Vincenzo Russo

Cosa sono e come funzionano gli stili emotivi di Davidson

Cosa sono e come funzionano gli stili emotivi di Davidson

Ogni persona ne ha uno specifico governato da circuiti cerebrali specifici. Può essere modificato con l'esperienza e la relazioni con gli altri.

09 Maggio 2019 11.12

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Possono le neuroscienze contribuire a spiegare i comportamenti sociali? Una visione stereotipica e semplicista della materia potrebbe fare pensare a una difficile applicazione delle conoscenze sul funzionamento cerebrale ad aspetti collegati a esperienze esterne ai laboratori scientifici. In realtà le neuroscienze, oltre a offrire una più chiara chiave di lettura dei processi decisionali, hanno permesso di capire quali sono i meccanismi neuronali e psicofisiologici correlati alle esperienze sociali. Gli studi in questo ambito sono tanti, ma uno dei più interessanti è legato all’individuazione degli stili emotivi con cui ci relazioniamo con gli altri e con il mondo circostante.

Nelle persone non vedenti che imparano a leggere il braille l'area del cervello che normalmente viene utilizzata per elaborare i segnali visivi cambia la sua funzione e si mette a elaborare gli stimoli che riceve dal tatto

Si tratta delle ricerche pioneristiche di Richard Davidson, fondatore del Center for Healthy Minds presso l’Università del Wisconsin–Madison, uno dei 100 intellettuali più influenti al mondo secondo la graduatoria del Times (2006), il quale occupandosi della plasticità cerebrale ha dimostrato come il modo di relazionarsi con il mondo non solo caratterizza il nostro “stile emozionale”, ma è alla base di una diversa struttura cerebrale. Una volta si pensava che solo il cervello dei bambini potesse cambiare in modo radicale e che questo cambiamento si fermasse in età adulta. Gli studi più recenti invece hanno dimostrato che non è affatto così. Per esempio, nelle persone non vedenti che imparano a leggere il braille succede qualcosa di incredibile. L'area del cervello che normalmente viene utilizzata per elaborare i segnali visivi – e che in una persona cieca non riceve alcun segnale – cambia la sua funzione e si mette a elaborare gli stimoli che riceve dal tatto.

I SEI STILI EMOTIVI CON CUI L'ESSERE UMANO RISPONDE ALLE ESPERIENZE

All’interno di questo ambito uno degli studi più interessanti di Davidson (2003 e 2004) è stato condotto con il coinvolgimento di un monaco tibetano le cui onde elettroencefalografiche sono state messe a confronto con quelle di un soggetto normale al fine di dimostrare quanto l’esperienzialità e in particolare il modo di pensare potesse avere un effetto sulle strutture cerebrali. Da quell’esperimento pioneristico svolto negli Anni 90, con dei primordiali elettroencefalografici e dalle sue ricerche successive, Davidson (2013) ha ipotizzato l’esistenza di sei diversi stili emotivi, distinguendoli per alcune specifiche caratteristiche comportamentali. Ogni soggetto avrebbe, pertanto, un suo specifico “Stile Emozionale”, ovvero un modo più o meno stabile con il quale l’individuo risponde alle diverse esperienze della vita, governato da circuiti cerebrali specifici e identificabili, analizzabili con metodi di laboratorio oggettivi. La relazione con gli altri, l’esperienza con il mondo circostante e lo stesso modo di pensare possono contribuire allo sviluppo di uno specifico stile emotivo, permettendo a ogni soggetto di potere modificare non solo il proprio comportamento ma anche le strutture cerebrali che ne caratterizzano la sua declinazione. Secondo questa teoria gli stili emotivi sarebbero i seguenti:

Resilienza, ovvero la capacità legata al tempo con cui riusciamo a recuperare dopo un evento avverso e riguarda la lentezza o la rapidità con cui si è in grado di fare fronte alle avversità;

Prospettiva, ovvero la capacità di conservare le proprie emozioni nel tempo e quindi la capacità che uno stato emozionale positivo o negativo possa mantenersi nel tempo influenzando non solo i vissuti dei soggetti ma anche le loro relazioni sociali;

Intuitività Sociale, ovvero quell’abilità di riuscire a cogliere gli specifici indizi non verbali che permettono ai soggetti di capire le intenzioni e gli stati d’animo degli altri soggetti e misura quanto si è avvezzi a cogliere i segnali sociali degli altri. Non a caso, secondo Davidson, i soggetti con maggiore intuizione sociale tendono a guardare di più negli occhi nell’interazione sociale, un aspetto poco presente nei soggetti autistici;

Auto Consapevolezza: è la capacità di leggersi dentro e misura quanto si è in grado di percepire i segnali fisici che esprimono le proprie emozioni.

