosissimi, spesso effettuano anche servizio a domicilio; capita perfino che organizzino momenti di incontro itineranti nelle città: si va, si conosce gente, si guadagna qualcosa, si sente di aver inquinato un filino di meno, ci si sente meglio.

SENZA UN ARCHIVIO EFFICIENTE SIETE FINITI

Quarta osservazione: senza un archivio organizzato, efficiente, attivo, qualunque marchio di moda, ma probabilmente anche voi, siete finiti. È l’altra faccia della moltiplicazione esponenziale delle informazioni, degli oggetti, delle case, degli armadi, delle librerie: la necessità di tenere tutto in ordine, catalogato, pronto alla bisogna. Non sarà un caso se quella noiosetta di Marie Kondo ha tanto successo. Abbiamo troppe cose, non le troviamo più. Il sistema, soprattutto mentale, della cloud, ha dimostrato di essere quel che la parola stessa indica: una nuvola, cioè un agglomerato di umidità e confusione. Un archivio ben organizzato cambia la vita e il business; ne so qualcosa io stessa che, in questi mesi, sto lavorando all’organizzazione dell’immenso magazzino costumi di una delle più famose sartorie teatrali italiane, recuperando pezzi di grande importanza storica che la stessa famiglia del fondatore aveva dimenticato di aver perfino realizzato. Gucci ha iniziato la propria risalita dopo il periodo buio degli Anni 80 grazie ai disegni e alle stampe d’archivio (forse meno frequentate da Tom Ford, si sono rivelate essenziali per Frida Giannini e, reinventate e rivisitate, per Alessandro Michele). Pierpaolo Piccioli di Valentino guarda con attenzione al poderoso archivio del fondatore, attualizzandone i segni. Max Mara ha fatto, notoriamente, un passo in più rispetto a molti altri, perché il suo archivio di Reggio Emilia è non solo straordinariamente ampio, ma è anche visitabile da studenti e specialisti, naturalmente su richiesta. Conserva oltre 20 mila pezzi provenienti dagli Uffici stile, fra capi e accessori storici, dagli Anni 60 a oggi.

RACCOLTA TESSUTI E GUARDAROBA PRIVATI

A questo nucleo centrale si è aggiunta una raccolta tessuti, costituita da oltre 300 scatole ordinate per tipologia merceologica di tessuto e per fornitore, oltre a una eccezionale raccolta di schizzi, proveniente dal Fondo ufficio stile, che raccoglie i bozzetti dei consulenti che nei decenni si sono succeduti alla creazione dello stile Max mara sotto la direzione di Laura Lusuardi come Luciano Soprani, Lison Bonfils, Emanuelle Khanh, Jacques Delahaye, Karl Lagerfeld, Anne Marie Beretta, Guy Paulin, Jean Charles de Castelbajac. Per noi curatori di mostre sulla moda e la società, l’archivio Max Mara è una “reference” imprescindibile anche per un altro motivo, che è la sua particolarità: una serie di fondi speciali di guardaroba privati. Provengono da tutta Europa e raccontano meglio di qualunque raccolta di abbigliamento, pur ricchissima, l’evoluzione del gusto femminile e la storia del gusto femminile.

L'INSEGNAMENTO DELLA VITA CHE SI PERPETUA

Ho appena visitato l’archivio del Museo del Traje di Madrid, piuttosto eccezionale sui tessuti e i corsetti del Seicento, (di difficile reperibilità per ovvie ragioni), e i primi Balenciaga: merita di essere visto, ma non ha nulla di emozionale, così come quasi ogni archivio museale e molti archivi di impresa. A mia conoscenza, in Italia solo due raccolte di abiti, figurini, accessori hanno al tempo stesso l’afflato emotivo di un archivio privato e l’efficienza di un archivio di impresa. Questo di Max Mara, sito in una ex fabbrica primi Novecento di Reggio Emilia, e quello di Gianfranco Ferré a Milano, a cui aggiungerei la casa-museo di Achille Castiglioni: sono organizzatissimi, efficienti, (quello di Ferré è ormai tutelato dal ministero dei Beni culturali), e al visitatore offrono quello che ogni archivio dovrebbe saper raccontare oltre le informazioni. La vita che si perpetua.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *