Moderati? Con me

Redazione
29/09/2010

Un appello a tutti i moderati presenti in Parlamento, anche quelli dell’opposizione, per continuare la legislatura, che giunge oggi a...

Moderati? Con me

Un appello a tutti i moderati presenti in Parlamento, anche quelli dell’opposizione, per continuare la legislatura, che giunge oggi a «un punto cruciale». Questo l’invito con cui si è concluso il lungo discorso attraverso il quale il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha chiesto la fiducia al Parlamento.
In 60 minuti il premier ha descritto, come previsto, i cinque punti su cui intende proseguire l’attività del governo nei prossimi tre anni (federalismo fiscale, riduzione delle tasse, giustizia, sicurezza e politiche per il Mezzogiorno), senza tuttavia sorvolare sul problema politico, tutto interno alla maggioranza, culminato nella creazione di un gruppo parlamentare autonomo dei fedelissimi al presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Rivendicando per i primi due anni di azione governativa una serie di successi, dalla capacità di fare fronte a una crisi economica che «nessuno poteva pensare fosse così grave e profonda» alla lotta alla criminalità organizzata, dalla gestione delle emergenze al ruolo di primo piano assunto dall’Italia a livello internazionale, che renderebbero ingiustificate le aspre critiche ad esso rivolte dai dissidenti finiani.
«Unire e non dividere er lo scopo del Pdl», ha argomentato Berlusconi, «e chi si è candidato ed è astato eletto nel Pdl si è impegnato davanti agli italiani a perseguire l’unità e non la divisione».
Un richiamo esplicito alla responsabilità dei membri di Futuro e Libertà, confermato dall’ammonimento a «proseguire nell’impegno di costruire delle alleanze di governo e non semplicemente dei cartelli elettorali».

Cinque punti per continuare

Secondo il premier la legislatura deve dunque essere portata a termine, non solo perché non sono all’orizzonte alternative che possano «rispettare la volontà popolare e le regole di un Parlamento democratico», ma anche in quanto vanno completate le riforme economico-sociali e istituzionali che consentirebbero al Paese di evitare un periodo di instabilità che rischierebbe di esporre i conti pubblici alle manovre degli speculatori.
È in quest’ottica che si inseriscono i cinque punti oggetto della fiducia, che per Berlusconi non sono tra loro disgiunti ma i pilastri del progetto unitario della «riforma liberale che annunciammo sin dalla discesa in campo», nel 1994.
Un progetto che mira alla creazione di una «nuova Italia delle autonomie e della responsabilità» basata su un «nuovo patto nazionale».
A partire dal federalismo fiscale, che il premier immagina rigoroso, solidale, la «vera cerniera unificante» di Nord e Sud. E, soprattutto, a costo zero e senza alcun impatto sulla pressione fiscale, il secondo punto affrontato da Berlusconi.
Quoziente familiare e riduzione dell’Irap fino al suo totale abbattimento in casi di fiscalità di vantaggio per le imprese i punti fondamentali di un fisco che, assicura il capo del governo, sarà meno severo con le tasche dei cittadini.
Pesanti gli interventi previsti in tema di giustizia. Il presidente del Consiglio ha affermato la necessità di modificare la struttura del Consiglio superiore della magistratura, rafforzare la separazione delle carriere, riformare le professioni e combattere la lentezza dei processi.

«Magistrati che sbagliano o fanno politica»

Dito puntato anche contro «i magistrati che sbagliano», che dovranno essere maggiormente responsabili dei loro errori, e quelli che fanno un «uso politico» della giustizia.
In questo frangente Berlusconi ha parlato di «maggiore tutela delle vittime e garanzia per gli indagati», di «tutela delle alte cariche dello Stato», ma senza mai nominare né una ipotesi di Lodo Alfano costituzionale né il tanto discusso “processo breve”.
Sulla sicurezza, invece, a parte un lungo elenco di risultati positivi non emergono forti contenuti programmatici.
Berlusconi si limita a indicare la volontà di proseguire sulla strada intrapresa, «favorendo al contempo l’immigrazione degli immigrati regolari». na frase a cui non seguono i calorosi applausi che hanno invece sottolineato i passaggi precedenti.
Da ultimo, il Mezzogiorno, per cui è prevista la costituzione di una “banca del Sud”, l’individuazione di «zone franche urbane» per la costruzione di nuove imprese, la già citata previsione di una “fiscalità di vantaggio” e più generiche promesse di «lotta al lavoro irregolare per favorire l’occupazione giovanile».
Quanto alle “grandi opere”, entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo del discusso ponte sullo Stretto, mentre è fissata al 2013 la data di completamento della Salerno-Reggio Calabria.