Sensibilità al Contesto: è relativa alla capacità di adattamento sociale, ed infatti misura la capacità di regolare le risposte emotive secondo il contesto relazionale.

Attenzione, ovvero la capacità di restare concentrati e misura quanto focalizzata e acuta è l’attenzione di un soggetto.

LA PLASTICITÀ DEL CERVELLO E LE RICADUTE SUL NEUROMANAGEMENT

L’aspetto più interessante del modello proposto da Davidson (2013) risiede nella consapevolezza che ogni stile emotivo è correlato con una diversa attivazione cerebrale, dimostrando che il modo di affrontare la vita e le relazioni sociali influenza la corrispondente struttura cerebrale.. Così la Resilienza è stata associata alla relazione tra Corteccia Prefrontale e Amigdala. Una bassa attività o poche connessioni tra queste aree è correlata con una ridotta capacità di recupero da situazioni negative. I soggetti con bassa attivazione della Corteccia Prefrontale hanno una difficoltà maggiore a liberarsi dalle emozioni negative, mentre una forte connessione (o una grande attivazione) tra la parte sinistra della Corteccia Prefrontale e l’Amigdala è correlato con un più elevato recupero dalle situazioni di difficoltà.

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Lo stile emotivo della Prospettiva è stato associato all’attivazione dello Striato ventrale e del Nucleo Accumbens (NAc). Una struttura ricca di neuroni che rilasciano dopamina, un ormone correlato con la presenza di emozioni positive. Non a caso si attiva in attesa di rinforzi positivi o di premi. Il Nucleus Accumbens, nello specifico, è quel sistema di neuroni situato in una porzione dello striato che sembra avere un ruolo importante nelle relazioni piacevoli e la sua attivazione è strettamente correlata a quella della Corteccia Prefrontale che presiede la pianificazione delle attività. Questo collegamento con la Corteccia Prefrontale facilità il mantenimento di attivazione del Nucleo Accubens mantenendo alta l’emotività positiva nel tempo. Questo collegamento è stato riscontrato meno efficace in soggetti con depressione. Lo stile Intuizione Sociale è stato correlato con l’attivazione del Giro Fusiforme e con l’Amigdala che se fortemente attivata ne riduce la forza. In questo ambito Davidson cita anche il ruolo dell’Ossitocina, chiamato anche Ormone della Fiducia (Zak et al., 2005), che tende a ridurre l’azione dell’amigdala, facilitando i comportamenti di attaccamento e di relazione, stimolando calma e contentezza. L’ossitocina viene, infatti, prodotta in tutte quelle situazioni sociali definibili “gradevoli” facilitando le relazioni e spingendo i soggetti in iterazione a collaborare tra di loro o ad attivare comportamenti presociali.

Il modello di Davidson è di grande interesse soprattutto per la portata applicativa nel nuovo campo del neuromanagement

La Sensibilità al Contesto è correlata alla relazione tra Ippocampo e Corteccia Prefrontale: una forte connessione tra queste aree permetterebbe una maggiore attenzione e adeguatezza al contesto. Si ipotizza infatti l’intervento della memoria. Ecco perché secondo Davidson i soggetti con disturbo post-traumatico da stress hanno attivazioni anomale dell’ippocampo. Infine lo stile definito di Attenzione è correlato all’attivazione della Corteccia Prefrontale che, se più sviluppata, garantirebbe un maggiore mantenimento dell’attenzione. L’attivazione, inoltre della Corteccia Parietale è stata correlata con la focalizzazione su un particolare stimolo e la capacità di annullamento dell’attenzione su quelli disturbanti. Il modello di Davidson è di grande interesse soprattutto per la portata applicativa nel nuovo campo del neuromanagement e per avere dimostrato come sulla base della plasticità cerebrale è possibile ipotizzare una modifica strutturale di queste aree in base alle esperienze sociali e al modo di pensare (Russo, 2017). Un’utile indicazione per promuovere la consapevolezza del proprio stile e suggerire strategie e tecniche per modificarlo.

Referenze

Davidson, R. J. (2004). Well-being and affective style: Neural substrates and biobehavioural correlates. Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences. 359 (1449): 1395–1411
Davidson, R. J. (2003). Seven sins in the study of emotion: Correctives from affective neuroscience. Brain and Cognition, 52(1), 129–132. doi:10.1016/S0278-2626(03)00015-0
Davidson RJ (2013). La vita emotiva del cervello. Come imparare a conoscerla e cambiarla attraverso la consapevolezza. Ponte Alle Grazie Ed,
Russo V. (2017) Psicologia della Comunicazione e Neuromarketing, Milano Pearson.

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